Equilibrio – LOL. Realtà e relazioni umane, ai tempi di internet - Gufetto Magazine

Equilibrio – LOL. Realtà e relazioni umane, ai tempi di internet

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Per il festival Equilibrio, venerdì 20 e sabato 21, è tornato in Italia il coreografo Luca Silvestrini con lo spettacolo LOL (lots of love). Italiano di nascita e formazione, si trasferisce a Londra e nel 1997 nasce la “Protein dance”, la compagnia che ha sviluppato sul palco dell’Auditorium Parco della Musica, una intensa, ironica e più che mai attuale riflessione sulle relazioni umani e sugli effetti sociali della comunicazione virtuale.

La luce della sala è ancora accesa, il chiacchiericcio inconsapevole degli spettatori è decisamente presente ma i tre enormi schermi sul fondo del palco iniziano a cambiare tonalità e l’atmosfera di attesa sembra il Loading dell’accensione del computer. Buio, nei tre schermi appiano persone di tutte le età che scrivono sulla tastiera, alcuni sono concentrati, altri sorridono e altri sono preoccupati. Per la prima volta ci troviamo ad osservare la nostra quotidianità da un’altra prospettiva.

Entrano in scena un danzatore che abbraccia una matassa di cavi colorati e una danzatrice che lo segue recitando una conversazione tipica dei social Network con tanto di faccine e punteggiatura; li raggiunge un’altra danzatrice che come un automa comunica le notifiche di un profilo Facebook e poi gli altri tre entrano sul palco e come sei “cyber-anime” danzano sulle musiche del compositore Andy Pink, iniziando ad interpretare il disagio della comunicazione: si muovono in gruppo, mantenendo la stessa traiettoria ma ognuno racconta con il corpo qualcosa di diverso. La scena si interrompe con il lancio dei cavi e una coppia comunica danzando sui suoni della testiera, dei poke, dell’invio e dei tweet. Con una grande fisicità, sensualità e comicità si presenta la tematica principale dello spettacolo: la comunicazione e le relazioni virtuali.

Dove accade tutto questo? In un mondo nuovo, formato da costellazioni di lettere, simboli e ashtag ben rappresentato con l’animazione video di Rachel Davies. Cosi la scena successiva presenta questo nuovo universo, in cui ogni danzatore è protagonista e si presenta come farebbe su un profilo di qualsiasi social. Da questo momento, in un’alternanza di incontri, racconti, paure e scontri tanto verbali e tanto fisici, vengono ritratte situazioni ed esperienze della vita di oggi: quella della nostra società internet-dipendente che soddisfa i propri bisogni davanti ad uno schermo.

Nelle seguenti scene, una corsa in cui uomini e donne si scambiano quasi senza rendersi conto; un uomo che segue e cerca di capire donne che insoddisfatte cercano l’uomo perfetto; tutti che dicono “vorrei qualcuno che…” e che sfornano consigli e confessioni al pubblico sul come comportarsi in questo nuovo mondo. Successivamente, con un cambio di luci, vestiti e atmosfera i sei protagonisti si trasformano nei personaggi dei giochi “II life”. Luci verdi sul pavimento per dare l’idea del prato, vestiti semplici e monocolore, voci e movimenti robotici e saluti isterici si uniscono per creare l’effetto avatar. L’ultimo danzatore che entra, ha molti vestiti indosso e non parla. Ad un tratto, inizia a spogliarsi dei numerosi strati che probabilmente rappresentano i diversi personaggi che ha potuto rappresentare. Inizia così un solo violento, disperato ma liberatorio esaltato dal giallo dei grandi schermi posteriori.

Finalmente, arriva il momento degli appuntamenti dal vivo. Tre coppie e tre situazioni diverse buffe ed irriverenti sulle melodie di “Save the last dance for me” e “Somethin’stupid” ballano e cercano approcci timidi e improvvisati. Ma la coppia al centro è decisamente la più fortunata, si piacciono e si baciano e quindi: come festeggiare al meglio, se non condividendo istantaneamente l’avvenimento con un selfie? Colta l’idea da tutti i sei componenti, scendono tra il pubblico con il proprio smartphone e scattano foto con un entusiasmo isterico ed esilarante.

Lo spettacolo si conclude con un passo a due tra uno dei danzatori e quello che lo stesso Silvestrini chiama “il settimo performer” cioè la matassa di cavi. Sulle note di “Love” di John Lennon, si vuole personificare l’idea di link, di connessione che ci avvicina sempre di più, ma ci fa essere sempre più isolati. Con una mescolanza di suoni, parole, movimenti, video, luci e musiche connesse al tema il coreografo e i sei splendidi performer hanno regalato agli spettatori la possibilità di ridere, riflettere e vedere da un’altra prospettiva la nostra quotidianità.

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