Milano 16 e 17 Aprile, due giorni con GIULIO PERRONE - Gufetto Magazine

Milano 16 e 17 Aprile, due giorni con GIULIO PERRONE

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Il 16 e il 17 Aprile, a Milano alle ore 18:00, Giulio Perrone presenta(Alessio Dimartino con il suo "C'è posto tra gli indiani") e il primo libro della nuova collana di medicina narrativa iDiamanti (il professor Paolo Maggi con il suo "Una Cauta sapienza. Il medico, la parola, la cura").
 
Le presentazioni avverranno presso la libreria 6 ROSSO in via Alfredo Albertini 6 a Milano.
Di seguito le schede e i relatori.
 
 
 
 
 
 

 

Paolo Maggi

 

UNA CAUTA SAPIENZA

Il medico, la parola e la cura

  

IL LIBRO SARÀ PRESENTATO ALLA LIBRERIA 6 ROSSO IL 16 APRILE  2014 ORE 18.00

con l'autore il giornalista Alex Pietrogiacomi

 

 

 

Cos’è davvero la salute? La definizione che ne danno i medici, in genere, è una definizione in negativo: quando non c’è malattia, cioè quando non si diagnosticano nel corpo del paziente entità nosologiche che inducano a ritenerlo ammalato, allora c’è salute.

In altre parole, quando arriva il medico vuol dire che la salute se n’è andata.

Paolo Maggi, medico infettivologo, ripercorre la propria esperienza decennale in base alla quale racconta che in realtà la definizione esaustiva di “salute” è molto più complessa di quanto sembrerebbe.

Tramite un affascinante excursus nel repertorio classico e nelle più interessanti e sapienti iconografie della figura del medico nel corso dei secoli – Socrate, Platone, Alcmeone, Pitagora, solo per citarne alcuni – ci mostra come la recente definizione di salute fornita dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (salute come stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia) non faccia che radicarsi in quel bagaglio classico di conoscenze, recuperando finalmente il suo necessario portato di

umanità e compassione.

Va da sé allora che, quando il medico si limita alla semplicistica dicotomia presenza- assenza di malattia, ma non entra in questo complesso gioco di armonie – tra corpo, anima, universo – avrà capito ben poco del suo paziente. E non avrà compreso la nobiltà del suo mestiere. Anche se, in realtà, questo non è un mestiere, ma un’attitudine nei confronti dell’universo e dell’uomo. Il medico si trova in tensione tra molti aspetti del sapere umano ma riveste soprattutto un compito peculiare che non condivide con nessun’altra attività dell’uomo:si trova a vigilare su quella terra di mezzo fra la vita e la morte che è la malattia. È il custode della soglia: colui a cui è stata affidata la funzione di tenere gli uomini di cui si prende cura, per quanto possibile, lontani da quella soglia. Oppure di assisterli al meglio nel difficile momento in cui essi dovranno attraversarla.

Questo ruolo, grande e terribile, non può non interrogare il medico sul significato di vita, di

morte e di malattia.

Ed è proprio per questo motivo che la riflessione più profonda di Paolo Maggi prende in esame la Parola. La parola che si incarica di curare, la parola che apre al paziente la voragine della malattia ma anche la possibilità di operare una profonda trasformazione

interiore, riuscendo, nel migliore dei casi, a volgere la malattia in opportunità. L’opportunità di attraversare le strade del dolore, di conoscere se stessi, per sentire davvero la finitudine dell’essere umano accogliendone non tanto il limite e la desolazione ma anche la grandezza e la nobiltà. La parola del medico possiede un immenso potere sulla vita dei suoi pazienti. La parola del medico è Davar, potenza generatrice. E di questo bisogna avere consapevolezza. Perché è con la parola che il medico può indicare al suo paziente la mappa di quel territorio ostile in cui si trova ed insegnargli ad orientarsi all’interno di esso. Partendo dalle parole il paziente comincerà a narrare a se stesso la sua malattia e ne rintraccerà il senso all’interno della sua storia personale.

 

 

 

 

 

 

 

Alessio Dimartino

 

C’È POSTO FRA GLI INDIANI

 

IL LIBRO SARÀ PRESENTATO ALLA LIBRERIA 6 ROSSO IL 17 APRILE  2014 ORE 18.00

CON  L'AUTORE LO SCRITTORE GIUSEPPE ALOE E L'EDITORE GIULIO PERRONE

 

Un’auto in fiamme che corre lontano. Una rissa tra spacciatori magrebini con un cocker di troppo tra i piedi. Una madonna appesa al muro che raccoglie ringraziamenti per episodi salvifici nei quali, forse, non ha avuto poi ‘sto gran peso. Una comparsa di Cinecittà morta da un bel po’ ma ancora frequentatrice

di bar. Una partita di tennis decisamente fuori tempo massimo. Una veglia funebre tra narghilè, birra speziata e un malinteso di fondo. Un uomo anziano vestito in modo

 impeccabile che non si capisce davvero da dove spunti fuori. Il padre di un caro amico che non avrebbe mai dovuto scomparire e invece è scomparso.  Una donna amata ormai assente, ma più presente di quando era presente. Uno zingaro troppo cresciuto e dalla memoria troppo lunga. Uno zaino abbandonato con dentro un ricordo che ancora sanguina. Ad attraversare tutto ciò, in una notte che ha il sapore ferroso delle ultime cose, un uomo deciso a uccidersi. E infine una misteriosa presenza alla quale consegnare un cane e una confessione episodica, frammentata, su quello che è andato storto, sul perché, il percome e a chi attribuire le eventuali colpe.

E sorprendersi nello scoprire che ai raggi del primo sole un posto tra gli indiani, forse, è rimasto.

 

 

Marcello si fa di eroina, ma con parsimonia. Lo tiene in vita, al caldo. Come entrare in un pane appena sfornato, avere dieci orgasmi simultanei o dare il massimo in una prestazione
sportiva. Marcello fa il veterinario solo perché suo padre voleva facesse il medico e toccava ubbidirgli, ma lui, per dispetto, l’ha fatto solo a metà. Sopprimere o tenere in vita un cane o un pappagallo non fa differenza, è solo una questione di chimica. Marcello si sente un pessimo veterinario e un pessimo uomo quando sente il campanello suonare. E prima che suoni ha deciso di uccidersi, perché «uccidersi è il coraggio che scende sulla terra e si fa carne, gesto disperatamente, genuinamente umano». Alla porta, un uomo gli dà in custodia un cocker fulvo piuttosto in carne ma inappetente. Ma di quell’uomo e di quella consegna Marcello non sa nulla. Chi è l’elegante e sconosciuto anziano convinto di aver assolto al suo compito lasciandogli quella bestia? E poi, per conto di chi? L’ospite indesiderato, però, non dovrà interferire con i piani di quella notte: con il cane al guinzaglio Marcello percorre la strada che lo porterà nel luogo dove ha deciso di farla finita. Ma in un universo tanto grande è inevitabile che accadano degli incidenti. E quella è una notte fitta di incidenti. Così inizia una peregrinazione zoppicante che lo trascina in un imbuto di incontri, allucinazioni e ricordi.
Bar aperti tutta la notte, risse di spacciatori, bande di pakistani che vendono sigarette senza permesso, barboni che non accettano l’elemosina, un padre riemerso da un’immersione durata anni, e troppe esistenze che hanno iniziato a morire da parecchio tempo. «Se questa storia fosse un film sarebbe uno di quelli in bianco e nero, con la macchina da presa che accarezza caffettiere arrugginite senza caffè e letti sporchi e scombinati».  

 

Una storia illuminata solo da un neon intermittente che incalza e brucia ogni tappa e dove, dopo i titoli di coda, da qualche parte, potrebbe esserci un nuovo inizio.

 

Alessio Dimartino è nato a Roma, dove tira a campare tra il lusco e il brusco. Ha pubblicato due romanzi: Tutti vivemmo a stento (2010) e Il professore non torna a cena (2012)

 

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