6 BIANCA@Teatro Gobetti-Considerazioni finali - Gufetto Magazine

6 BIANCA@Teatro Gobetti-Considerazioni finali

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Con il sesto episodio chiude 6 Bianca, l’esperimento di teatro seriale messo insieme da Teatro Stabile di Torino e Scuola Holden.

Quest’ultimo episodio cambia leggermente le carte in tavola, alterando un poco la struttura a cui ci ha abituato nei capitoli precedenti. Siamo in una ambia stanza bianca, vuota, asettica. Unici altri oggetti una serie di microfoni, una sedia e una grande quadro, rinchiusi nel pluribal. In un viaggio attraverso la psiche della nostra protagonista Bianca, suicida nel primo episodio (e che è tornata a suicidarsi ogni sera, sul palco, nel corso dell’apertura di tutti gli episodi precedenti), si chiude il cerchio e si svelano tutti i segreti.

Peccato che, come già segnalato in precedenza, non ci troviamo davanti a nessuna sorpresa. Scopriamo dettagli, piccoli elementi che chiarificano come si sono svolti i fatti chiave della nostra storia, ma non assistiamo a nessun vero svelamento: era già tutto lì, in bella mostra da diversi episodi. Ma i ruoli e le colpe dei nostri personaggi erano già tutti chiari, palesi. Il mistero, elemento che avrebbe dovuto essere chiave in una serie con queste premesse narrative, non ha mai veramente abitato da queste parti. C’è un solo dettaglio che trova il suo svelamento solo in questo episodio: il significato del titolo, quel 6 Bianca che abbiamo visto dipingere sul muro per cinque episodi dalla nostra protagonista. Con tutta la sua poesia però non è una rivelazione con un peso sufficiente da essere LA rivelazione che ci saremmo aspettati per l’ultimo episodio.

Peccato. Peccato perché invece il finale, “l'immagine” che chiude la storia è molto buona, come sono tante, lo abbiamo già detto, le cose buone distribuite dentro questo progetto. Gli attori, tutti. Diverse idee e contaminazioni tra i due mondi, quello teatrale e quello seriale. Peccato che sia mancato evidentemente in tutto il cast tecnico qualcuno che della serialità avesse competenze che vanno al di là dell'aver visto qualche serie tv, qualcuno che avrebbe potuto chiarirgli come “ripetizione” non significa fare serie. Che avrebbe spiegato come lanciare una struttura narrativa e dargli un ruolo, significa mantenere forte una presa sulla sospensione dell’incredulità dello spettatore, che invece qui vacilla quando alcune situazioni sul palco diventano troppo surreali, troppo extradiegetiche (come accade per le molte azioni “estemporanee” compiute dagli attori nel corso degli episodi, dal giardinaggio alla ristrutturazione). Non stiamo parlando di qualcosa che non funziona tout court, ma di qualcosa che in questo caso crea una distanza tra lo spettatore e la storia, che decisamente appare con un’importanza secondaria. Un problema se stai facendo “serie”.

Insomma, è come se in questa mediazione tra due diversi media del racconto si fossero scordati di prendere in considerazione un mediatore che conoscesse questo strano media invitato sul palco. La bilancia era piena solo dal lato delle competenze teatrali, dando vita sicuramente ad uno spettacolo interessante, ma ad un esperimento parzialmente fallito. 


 LA QUARTA PUNTATA:  le buone idee non mancano


 

 

Gufetto segue, in collaborazione con la trasmissione web-radio SonoCose Serie, l'esperimento di serialità a teatro "6 Bianca": la serie teatrale è scritta e ideata da Stephen Amidon, Riccardo Angelini, Sara Benedetti, Filippo Losito, Francesca Manfredi e diretta da Serena Sinigaglia. Il quarto episodio è andato in scena dal 9 al 12 aprile al Teatro Gobetti.
La prossima puntata, la quarta, andrà in scena dal 23 al 26 aprile sempre al Teatro Gobetti.

Arrivati al 4 capitolo sono ben poche le cose che si possono aggiungere allo spettacolo di 6 Bianca.
Gli attori sono bravi (molto), anche se i personaggi (alcuni soprattutto) continuano ad essere esasperati.
Le idee buone non mancano, ma l’impressione è che continuino a non essere sufficienti a tenere in piedi tutta la struttura. E, se ce ne fosse stato ancora bisogno, abbiamo l’ennesima conferma di come i meccanismi della serialità siano completamente perduti: i pezzi del puzzle sono tutti lì, evidenti al punto da togliere ogni sorpresa nello sviluppo trasversale. Anche lo schema e la struttura degli episodi è diventato uno schema fin troppo ripetitivo.
Questa volta, ad impegnare i personaggi durante i dialoghi, si passa alle ristrutturazioni: stuccano e sostituiscono il controsoffitto. L’effetto straniante più che richiamare qualche intento metaforico continua a calcare sulle perplessità.
In questo quarto episodio il lato comico, che abbiamo visto montare e debordare nelle puntate precedenti, scivola a tratti quasi nella farsa.

In definitiva il progetto, a due episodi dalla fine, risulta monco. Un esperimento incompleto e zoppicante dove, delle due anime che si sono volute coniugare, una, quella della serie tv, è quasi assente, appena scimmiottata.
Peccato perché, come ribadito, non mancavano gli spunti. Ma non basta mettere una sigla o introdurre uno schema, per fare serie. 


LA TERZA PUNTATA: nel terzo episodio qualche novità...


Il terzo episodio si apre con un personaggio nuovo, Ariella Reggio che interpreta Anna Magdalena, che sembrerebbe rimescolare le carte in tavola. In generale l’episodio funziona decisamente meglio del precedente, ma alla fine l’impressione avuta la volta scorsa qui non può che trovare conferma: il meccanismo della serialità, o quantomeno quelle condizioni e in quei meccanismi all’interno della trama che permettono e mettono in condizione lo spettatore di provare un desiderio, un bisogno e una necessità di andare avanti con la storia, sono completamente saltati.

Della “serie” o della serialità lo spettacolo ha mantenuto un concetto che potremmo definire più “estetico”, alcuni meccanismi strutturali come sigle, costruzione e schemi dell’episodio (che, ribadiamo sono ottimi e pieni di ottimi guizzi, come la sigla iniziale che, sempre il medesimo pezzo dei Radiohead è ogni volta una diversa cover), ma ne ha perso completamente la sostanza. 
Persa completamente la curiosità di seguire come proseguirà la storia, visto che ormai tutti i dettagli e i meccanismi, tutti i misteri, sono ormai palesi ed esposti, non rimane che quella di vedere come andranno avanti certe soluzioni: una curiosità molto flebile che alla fine del terzo episodio rischia presto di trasformarsi in noia nonostante tutto. Ritornare, ripetere, non è sufficiente a fare serie.

Il nuovo personaggio, ma soprattutto la bravura dell’attrice, mette anche in evidenza un’altra debolezza. C’è una ricerca costante di costruire un filo doppio: commedia e tragedia. Il primo episodio ha presentato un equilibrio che ha funzionato perfettamente. Nel secondo l’equilibrio è saltato, in questo terzo zoppica: solo l’istrionicità e la bravura della Reggio riesce a tenerne le redini. Anche perché ci sono molte cose che si sono esasperate, come ad esempio il personaggio di Luna: Carolina Cametti è brava, ma il suo personaggio sta diventato esagerato, troppo carico, inclinandosi troppo verso la macchietta piuttosto che verso il personaggio. Di episodio in episodio, sembra che i personaggi (almeno alcuni) stiano perdendo la tridimensionalità che ci sembrava di aver odorato in principio, facendo un percorso inverso a quello che invece le serie tv hanno fatto negli ultimi hanno, dove i personaggi sono cresciuti sempre più di spessore.

Il meccanismo surreale della gestione degli ingombri del palco poi aumenta un effetto straniante e che porta fuori, che allontana e infrange il patto di sospensione dell’incredulità: se l’altra volta gli attori si trovavano in qualunque condizione a spostare macerie, questa volta il palco, che si svuota sempre di più, è carico di rampicanti, che trasformano i personaggi (tutti) in provetti giardinieri. Perché? Passi buona parte della piece a chiederti quale possa essere il significato recondito e metaforico nascosto in questi gesti così plateali e così fuori contesto, uscendo dalla storia e sospettando spesso che sia solo un pretesto per muovere gli attori, con nessun’altro significato se non estetico.

Prossimo episodio:
dal 9 al 12 aprile 2015 al Teatro Gobetti


 LA SECONDA PUNTATA: il secondo episodio mette qualche dubbio...


 

È andato in scena dal 26 febbraio al 1 marzo al Teatro Gobetti il secondo episodio di “6 Bianca” la serie teatrale ideata da Staphen Amidon e scritta da Stephen Amidon, Riccardo Angelini, Sara Benedetti, Filippo Losito, Francesca Manfredi e diretta da Serena Sinigaglia che Gufetto segue in collaborazione con la trasmissione web-radio SonoCose Serie.

Qualcosa non ha funzionato in questo secondo episodio di 6 Bianca. Siamo tornati negli stessi luoghi, con la stessa scenografia e gli stessi personaggi. Ci sono idee interessanti, i meccanismi con cui lo spettacolo mutua la serie tv (il riassunto della puntata precedente, le sigle) sono funzionali interessanti, gli attori ancora bravi.
Lo sfondamento della terza parete, con i personaggi che si rivolgono al pubblico o in qualche modo interagiscono con loro, è cresciuta rispetto a qualche singolo breve momento del primo episodio. Ma non è un male e fondamentalmente è gestita piuttosto Eppure qualcosa non va. Il ritmo si è dilatato, in alcuni momenti (soprattutto la prima parte) troppo. La struttura assume uno schema fisso che, seppure ha una sua ragion d’essere nella serialità, o almeno in una certa forma di serialità, qui già lo sembra troppo: è vero, scopriamo qualcosa di più della storia, approfondiamo di più un personaggio (Darko), eppure i meccanismi dell’episodio risultano troppo vicini a quelli del primo nella sequenza degli avvenimenti, anche se hanno spostato il loro fulcro, dal personaggio di Amedeo (il padre) a quello di Luna (l’amica).

Se nella prima puntata, trovarsi tra le macerie esposte sulla scena ma essere trasportati in uffici e abitazioni dalla recitazione degli attori riesce a funzionare, in questo secondo episodio, con gli attori, che ovunque si dovrebbero trovare continuano a lavorare per togliere macerie diventa troppo straniante. Chiaro il meccanismo metaforico, ma l’insistenza finisce per diventare fuorviante, una distrazione che finisce per minare e minacciare (troppo) la sospensione dell’incredulità.
L’impressione inoltre, speriamo sbagliata, è che i meccanismi di intreccio si siano scoperti troppo in fretta: sembra di aver già intuito tutti, o quasi, i misteri del giallo. Una sensazione spiacevole se arriva già al secondo episodio. E oltretutto rischiosissima: anche se nei prossimi dovessimo scoprire che così non è, per alcuni spettatori potrebbe essere già troppo tardi, perché trovarsi con quella sensazione alla fine di un episodio abbatte terribilmente la curiosità.
E forse è proprio questo il problema più grosso al termine del secondo episodio: se dal primo si esce con una grande curiosità, con la voglia di andare avanti, alla fine di questo secondo si esce con diversi dubbi. Non sulla storia, purtroppo, ma sulla voglia di continuare a seguirla.
C’è da dire che è raro che una serie non abbia qualche episodio più debole di altri e il beneficio del dubbio questo coraggioso progetto lo merita sicuramente.

Certo però che iniziare ad inciampare già dal secondo episodio preoccupa un poco...
Per quanto riguarda la risposta di pubblico, il primo episodio ha garantito un tutto esaurito: seguiremo e cercheremo di capire l'andamento del progetto anche in questo senso.

Prossimo episodio: 
Dal 12 marzo al 15 marzo 2015


LA PRIMA PUNTATA: 6 Bianca: il primo episodio è già una bella sorpresa!


 

Insieme a Gufetto anche la trasmissione su webradio e blog Sono Cose Serie, www.sonocoseserie.it, sta seguendo questo esperimento che fonde teatro e serialità. Qui potete ascoltare o scaricare la puntata in cui abbiamo intervistato Sara Benedetti, una delle sceneggiatrici del progetto:
http://www.sonocoseserie.it/puntate/5x14­better­call­sono­cose-serie/

Andato in scena dal 12 ai 15 febbraio al Teatro Gobetti il Primo episodio di “6 BIANCA” una serie teatrale ideata e scritta da Stephen Amidon, Riccardo Angelini, Sara Benedetti, Filippo Losito, Francesca Manfredi e diretta da Serena Sinigaglia.  Seguiremo con la trasmissione web-radio "Sono Cose Serie" questo importante progetto, condividendo le interviste realizzate agli interpreti. 

Una scenografia ingombrante riempie il palco. Macerie, pareti, un controsoffitto cadente e diversi cavi che pendono. È l’evidente scorcio di una fabbrica abbandonata e in cattivo stato.
Camilla Semino Favro, Bianca, è già sul palco. Quando la piece inizia è una piccola valanga. Le cose precipitano, Bianca si impicca davanti a noi e cominciamo ad incontrare i personaggi della storia fino al momento in cui la suicida viene scoperta. E abbiamo assistito alla sigla di apertura dell’episodio: la musica è cresciuta perdendo il suo status di sottofondo(un pezzo dei Radiohead) e i personaggi sono apparsi uno dopo l’altro sul palco, in una composizione, un montaggio e un atteggiamento che li presenta in quella che ricorda veramente l’idea della sigla di una serie tv senza esserne una parodia o uno scimmiottamento.

La storia è sfaccettata e mette subito in mostra la promessa di un intreccio intricato e intrigante. La scrittura scorre, incalza e gioca, intelligente: i temi sono forti, drammatici, ma non manca ironia e i dialoghi si divertono spesso nei momenti in cui cambiano i personaggi sul palco, ma soprattutto a lanciare qui e lì qualche battuta metanarrativa. I personaggi e le emozioni sono il cuore pulsante dello spettacolo, tratto che, seppure con metodologie differenti, sono l’elemento che più accomuna i due linguaggi, quello teatrale e quello della serialità.
Gli attori sul palco restituiscono l’importanza di questo elemento con un lavoro ottimo e intenso. La scenografia, di cui abbiamo accennato all’inizio, diventa in diverse occasioni, uno strumento per i personaggi in scena, divenendo essa stessa una componente attiva, viva, dello spettacolo stesso. La musica, scritta appositamente dai “The Sweet Life Society”, fa perfettamente il suo mestiere, amplificatore e corredo emozionale, altre elemento non del tutto estraneo al teatro ma che, mutato nei meccanismi del televisivo, consegna una completezza al lavoro molto significativa.
Alla fine lo spettacolo si chiude con la sigla finale, scritta ed eseguita da Cecilia, e ripropone sul palco la controparte visiva, ancora una volta con un risultato estremamente gradevole. Ma non manca, come era giusto che fosse, il momento del saluto degli attori al pubblico davanti agli applausi finali.

La fusione tra linguaggio teatrale e il linguaggio delle moderne serie tv in questo primo episodio regge, meglio: funziona. “L’episodio” prende, ma, sopra ogni cosa, trasforma quella iniziale curiosità con cui si entra, una curiosità davanti ad un esperimento, in una curiosità completamente diversa: quella di sapere come andrà avanti la storia, cosa succederà ai personaggi.
Come sarà il prossimo episodio? In ottica seriale, il miglior risultato che una prima puntata possa sperare di ottenere... Un ultima nota: visto il tipo di progetto ed esperimento, un punto su cui siamo molto curiosi è legato all’andamento della risposta del pubblico?
Se è vero che le serie tv hanno recentemente un grande successo di pubblico, è anche vero che richiedono al pubblico, tra le tv digitali, l’online e l’on demand, uno sforzo molto ridotto e molto passivo.
Il teatro invece richiede invece allo spettatore una partecipazione decisamente più attiva: dai costi allo “sforzo” di procurarsi i biglietti ed uscire di casa e recarsi a teatro in diverse occasioni. Inoltre, mentre per sua natura 6 BIANCA sembra avere un appeal giusto per un pubblico anche giovane, sappiamo benissimo come il teatro in Italia sia ancora una forma di spettacolo fruita per la maggior parte da un pubblico di età piuttosto matura.

Con il procedere degli episodi cercheremo di capire anche questo tipo di andamento.
Per quanto riguarda la sera della prima del primo episodio, il pubblico era piuttosto numeroso e l’età media più bassa del normale. La novità e l’evidente presenza di persone legate al dietro le quinte (da amici di attori o autori a persone legate alla Scuola Holden) non permettono al momento di sbilanciarsi troppo: scopriremo con il procedere della serie se e come andrà anche questa intrigante parte della sfida.

Insieme a Gufetto anche la trasmissione su webradio e blog Sono Cose Serie sta seguendo questo esperimento che fonde teatro e serialità.
Nel corso delle dirette (in onda ogni mercoledì dalle 19 su www.radioohm.it) verranno intervistati membri del cast&crew per confrontarci con loro sulla sviluppo e diverse domande che ruotano intorno al progetto. Mercoledì 18 ad esempio è la volta di Sara Benedetti, una delle sceneggiatrici di 6 BIANCA.
Tutte le puntate sono disponibili dal giorno successivo della diretta anche in formato webcast e podcast.

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