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Musica & Rape

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Ansa ore 14,01: Design: video del giovane Tinto Brass in mostra alla Triennale. Si tratta di opere commissionate nel 1964 da Umberto Eco.


I punti in scadenza giocano brutti scherzi. Nella tua testa germogliano come patate nel cesto d’estate. Come le cipolle che al caldo si sollazzano di rigogliose foglie. Come bollicine d’aria delle lumache nel secchio, come la menta del mohito fatto in casa, spunta fuori e non te l’aspetti. Come l’invidia che non avresti immaginata così profonda da essere pensata a posteriori. Come sentir parlare con rimpianto di chiunque non sia te.

Finisce la giornata lavorativa prima del previsto e ingenuamente credi che potrai solo portarti avanti con un’incombenza faticosa. Le vasche in centro alla ricerca del vestito verde smeraldo della tua damigellitudine. I negozi vuoti di idee, tu piena di fastidi: la sete di una traversata nel deserto, la fame di uno che ha fatto la guerra, la stanchezza di una veglia al capezzale della tua tristezza, il fumo dai piedi manco fossi Filippide. Non trovi quello che cerchi, neanche qui, quasi mai accade. Neanche volendo pagare. Ma trovi qualcosa gratis. L’ispirazione finalmente.

Nei due negozi più fighetti che conosci ascolti due musiche bellissime: quella di una indimenticabile vacanza ingenua. Avevi diciassette anni, Pantelleria e le sue rocce nere intorno. L’amore e l’amicizia a fianco al letto. E una musica dolcissima e lontana, araba come i contorni e i toponimi dell’isola. Sembra di vedere ora il bianco accecante dei soffitti convessi, delle lenzuola che ondeggiano al sole, della spuma che lui crea con le bracciate di un pesce amato, il bianco del sorriso di una nuova mamma, del sale sulle verdure grigliate, del cielo sopra alle nuvole del tuo aeroplano, della bianca e microscopica pista.

E poi la musica della cultura, della carezza ai timpani, le voci arrotolate intorno a una spirale avvolgente. Casse di risonanza di organi vibranti, parole sconosciute e lingua ignota, ma emozioni condivise. Sempre si parla di quel sentimento che continuamente svanisce prima ancora che lo si immagini. Nel frattempo riprendi vecchie pratiche: la poesia amata poco tempo fa come se fossero millenni, la scrittura assopita nelle dita, dentro ai tasti.

E da Feltrinelli con la scusa dei punti in scadenza cogli l’occasione di riprenderti ciò che è tuo. Il libro che amerai (o almeno così ti hanno detto), che non devi mancare, perché lo devi alle perenni negazioni che altrove l’autore ha così bene raccontato. L’autore che ami già, quello che ispira riflessioni e amore di letteratura. Quello che vorresti non aver iniziato per riprovare il dolore della prima volta (non sarai mai così brava a chiamare i tuoi pensieri). Lasciami pensare, lasciami perdere. Lasciami stare, lasciami.

Ancora occhieggia delusione. Mi sono aperta alla tua voce, lasciandoti dire e spiegare che anche in te c’era qualcosa. Ho creduto possibile che fosse questione di tempo e possibilità. Come per la passione per il calcio di sbocciare. Pensavo che nascondessi come un bel libro dall’inizio incerto e faticoso. Ma come Pamuk ho dovuto lasciarti a metà. A differenza delle patate non germogli, a differenza dei negozi sei un fighetto che non dice nulla. A differenza delle lumache non respiri, a differenza delle menta non hai nulla di naturale, a differenza delle cipolle non dai alloggio a foglie, ma come il rimpianto provochi delusione. Anche se le aspettative son sempre più basse.

Decisamente non si può cavare sangue da una rapa.

Enrica Murru

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 10 Aprile 2010 12:03 )  


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