PER I CAPELLI@Fringe Festival: una coppia in crisi - Gufetto Magazine

PER I CAPELLI@Fringe Festival: una coppia in crisi

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Prima di accomodarsi a vedere "Per i capelli", al Fringe Festival di Roma in questi giorni, gli spettatori sono invitati a prendere due o tre palline colorate da una cesta all'ingresso. Saranno le bombe da usare in una guerra tra attori e pubblico, rispettivamente dimensione privata e mondo esterno. Solo le bombe sembrano infatti capaci di intaccare momentaneamente la condizione di isolamento autoreferenziale della coppia protagonista, tutta impegnata nel corso della rappresentazione ad esprimere il proprio disagio interno, ma soprattutto la mancanza di volontà di rapporto con quanto è al di fuori da essa, nonostante l'insofferenza nella relazione.

Al bordo del palco fa da cornice una porta, a delineare il confine privato-pubblico, mentre sul retro due cuscini in alto compongono il letto. Lui e Lei si muovono per lo più sopra una sorta di piedistallo, ognuno il proprio. Dal piedistallo del proprio Io, ben intenzionati a non scenderne, mettono in scena ognuno le sue personali nevrosi ed ossessioni, in una querelle ininterrotta che fa ridere e sorridere, pur generando una riflessione su modalità tipiche della relazione umana.
Il battibecco nasce da una motivazione banale: "La tartaruga e la lumaca sono o non sono la stessa cosa?". È lo spunto che dà avvio ad un recriminare su questioni del passato, sugli anni di rapporto vissuti e sulle incomprensioni ed insoddisfazioni sempre patite. Tutto risulta essere infine nient'altro che una questione di diversa tempistica: "Io e te non si ha mai caldo e freddo nello stesso momento". Il dialogo è interdetto poiché ognuno vive nel suo tempo.

I due personaggio, Lui e Lei, sono minimamente caratterizzati, ma divengono più che altro simbolo di una condizione generale, di esseri che, intrappolati nelle proprie abitudini, non riescono a dare un senso alla loro esistenza. Fortissimo il senso di isolamento. C'è curiosità per quanto avviene fuori, ma non voglia di partecipazione. Si sa che fuori si sta combattendo, ci sono altre individualità che "vincono, perdono, mangiano, bevono, ridono". Perché lo fanno? " Per passare la vita!"

Morena Rastelli e Gabriele Guerra coinvolgono lo spettatore in una battaglia nella quale voci e corpo sono gli unici strumenti, accompagnati solo da alcuni rumori della guerra che si combatte di fuori, strumenti utilizzati magistralmente ad esprimere un crescendo emozionale che giunge ai limiti del parossismo, per essere infine sciolto dall'allegra catartica guerra di palline colorate.

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