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Vieni avanti cretino

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Uno dei film più spassosi e divertenti del nostro cinema. Luciano Salce ci regala una delle ultime perle della commedia italiana, lanciando definitivamente Lino Banfi Chi non conosce la storia del disperato disoccupato perenne e sfortunato Pasquale Baudaffi? Con Vieni avanti cretino si celebra ufficialmente l’ultima figura libera del Lino Banfi macchiettista, indiscusso protagonista del film, che si consacra come uno dei più grandi attori della commedia italiana. Il trentaduesimo film di uno dei maggiori interpreti del cinema comico italiano e non solo Luciano Salce, esce nell’inverno del 1982, incassa in totale circa tre miliardi delle vecchie lire. Salce riesce con la sua esperienza ad esaltare tutte le qualità di un Banfi che fino a quel momento aveva recitato nelle commedie “scoreggione”. Per la prima volta si trova solo, senza nessun Alvaro Vitali di turno con cui potersi sfogare e senza la Gloria Guida o la Fenech del caso, da osservare magari sotto una doccia da un buco della serratura.

In realtà il lavoro di Salce riprende in parte le caratteristiche della commedia sexy. Il titolo adottato invece, si basa su una vecchia battuta dei fratelli De Rege, presa in “prestito” negli anni sessanta nell’avanspettacolo da Walter Chiari.
Vieni avanti cretino in effetti deve molto all’avanspettacolo, il continuum del film infatti è caratterizzato da un mix ben assestato e delimitato di celebri scenette classiche di repertorio.
Un film a basso costo, dove vengono fuori tutte le qualità autoriali del cinema che fu. Ideato principalmente dagli sceneggiatori Buccheri e Leoni affiancati dallo stesso Banfi e naturalmente da Slace che collabora attivamente nella stesura del reticolato di scrittura, il film è principalmente impostato soprattutto su una certa prevalenza parlata degli attori, che si concretizza con battute continue e doppi sensi, risentendo come detto, dalle influenze classiche da vecchia rivista del varietà.
Viene fuori un film composto essenzialmente da gag comiche divenute con il tempo di assoluto culto.
Uno snocciolarsi di risate senza attimi di tregua, in fondo una comicità basilare e divertente che ha avuto il merito principale di unire più generazioni che ancora oggi osannano a memoria le trovate di Bamfi-Baudaffi.
Banfi naturalmente sarà accompagnato nel percorso filmico da grandi spalle, che ne caratterizzeranno le scene. L’indirizzo della trama filmica quindi, viene essenzialmente guidato soprattutto dalla presenza di alcuni tra i caratteristi più famosi del cinema italiano.

 

Memorabili resteranno tutti i singoli sketch, assolutamente straordinari.
La falsa casa di appuntamenti, con Gigi Reder, il rapporto assurdo con il cugino Gaetano, interpretato da un bravissimo ed inedito Franco Bracardi, il celeberrimo incontro tra Pasquale ed il prete pugliese “paesano”, dove nell’incomprensione generale del dialetto pugliese, verranno aggiunti dei sottotitoli in arabo per aumentare la carica emotiva della gag(quest’ ultima scena venne addirittura improvvisata da Banfi e lo stesso Salce, ed inserita successivamente nel film, per ovviare alla scarsa durata del metraggio).
Altri grandi e popolari caratteristi del cinema comico trovano sacrosanta investitura, ci piace ricordare Ennio Antonelli ad inizio film, Jimmy il fenomeno, il maestoso Nello Pazzafini,maestro d’armi nel western italiano e picchiatore nello spaghetto-noir(il barista Salvatore Cargiulo, fantastico), Roberto Della Casa, nei panni di un marito mostruosamente geloso, Mireno Scala sosia di Benigni, Adriana Russo che fa impazzire Pasquale Baudaffi cameriere, Annabella Schiavone esaminatrice perfida nella prova di ornitologia, il grande Alfonzo Thomas come schizzofrenico e pazzoide scienziato, la provocante Carmela(Michela Miti) dai fratelli pericolosissimi, per finire con il grande Paolo Paoloni, il mega-direttore galattico dei Fantozzi, anche in questo caso nei panni di un dirigente inflessibile.
Un altro punto di osservazione è rappresentato certamente dal rapporto tra il Banfi “se stesso” ed il Salce “se stesso”, all’inizio, ma soprattutto alla fine del film, dove per la prima volta il regista romano interpreta il proprio ruolo, davanti alla macchina da presa. Anche in questo caso Banfi chiede conferma della riuscita del film al suo maestro e regista di lavoro e Salce per tutta risposta, raduna un improvvisato plotone di esecuzione, che “finisce” Banfi a suon di torte in faccia, naturalmente, l’ultima sarà tirata dal regista stesso.
Terminiamo con la bellissima canzone di apertura composta dal maestro Fabio Frizzi e cantata da Banfi, verrà ripetuta musicalmente per tutto il film. L’inno di Vieni avanti cretino, ci introduce nell’esilarante cuore della storia, con un richiamo tutto “italiota”:
Il Padre Eterno quando fece il mondo \ lo disegnò quadrato, però gli venne tondo \ e poi sbagliò dell’uomo il modellino \ il primo venne dritto ma l’altro un po’ cretino \ (CORO) Se tu sei cretino lo sai solo tu, quando uno è scemo, è scemo pure nel Perù \ Lo dice il padrone al contadino oh…oh…vieni avanti cretino \ Risponde l’operaio al suo padrone oh…oh…oh…oh…vieni avanti frescoone!! \ (CORO) Sì, sì, è proprio così, oh yes, ya, mais uoi…..

 

Di Camillo Leone
Del 4-12-2009

 

Voto 9.5
Anno:1982
Genere: Commedia
Durata: 98 min.
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Ultimo aggiornamento ( Martedì 16 Febbraio 2010 10:15 )  


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