Lo so. Ogni tanto sparisco. E’ che mi faccio prendere da impegni, viaggi e soprattutto non mi va di scrivere quando non ho da raccontarvi e allora preferisco tenere la bocca chiusa.
Sono stato di nuovo a Londra questo mese e lì mi sono davvero lasciato andare. Ehmm, forse un po’ troppo…
Arrivo nella bella casetta che mi ospita ogni volta che vado nella terra della Union Jack e il tempo di una doccia e chiamo Christine. Nel momento in cui ci incontriamo a Camden schiocca un bel bacio sulla mia barba di tre giorni, ci passiamo il braccio sotto la schiena e cominciamo a chiacchierare passeggiando.
Lei è incredibile, amante del rock, si occupa di organizzare per l’Europa la promozione di grandi etichette di distillati, anche se è un’amante della birra. Un po’ bastarda come me: mezza croata, mezza italiana, mezza francese… troppi mezzi. Mezza bastarda anche perché è matta come me.
Ci siamo conosciuti qualche anno fa durante una festa di moda in cui ci stavamo davvero rompendo e dopo alcune battute, neanche troppo brillanti, del sottoscritto (che non avevano minimamente colpito la giovine), ho trovato una chiave per aprire il suo sorriso e ci siamo legati. Con il tempo però, anche perché all’inizio avevo il vago sospetto di starle sulle palle… sospetto pseudo confermato qualche tempo dopo. Tante confidenze, confronti ma mai nessun tipo di avances.
Lei mi piace. E parecchio. È qualcosa che va oltre. Forse arrivato a questa età sto cominciando ad allontanarmi da alcune provvisorietà emozionali. Ma queste sono ciance, lei è adorabile, di nobile lignaggio (pur essendo e vivendo in una semplicità allarmante), comica, bellissima… Londra con lei ha un altro sapore. Molte cose ne hanno di diverso.
Mangiamo in un bistrot, io prendo tè e cake, lei una birra e un sandwich.
Vederla mangiare è sempre così interessante: racchiude sensualità, eleganza e voracità.
Camminiamo, entriamo in una galleria a vedere una mostra sulla parola. Ogni tanto ci abbracciamo, ci sfioriamo il viso.
Usciamo dalla galleria e andiamo a bere una birra, una Ale.
Dopo la terza birra decidiamo di mangiare una beef cake e continuiamo a bere. Parliamo. Di idee, sogni, letteratura, rock. E ci guardiamo. Per un attimo restiamo in silenzio a osservarci. Ci scuotiamo e ridiamo.
Alla fine mi chiede di andare a casa sua per il bicchiere della staffa.
Mentre parliamo sul divano accade. Ci avviciniamo e le labbra si uniscono, le lingue si cercano. Ho il cuore che mi esce dalla gola. Così forte.
“Vorrei fare un bagno” mi dice “Vieni con me?”. Non è una richiesta surreale, solo naturale.
Entro nel bagno con candele accese ovunque, schiuma e lei nella grande vasca.
M’immergo nell’acqua calda e sento la sua carne subito. Ci avviciniamo e ricominciamo a baciarci con le mani che sfiorano il pelo dell’acqua sui nostri corpi. L’aria è densa, fa caldo, i respiri sono profondi. Mi sale sopra e si sposta per farmi entrare in lei.
“Scendi più giù con il corpo” mi fa e con la mano mi spinge la testa indietro e io lo faccio, chiudo gli occhi, vado dietro e sento… caldo! Troppo caldo! E odore di bruciato!!! Lei sgrana gli occhi e inizia spegnermi i capelli che si erano incendiati con la candela.
Un secondo e ridiamo. Un secondo e capisco.
Un secondo e sono finalmente innamorato davvero.
Cordialmente vostro
Ernest LeBeau
























