NAPOLI FRINGE FESTIVAL: Il teatro vegano di "TUTTO FA BRODO" - Gufetto Magazine

NAPOLI FRINGE FESTIVAL: Il teatro vegano di "TUTTO FA BRODO"

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La giovane compagnia "I becchi" debutta al Fringe di Napoli con il suo primo lavoro TUTTO FA BRODO, uno spettacolo intelligente e ironico dedicato al tema degli allevamenti intensivi.

Sin dalla prima luce, quella che illumina un corpo nudo e smilzo di spalle che si mette in posa, sin dai primi suoni, quelli di una voce off intenta a rivisitare il racconto della Genesi biblica, il pubblico ha modo di intuire il tono faceto dello spettacolo interpretato e diretto da Cecilia Elda Campani, Claudia de Candia, Dennis Garcia e Gabriele Gattini Bernabò. Assistiamo alla nascita di Adamo ed Eva vestiti con foglie di fico evidentemente finte, vediamo calare dall'alto una mela attaccata a una lenza; poi entra in scena un macellaio dalla faccia cattiva che ostenta un coltellaccio e finisce per incellofanare, come fosse peccato originale, non la mela ma le salsicce stesse nella bocca del Primo Uomo. Un gesto esemplare che pone questo quesito: cosa c'entra il Male nel mondo con l'essere carnivori oppure erbivori?

"I becchi" hanno una risposta netta, e questo spettacolo ce la dice senza mezzi termini: mangiare carne è una violenza, l'uomo carnivoro è corrotto.
Con le maschere dettagliate e mostruose di Alessandra Faienza per Zorba Officine Creative, vengono rappresentati ora potenti delle lobbies, ora gli animali bestialmente uccisi come oggetti in catena di montaggio, ora Peppa Pig. Nei costumi ironici di Valentina Territo, gli interpreti si trasformano ora in un agricoltore ignorante ora nel capitano Spock di Star Treck, ora in quattro giovani amici riuniti intorno a un tavolo a mangiare vegan finché uno di loro, come fosse un'aberrazione, caccia dalla borsa due fettine di carne e per questo viene assassinato dagli altri tre.
Che l'azione si svolga sulla scena o nei divertenti video curati da Roberto Muratori per V-Team, la drammaturgia di Entoni Ghrian conduce il pubblico attraverso un viaggio ricco di dati e prodigo di idee, che ha come meta sicura questa ricetta: un'alimentazione senza carne è un'alimentazione più sana e più sostenibile in termini ambientali.

La cifra recitativa dei quattro bravi attori è fortemente caratterizzante, a tratti parodistica: sbilanciata dal lato della rappresentazione o anche dell'illustrazione, più che dell'evocazione e della suggestione. La regia si muove tra diversi generi (audiovisivo, di maschere, realismo) con uno slancio che rende conto dell'entusiasmo dei quattro estrosi co-registi, ma che forse non riesce ad evitare che questa varietà si traduca in eterogeneità più che in armonica contaminazione.
Dal punto di vista socio-culturale, questo spettacolo ha il grande merito di affrontare un tema urgente come quello dell'alimentazione, che ha ripercussioni non soltanto sulla nostra salute, ma anche sul nostro rapporto con il mondo, naturale e sociale. Quanto abbiamo bisogno di questo teatro civile che in chiave leggera condivida informazioni, atteggiamenti, alternative, criticità, rispetto ai problemi cruciali del nostro essere nel mondo!
D'altra parte, però, questo merito è forse sporcato per il pubblico adulto (sarebbe forse un lavoro più adatto al teatro ragazzi, ma della miglior specie), per un motivo che da sempre rischia di inficiare la buona riuscita della comunicazione, teatrale e non: l'approccio didascalico. Come sanno bene gli esperti del teatro didattico, questo tipo di teatro, ad esempio quello brechtiano, rischia di infastidire il pubblico per la troppa decisione con la quale si offrono le soluzioni, date per incontestabilmente giuste alla fine dello (della lezione-) spettacolo.
Ma il Brecht più grande era quello che, dati i contenuti, faceva scontrare gli atteggiamenti sociali al riguardo, in una maglia di contraddizioni che la sua drammaturgia più matura, come anche le punte registiche più interessanti dei suoi Lehrstücke dei primi anni '30, non spaccavano più con l'accetta in “parte giusta” e “parte sbagliata”.

E' una questione di approcci e forse di gusti. Ma il consiglio di chi scrive è il consiglio di chi ha amato IL BRODO dei Becchi, e che ha raccolto alcune voci a caldo. In definitiva, se è giusto scuotere il pubblico, costringerlo a condividere la posizione da cui lo scuoti, non si rischia di allontanarlo? Poi la vita è fatta di contraddizioni: siamo sicuri che i torti stiano tutti da un lato? Meglio dare risposte o porre domande? Filosofie, forse. Ma tutto fa brodo. Varrebbe la pena discuterne ancora, magari a intorno a una tavola, all'uscita di questo spettacolo così gustoso.

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