RE LEAR@Teatro Carignano: tra fedeltà al Bardo e suggestioni moderne - Gufetto Magazine

RE LEAR@Teatro Carignano: tra fedeltà al Bardo e suggestioni moderne

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Andrà in scena fino al 30 novembre presso il Teatro CarignanoRE LEAR” da William Shakespeare, con l’adattamento curato da Michele Placido e Marica Gungui e la regia di Michele Placido.

Sulla scena il sipario è già alzato, lasciando in mostra l’allestimento molto particolare che caratterizzerà tutto lo spettacolo. Spade, macerie, una corona gigante al cui interno appaiono i visi di personaggi moderni come Kennedy, Bin Laden, la regina Elisabetta. Il sapore della piece, in qualche modo, è già qui.

Formalmente va in scena Shakespeare. Un ottimo Shakespeare, con interpreti che danno ottime prove per restituire una tragedia potente fino al suo dolorosissimo finale. Placido, Gigi Angelillo, Francesco Biscione, i giovani Francesco Bonomo, Giulio Forges Davanzati e Brenno Placido, Federica Vincenti, Marta Nuti, Maria Chiara Augenti, che interpretano i personaggi chiave e ce li restituiscono vividi e ironici, supportati dal resto dell’ottimo cast.
Se da quell’allestimento, sotto gli occhi degli spettatoti fin dal primo momento in cui si è entranti nella sala, ci si aspettava reinterpretazioni, stravolgimenti e ri-ambientazioni, lo spettacolo è una sorpresa. Molto positiva. Le ingerenze, le libertà sono suggestioni, forti, incisive, mantenendo una splendida fedeltà al Bardo. Vediamo elementi moderni, negli abbigliamenti, che passato e contemporaneo spesso mescolano, in certi oggetti, in certi riferimenti. Ma il sapore, l’atmosfera è allo stesso tempo atemporale e molto canonica.

Le suggestioni non sono mai invasive, destabilizzanti, non spezzano il senso o il ritmo. Seguiamo la storia classica, lasciandoci trasportare dal dramma e dal filo della narrazione, ma intanto le suggestioni arrivano, colpiscono e aprono a rimbalzi che portano lo spettacolo oltre. Il caos, la follia del mondo ci travolge come travolge Lear e tutti i personaggi che gli ruotano intorno.
E quando tra i tuoni della tempesta cogliamo lontano un eco dell’11 settembre, non riusciamo a sentirlo come elemento estraneo. Perché quello che sta succedendo sul palco, può essere una guerra o una tempesta nella vecchia Inghilterra, o possono essere qui e ora. O in un paese oltre oceano.
Tradimenti e bugie, ingenui e pazzi. E la verità che ha bisogno della messa in scena per potersi mostrare ed essere accettata.


Note stampa:

TORINO, TEATRO CARIGNANO
18 – 30 novembre 2014
RE LEAR
di William Shakespeare
traduzione e adattamento Michele Placido, Marica Gungui
con Michele Placido
e con Gigi Angelillo, Francesco Bonomo, Federica Vincenti, Francesco Biscione, Giulio Forges Davanzati, Peppe Bisogno, Brenno Placido, Alessandro Parise, Marta Nuti, Maria Chiara Augenti, Mauro Racanati, Bernardo Bruno, Gerardo D’Angelo
regia Michele Placido e Francesco Manetti
scene Carmelo Giammello
musiche originali Luca D’Alberto
costumi Daniele Gelsi
luci Giuseppe Filipponio
Goldenart production in collaborazione con Ghione produzioni
e con Estate Teatrale Veronese

Tragedia del potere e del dovere tinta di grottesco; dramma dell’amore filiale e del tradimento; affresco di un mondo piombato nel caos, sui bordi di una nuova era. Le caratteristiche dell’universalità e le stigmate della modernità Re Lear le ha proprio tutte. Tanto che il grande critico Harold Bloom lo colloca, insieme ad Amleto, a formare una sorta di “scrittura” laica o di mitologia del contemporaneo. E così appare quasi naturale che il Lear di Michele Placido, in un mondo in preda al disordine e alla rovina, si aggiri in una desolata periferia industriale, dalle cui macerie fanno capolino le icone spezzate di regnanti post-moderni, da Kennedy a Lenin, dalla regina Elisabetta a Bin Laden. All’inizio del dramma, Lear rinuncia al suo ruolo, spogliandosi della corona per tornare uomo tra gli uomini, rifarsi bambino e in pace “gattonare verso la morte”. Ma come un bambino, con un ultimo capriccio da re prima di passare le consegne, pretende che le figlie gli dimostrino a parole il loro amore: la schietta Cordelia, incapace, al contrario delle sorelle, di ipocrisia e adulazione, viene ripudiata per questo. “È questo equivoco – scrivono Placido e il co-regista Francesco Manetti – questo confondere l’amore con le parole, che farà crollare Lear rendendolo pazzo. E con lui è il mondo intero che va fuor di senno, la natura scatenata e innocente riprende il suo dominio, riporta gli uomini al loro stato primordiale, nudi e impauriti a lottare per la propria sopravvivenza”.

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