GOSPODIN: alle Fonderie Limone, un Santamaria stravagante e surreale - Gufetto Magazine

GOSPODIN: alle Fonderie Limone, un Santamaria stravagante e surreale

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Va in scena a Limone, presso Le Fonderie Limone Moncalieri di Torino, "Gospodin" uno spettacolo di Philipp Löhle per la regia di Giorgio Barberio Corsetti, in scena fino al 30 novembre 2014.

Tre attori, un protagonista e numerosi personaggi che si alternano sul palco, dove l’intera parete di fondo e tre piccoli pannelli mobili e alcuni blocchi sono schermi sui quali si proiettano luoghi, ambienti, oggetti quotidiani e, in alcuni casi, vere e proprie proiezioni mentale.
Questi gli ingredienti con cui viene composto uno spettacolo strambo, sghembo e stralunato come il suo personaggio principale. Gospodin è anacronistico, un uomo intrappolato in un mondo da cui si sente alieno. È surreale nel suo essere e nella sua personale ribellione, che improvvisa arriva ad esplodere nel in cui Gereenpeace gli sottrae la sua ultima fonte di sostentamento, il suo lama.

Claudio Santamaria riesce a dare solidità e lucidità al personaggio, che apparirà forse fuori di testa, ma certo non folle. Le sue stravaganze, le sue assurdità, diventano così non solo pretesti comici, ma anche situazioni che fanno emergere le contraddizioni, le ipocrisie e i controsensi dei cosiddetti “normali” che gravitano nella sua esistenza.
Intorno a lui si alternano infatti varie figure, da artisti a compagne, da truffatori ad amiche, madri, amici... Tutti i personaggi maschili sono interpretati da Marcello Prayer, tutti quelli femminili dalla scoppiettante ed energica Valentina Picello, che si alternano anche come voci narranti in una serie di intermezzi che vedono quasi sempre Gospodin vagare perduto per la città tra una scena di dialogo e l’altra.

L’effetto incoerente e stralunante forse restituisce in qualche modo lo straniamento che deve provare il protagonista nei confronti di questo soffocante mondo capitalista e da “borghesucci”, ma rende anche lo spettacolo molto discontinuo, collezionando una serie di momenti molto riusciti ed altri che lasciano più perplessi.
Lo stesso effetto visivo, le composizioni e le ambientazioni create con le proiezioni, con cui i personaggi interagiscono, funzionano molto bene e in alcune scene risultano belli, a volte suggestivi. In altri funzionano decisamente meno, soprattutto in quelle famose fasi di transizione con il vagante Gospodin, dove in alcuni casi, per fortuna non troppo numerosi, la scena diventa poco più che l’immagine di un tizio che si muove a caso e corre in tondo sul palco.

Uno spettacolo interessante, ma non completamente equilibrato.


Info:

GOSPODIN di Philipp Löhle
Fonderie Limone Moncalieri
regia Giorgio Barberio Corsetti
con Claudio Santamaria,
Valentina Picello e Marcello Prayer
traduzione Alessandra Griffoni a cura del Goethe Institut
scene Giorgio Barberio Corsetti e Massimo Troncanetti
costumi Francesco Esposito
luci Gianluca Cappelletti
graphics Lorenzo Bruno e Alessandra Solimene
video Igor Renzetti
musiche Gianfranco Tedeschi e Stefano Cogolo
regista assistente Fabio Cherstich
una produzione Fattore K. / L’UOVO Teatro Stabile Di Innovazione
in collaborazione con Romaeuropa Festival
si ringrazia Progetto ABC Arte Bellezza e Cultura, Rialto Santambrogio, Cinepizza


Note stampa

Nuova produzione italiana di Giorgio Barberio Corsetti su un testo di Philipp Löhle, esordiente autore tedesco associato del Maxim Gorki Theater a Berlino, che esplora con ferocia le contraddizione della nostra società votata al consumo.

Genannt Gospodin è un testo il cui protagonista è un anti-eroe tragicomico che si ribella al capitalismo e cerca di vivere senza soldi trovando la sua libertà solo in prigione. La scrittura è graffiante, acuta, ironica e pungente, animata da una galleria di personaggi comici strampalati, miserabili ed idealisti, che raccontano il nostro mondo con grande poesia e feroce malinconia. Parte integrante dell’impianto scenico è l’interazione degli attori con contributi video realizzati attraverso tecniche varie (graphic animation, video mapping).

«Gospodin è un uomo semplice – scrive Baberio Corsetti -, non vuole avere nulla a che fare con il danaro. Gospodin vive nella città come un esploratore nelle natura. Gospodin aveva un lama, animale con cui passeggiando otteneva mance, Greenpeace glielo ha portato via. Gospodin odia Greenpeace. Gospodin ha tanti amici, ma tutti gli portano via qualcosa: la sua donna lo abbandona portando via mobili e letto; il suo amico artista gli porta via la tv per fare una videoistallazione che si chiama “tempus fuckit”. A Gospodin un amico saltuario delinquente lascia una borsa piena di soldi: la sua donna li vuole, i suoi amici li vogliono; lui non li vuole ma non vuole darli… Gospodin finisce in prigione, dove si trova benissimo, dove si può vivere senza soldi e senza scegliere. Gospodin è eroicamente testardo, convinto della sua strada, sperimenta la città ed il mondo di oggi nel suo poetico e tragico rifiuto dell’unico elemento che fa girare il mondo, il denaro… È un personaggio paradossale, che esprime la sua poesia con i suoi atti di negazione, che fa del paradosso il suo modo di vivere. Scritto da Philipp Löhle, giovane drammaturgo tedesco, questo testo per tre attori e tanti personaggi è composto da brevi scene dialogate, e da racconti lirici in cui gli altri due attori, un lui ed una lei, raccontano le scorribande allucinate di Gospodin nella città, che assomiglia ad ognuna delle grandi città in cui viviamo… Gospodin è comico, è tragico, è adesso…»

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