Paese che vai, italiani che trovi - Gufetto Magazine

Paese che vai, italiani che trovi

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Bergen, “la porta dei fiordi”, e’ un paese sulla costa sud-occidentale della Norvegia: pioggia, freddo, gente civile ma forse non eccessivamente socievole. Nel famoso e storico mercato del pesce si mangia il salmone piu’ buono di tutta Europa, lo scegli dal bancone e te lo preparano come vuoi. Qui ho incontrato Antonio, 27 anni di Taranto. Barba incolta, sorriso e simpatia, cosi accoglie le decine di turisti che si avvicinano al banco per ordinare il pregiato salmone.

Vive a Bergen da quasi un anno, “ero venuto in vacanza” mi racconta, “mi e’ piaciuta subito, ho preso qualche informazione per lavorare ed ho scoperto che qui pagano fino a 3.200 euro al mese per un lavoro al mercato del pesce. Cosi sono tornato per viverci“.

Antonio ha lasciato Taranto per andare a studiare a Parma, è partito per l’Erasmus a Strasburgo, città dove al termine dell’università si e’ trasferito per lavorare e da un anno vive in Norvegia.

per lavorare qui devi sapere almeno tre lingue, italiano, spagnolo, inglese, io so anche il francese“.

Vicino il mercato del pesce, in un negozio di souvenir, ho incontrato Laura, romana, da quattro anni vive in questa città.

Qui a differenza dell’Italia lavori, ti pagano bene, puoi pagarti una casa e toglierti soddisfazioni. E’ un po’ difficile socializzare con i Norvegesi e per più della metà dell’ anno piove, ma ho un lavoro, mi pago gli studi e sto bene”.

Chi invece e’ riuscita a socializzare con la popolazione locale, e’ Anna, una ragazza calabrese che ha sposato un norvegese amante della Calabria, fino al punto di aprire un negozio di specialità calabresi “Belforte, Calabria’s flavours”, in questa città del nord Europa.

 

Non sono gli unici che ho incontrato o incontrerò nei miei viaggi o nella mia permanenza nel Regno Unito. Tutti i ragazzi brindisini o pugliesi che decidono di partire, portano con se un bagaglio di conoscenze e idee che altrove possono spendere e realizzare perché non ci sono tutte le limitazioni burocratiche per aprire un’attività o fare business. Ho trovato a Londra un ristorante salentino aperto da un gruppo di ragazzi che si fanno spedire i prodotti settimanalmente o ragazzi che vengono a lavorare e coltivano anche la passione per la musica dando vita a gruppi musicali. Quante storie, quanti giovani che proprio non se la sentono di rimanere a casa sulle spalle dei genitori perche senza lavoro. Storie ed esperienze di giovani che ce la fanno, trovano lavoro e fanno carriera. I numeri ufficiali sull’emigrazione sottostima ampiamente il fenomeno, ma i giovani italiani che ormai vivono all’estero sono migliaia, ben inseriti lavorativamente, che si confrontano ogni giorno con culture, lingue differenti e climi poco sopportabili. Quello che li accomuna e’ la voglia di mettersi in gioco e riacquistare la dignità perduta in Italia alla ricerca di un diritto che ormai non esiste più: il lavoro.

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