ll Teatro allo Scalo presenta in anteprima nazionale, dal 16 al 23 febbraio, “La notte degli dei” di Miro Gavran, considerato il maggiore autore croato contemporaneo. La piéce, rappresentata in 15 paesi diversi, affronta il delicato tema della contrapposizione tra politica ed arte. La rappresentazione si svolge in tempi duri per la Francia. Siamo alla fine del 1600 ed il re, Luigi XIV, sta festeggiando con i suoi amici: Moliére ed il Buffone di corte. L’atmosfera è goliardica, molto allegra, confidenziale. I tre sembrano divertirsi e manifestano la loro contentezza nel brindare dopo una serata trascorsa a teatro.
L’atmosfera cambia. Bruscamente. Il re ha qualcosa da dire ai suoi compagni di sbronza. Conosce la verità. E’ venuto a sapere che Moliére ha messo in scena una rappresentazione che lo riguarda e che mette a nudo le sue debolezze. Lo scrittore, aiutato dal Buffone, ha fatto conoscere il re di Francia ai suoi nemici, mettendolo in cattiva luce. Sotto accusa, Moliére cerca di negare, ma dietro minaccia di morte, è costretto a mettere in scena davanti al re quella stessa farsa che hanno visto i suoi nemici.
Parte così la commedia nella commedia. Una rappresentazione che ne include un’altra.
La storia scritta dal commediografo racconta dell’ “amore” del re nei confronti di una giovane attrice, la signorina Molino. La donna recita nella compagnia teatrale di Moliére e non vive più da quando Luigi XIV ha deciso di farla sua, anche con la forza. In tutti i modi lei lo respinge, con scarsi risultati. Arriva ad uccidersi, pur di non incontrarsi segretamente con il sovrano così come lui aveva ordinato.
La commedia scritta da Moliére rappresenta una pura verità, quella scomoda, che al re non garba, perché non narra la sua bellezza o la sua capacità di governare. Al contrario, descrive della sua vanità, così cieca da non vedere la fame del suo popolo, l’odio dei suoi sudditi.
Alla fine, Moliére, portato in scena da un bravissimo ed intenso Pietro Bontempo, esce di scena credendo di essere salvo dalla ghigliottina; sarà vittima di una morte subdola architettata dallo stesso buffone, vero protagonista del testo, che si rivela essere la spia del re.
Un testo complicato che Gorjana Ducic traduce e ben dirige centrando l’obiettivo dei testi di Gavran. “L’autore – infatti- mette l’attore al centro di tutto. L’attore sta ad indicare l’uomo. E’ una scrittura apparentemente scarna e spoglia, ma proprio per questo pregna di significato. Gavran punta e mira al sociale, alla condizione dell’uomo all’interno di un sistema, e lo traduce in un gioco. Spesso molto serio. Esattamente così come accade nella vita”. La notte degli dei non è un testo semplice da rappresentare, i ritmi dei dialoghi sono intensi, non ci si può permettere di sbagliare in questo spettacolo dove i ruoli si ribaltano, dove colui che è il protagonista gioca a fare il buffone mentre il re, facilmente condizionabile, si rivela essere una marionetta nelle sue mani. Un testo pregno di significato: “Vivere e morire nella condizione dello“scrittore di corte”, il difficile rapporto tra l’arte ed il potere in un sistema totalitario. La storia è ambientata nella Francia dell’ancienne regime ma è più attuale che mai. I personaggi del 1600, grazie ad una forte griglia drammaturgica messa in moto dall’autore e ben colta dalla regista ci portano nel nostro quotidiano. Tutto è perfetto dagli abiti alla scenografia, dalle luci all’interpretazione degli attori. Sandro Torella, nei panni del re Sole, con notevole bravura mette a nudo dapprima i vizi del sovrano e poi le sue debolezze; altrettanto intensa l’interpretazione di Carlo Gnomus prima buffone poi, estremamente espressivo nella seconda parte quando recita Moliére. Ma sono le parole di Pietro Bontempo che emozionano il pubblico. L’attore, che ben si cala nelle parti, fa suoi entrambi i personaggi. Non è a disagio né nei panni del commediografo né in quelli del re innamorato e prepotente. Un ottimo lavoro che meriterebbe di essere conosciuto in tutta Italia.
























