RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI” @ Teatro Sala Uno - Gufetto Magazine

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RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI” @ Teatro Sala Uno

Andare al Teatro Sala 1 è sempre sorprendente, attaccato alla Scala Santa, è già suggestivo il cortile antistante, poi una volta dentro l’impatto toglie il fiato.
Ricorda, anche se solo a semicerchio, il teatro shakespeariano, la scena in basso e in alto la sala. Entrando si rimane favorevolmente turbati, i muri e le quinte sono di mattone, il pavimento è di legno, e a questo punto già quello che si vede parla una lingua ricercata.

Sulla scena troviamo, in fondo centrale, la sagoma di una roulotte di compensato, e sulla sinistra un ombrellone trapezoidale ricoperto con una stoffa sgargiante che ricorda le gonne delle donne rom, e sotto un tavolino che arreda con allegria.

Sta andando in scena “Rimetti a noi i nostri debiti” dal 10 e fino al 22 dicembre, scritto e diretto da Mario Prosperi, drammaturgo prolifico e attento alla nostra storia, passata e presente, che nella piece si ritaglia un ruolo importante.
Il racconto è quello del nostro presente, un paese in crisi e i suoi cittadini inadeguati e fragili. Lo stato è presente solo come persecutore e le persone sono lasciate sole. A farne le spese sono uomini e donne non strutturati, privi di qualsiasi strumento, se non quello della disperazione che si sa, non è una buona consigliera. Purtroppo in questo momento storico delicato, manca anche la coesione tra le gente, e la solitudine si sa, se non usata con sapienza, non è una buona compagna di viaggio.

Si rimane attoniti e malinconici, e un senso di protezione verso quell'umanità bistrattata, che poi siamo noi, ci pervade, e vorremmo abbracciare e abbracciarci.
A farlo è il violino suonato in scena da Iris Walther, che ha scelto delle musiche tzigane vere, acute ma morbide, e molto toccanti che riempiono e sanano il senso di smarrimento che si avverte.
Gli attori che accompagnano l’autore-attore sono: Rossella Or, Paola Pace, Roberto Zorzut, con la partecipazione del giovanissimo Ruggero Pellegrino. La recitazione è dentro le righe anche quando dalla realtà si passa al fantasy e questo è un valore aggiunto a tutto lo spettacolo.
Il finale che potrebbe sembrare un “pannicello caldo”, rassicura e inquieta al tempo stesso, la bellezza del teatro è far pensare e far decantare dentro di noi quello che abbiamo visto, sentito e respirato.

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