NAPOLI FRINGE FESTIVAL-UN UOMO A METÀ di Cesale/Bonaventura delizia il pubblico - Gufetto Magazine

NAPOLI FRINGE FESTIVAL-UN UOMO A METÀ di Cesale/Bonaventura delizia il pubblico

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UN UOMO A METÀ, andato in scena a nella bella Sala Fringe del Castel Sant'Elmo di Napoli per il E45 Napoli Fringe Festival è uno spettacolo intelligente e divertente che con leggerezza illumina il tema dell'impotenza di una luce che si riverbera sul contesto sociale e ne smaschera le ipocrisie.

Scena vuota all'entrata. Solo, sullo sfondo, la statua alta settanta centimetri della Madonna. Il pubblico familiarizza già sedendosi con il personaggio cui avrà modo di affezionarsi durante 55 gradevolissimi minuti di monologo. La figura distinta, a piedi nudi, incespica. Appena sentiamo, nel buio, la sua voce calda, scopriamo che appartiene ad un rappresentante di statuette della Madonna. La sua storia, ci dice, è cadenzata da anni più o meno favorevoli al suo commercio: il prolifero 2000 del Giubileo, quelli morti che lo seguirono, la ripresa del "brand della chiesa, sempre vincente, in verità" nel 2005, con la malattia di Woytila ed il passaggio di testimone a Ratzinger, fino alla svolta di papa Bergoglio. Apprendiamo che questa carriera – durante la quale il nostro narratore, Giuseppe, ha avuto modo di incontrare e fidanzarsi con Maria, cugina di tal Gabriele – è nata dall'aborto di un sogno, quello calcistico da lui tanto agognato fino all'incidente in serie B. L'incidente ha falciato il futuro calcistico di Giuseppe, ne ha spezzato il ginocchio, azzoppato per sempre l'andatura, mortificato il senso di virilità, annullato la potenza di uomo, fino a farne un "uomo a metà".

Il bel testo di Giampaolo Rugo si dipana agilmente grazie alla generosa recitazione di Gianluca Cesale e alla regia semplice ma mai semplicistica di Roberto Bonaventura, che sceglie di arredare progressivamente la scena con oggetti tutti bianchi: un bacile, una giacca e un appendiabiti modificato a forma croce, una sedia, una valigetta ed alcune immagini più piccole dell'onnipresente Maria.
Entrati nel cuore della storia, viviamo di Giuseppe le ansie e le inadeguatezze, simpatizzando con lui su tutto, desiderandone il riscatto. Cesale è abilissimo a renderci simpatico il suo alter ego, così quando per il suo addio al celibato entriamo con lui ed i suoi ex compagni di squadra nel locale battezzato "Le cavalle a dondolo", siamo tutti col fiato sospeso perché qualcuna di quelle lapdancers riesca a risuscitare il morto.
Non saremo delusi: Dogmài, famosa pornostar thailandese (stessa nazionalità del marchio di fabbrica delle statuette di Maria!), riesce finalmente nell'impresa e in un delirio di alcool e sudore salutiamo una volta per tutte la verginità di Giuseppe, novello cavaliere. Il nostro uomo si convince di poter condurre lui le redini della sua vita e decide che se pure Maria nel frattempo è rimasta incinta del cugino Gabriele, la sposerà ugualmente per costringerla con un immediato divorzio a pagargli gli alimenti. Il racconto del matrimonio e del banchetto di nozze sono momenti di alto umorismo e grande dinamicità teatrale. Applausi a scena aperta approvano le trovate registiche e lo spolvero attoriale.

Ma il fantasma della Madre inibitrice è sempre lì in agguato e purtroppo la prima notte di nozze finisce male. La statuetta si illumina di rosso e nel rapporto col corpo e con lo sguardo del nostro amico in scena, diviene presenza viva, nemica, potente ai nostri occhi: le sue braccia aperte paiono invitarlo ad un abbraccio da incubo, ad un tranello che nasconde dietro l'algida purezza la cattiva coscienza della paura di vivere. Così, proprio sul più bello, proprio quando la vita aveva ricominciato a pulsare nei luoghi intimi ad essa deputati, Giuseppe ricade nel torpore della morte sessuale, che diviene morte tout court con nell'esasperato gesto di sbattere la Madre addosso alla moglie, di uccidere una Maria frantumandole l'Altra in testa.
Ma forse il vero nemico è la paura di osare la pienezza, di vivere la vita nella sua totalità, e quelle Marie non ne erano che il simbolo.

Dietro l'amarezza di questo finale, resta a noi la voglia e il compito di liberarci, perché la vita è una e pure breve, ed è un delitto negarsela vestendosi del bianco dei tabù. Peccato che la compagnia Cesale/Bonaventura sia stata a Napoli solo due giorni: tanti altri spettatori, anche meno borghesi, avrebbero dovuto godere di questo spettacolo fruibile a tutti i livelli, e non per questo banale.
Il pubblico del Fringe ne raccoglie volentieri il messaggio anche se non è detto che lo condivida, perché questo spettacolo è come la vita, e come il teatro dovrebbe essere: dolce nell'amarezza, vivace nella mortificazione e, nell'impotenza, potente.

Info
UN UOMO A METÀ
Bonaventura / Cesale
di Giampaolo Rugo
Con Gianluca Cesale
Regia Roberto Bonaventura

date 4, 5 giugno ore 23:00
durata 55 min
luogo Castel Sant’Elmo | Sala Fringe

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