FALSTAFF@Teatro Stabile di Torino: un gioco spiazzante - Gufetto Magazine

FALSTAFF@Teatro Stabile di Torino: un gioco spiazzante

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In scena al Teatro Stabile di Torino fino al 2 novembre 2014, “Falstaff”uno spettacolo che rimescola il famoso e amato personaggio shakespeariano con pizzichi di Nietzsche, Verdi, Kafka, Gus Van Sant e qualche modernità.

L'elemento scenico e l'allestimento assumono un ruolo che li rende in qualche modo personaggi essi stessi e che, già dal primo colpo d'occhio, riflette la natura ibrida, anacronistica e cacofonica della piece.
Divani moderni, drappi, elementi di caos, un tavolo con un vistoso microfono e protesi di pance e petti posticce.

Giuseppe Battiston è istrione e figura centrale, Falstaff per buona parte dello spettacolo, attorno a cui ruotano personaggi surreali, variazioni metaforiche sul tema umano: due donne che ne rappresentano una sola, dallo strumentale nome di Doll; un commilitone quasi robotico, nel suo incepparsi, nel suo adoperare modernissime pistole ad aria da compressore e vittima di interferenze sonore che rimbalzano da suoni anarmonici alle prime note di canzoni moderne; un'ostessa dai vistosi abiti moderni e moderni occhiali da sole; un personaggio che è giudice e narratore allo stesso tempo, che costantemente oscilla come appartenente ed elemento esterno dell'illusione scenica; un braccio destro che è quasi un'eco; un cugino che è spalla quasi silenziosa.

Chiave dello spettacolo il rapporto tra lui e il giovane principe che ha corrotto, il futuro Enrico V, ben interpretato da Andrea Sorrentino. È infatti il rapporto tra padri e figli il cuore nevralgico della rappresentazione, come sarà chiaro soprattutto nel momento in cui Battiston assumerà le vesti di Enrico IV in un cambio scena radicale realizzato tramite un gioco di funi organizzato direttamente dagli attori in scena.
Tutto lo spettacolo è come questo cambio scena: la finzione esposta, i suoi ingranaggi metaforici bene in vista. Tutto lo spettacolo si comporta come le protesi che a volte gli attori indossano e a volte semplicemente portano con se come suppellettili: oscilla costantemente uscendo ed entrando nel meccanismo di sospensione di incredulità.

Il risultato è spesso cacofonico e spiazzante
, ma non sempre in un senso positivo. Si finisce spesso per trovarsi "fuori", scollegati, sconnessi. Diversi sono i momenti in cui ci si sente sballottati ed estranei, perdendo di empatia per i personaggi, tanto quanto per la rappresentazione stessa.

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