SULLA FELICITÀ@Teatro Vascello: quando cambia il punto di vista - Gufetto Magazine

SULLA FELICITÀ@Teatro Vascello: quando cambia il punto di vista

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Luci soffuse e in scena undici personalità differenti, riconoscibili caratterialmente anche dal vestiario. Questo è ciò che il pubblico del Teatro Vascello si è trovato di fronte per lo spettacolo "SULLA FELICITÀ", coreografato da Giorgio Rossi.

Le luci si alzano e i danzatori iniziano a muoversi in modo caotico sul palco, ognuno esprimendo la propria personalità, fino a dispiegarsi in una corsa sfrenata che si placherà solo quando uno dei danzatori, togliendosi la pelliccia che ha indosso, prende tavolo e sedia per poi posizionarsi al centro della scena seduto.Ha cosi inizio la parte più affascinante dello spettacolo, il racconto del danzatore che interpreta sua nonna mentre racconta l'episodio dell'incontro miracoloso con Padre Pio; ed ecco il primo esempio di cos’è la felicità: è poter tornare a vivere dopo essere scampati ad un'amputazione, è poter camminare senza farsi aiutare, ed è anche poter raccontare quell'incontro con il Santo con il sorriso sul volto.

Durante il racconto gli altri danzatori sono di spalle al pubblico, sembrano immobili, ma se si distoglie lo sguardo per poi riportarlo su di loro, ci si accorge che in realtà si sono spostati camminando a rallentatore, come se il tempo non si fermasse mai e ognuno si stesse proiettando verso il proprio istante di felicità.
Non sono mancati momenti di comicità che hanno fatto sorridere il pubblico, tra la diva del cinema e il timido ed impacciato ragazzo che non riusciva ad emettere una parola, ma a tratti i tempi di scena sono sembrati veramente troppo lunghi. In alcuni casi era evidente che lo erano volutamente, come quando i danzatori in scena si addormentano per la lunga lista di "cos'è la felicità" elencata dalla diva.

Lo spettacolo sembra a tratti seguire due filoni, quello il cui significato arriva facilmente al pubblico e quello che invece si discosta dalla trama della felicità e si esprime soprattutto in scene cantate, dove lo spettatore non riesce più a cogliere il nesso logico con la trama precedente.
Ma quindi cos’è la felicità? Agli occhi del pubblico è chiaro: è il sole, il vento, l'amore… è ascoltare musica in macchina... È andare in vacanza.. È una bella donna... È tornare a casa e trovare tutto in ordine... È ridere sotto la pioggia. Si, perché felicità è ciò che ci fa stare bene, e non si può smettere di rincorrerla.


Note stampa
Andrà in scena presso il Teatro Vascello dal 9 al 14 dicembre “SULLA FELICITA'", lo spettacolo che vede la firma Giorgia Rossi per l’ideazione coreografica e la direzione artistica.

Lo spettacolo è prodotto dall’Associazione Sosta Palmizi, costituita nel 1990 da Giorgio Rossi e Raffaella Giordano, con l’intento di promuove e sostenere l’attività coreografica dei due direttori ed è oggi una realtà di riferimento nell’ambito della creatività coreutica contemporanea; il suo operato è particolarmente sensibile alla qualità dell’esperienza artistica, alla formazione e all'accompagnamento delle giovani generazioni.
L’attività di Sosta Palmizi è sostenuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo – Direzione Generale Spettacolo dal Vivo, dalla Regione Toscana – Settore Spettacolo, dai Comuni di Arezzo e di Cortona.

Lo spettacolo vede in scena undici danz-attori: Mariella Celia, Eleonora Chiocchini, Olimpia Fortuni, Gennaro Lauro, Silvia Mai, Francesco Manenti, Daria Menichetti, Fabio Pagano, Valerio Sirna, Cinzia Sità, Cecilia Ventriglia, che si esibiranno tra danza, canto e recitazione.
Gli interpreti si scambiano la propria concezione di felicità e si interrogano su quale sia l’aspetto che essa ha preso nella contemporaneità attuale. Attraverso parole, musica e danza ognuno esprime la sua personale visione di questo sentimento utopico ma percepibile corporalmente, in contrasto con il materiale che ogni giorno i mass media vogliono venderci come rimedio alla tristezza.
Il coreografo sullo spettacolo dice: “La nostra condizione di esseri umani ci porta alla spasmodica ricerca della felicità. Siamo colti continuamente dal desiderio di esserci, da una volontà di partecipare ad un ordine più ampio. L’aspirazione, la contraddittorietà dell’uomo e la sua volubilità lo distinguono dal regno animale, lo spingono a confrontarsi costantemente con i propri limiti.
Lo spettacolo è frutto di uno studio in più tappe in cui sono emerse due istanze essenziali: condividere e accettare i nostri limiti con ironia. Semplicemente danzare, creando la possibilità di dare a sé stessi e agli altri qualcosa che si avvicini alla felicità, pur non avendo la pretesa di darne una rappresentazione esaustiva”.

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