Swedish Death Metal di Daniel Ekeroth - Gufetto Magazine

Swedish Death Metal di Daniel Ekeroth

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SDM non è soltanto un percorso-costruito magistralmente- nella nascita, evoluzione e "morte" del death svedese, ma anche un invidiabile sorta di Annale di un passato lontano e di una genesi caotica, viscerale e decisamente entropica.

Sin dalla prefazione, con fare anche un po' teatrale, l'autore (dentro la scena anche come musicista di diversi gruppi) offre una sorta di transfert conoscitivo tra chi ha passato il suo tempo e cerca nuova linfa per poter offrire il testimone e chi è assetato di conoscere una leggenda.

Dopo un'accurata panoramica del death internazionale e dei legami che si stringevano e si contorcevano tra punk e il nuovo genere che stava fuoriuscendo dallo stato embrionale, si entra subito nel vivo dell'isola nord europea.

Mentre il thrash impazzava nel mondo, il 1983 mostrava una Svezia ridicolizzata da gruppi inutili come gli Europe e il loro sfinterico rocckettino plasticoso, che agli occhi mondiali si ergevano come rappresentanti dei gusti di una nazione che in realtà aveva un sottobosco (e spesso neanche lo sapeva) dedito al crust di gruppi come gli Asocial.

In un frangente  quasi situazionistico, ecco uscire dalle tenebre, anzi dalla mente Oi!/Punk di Quorthon (al secolo Tomas Forsberg), la band che diede il via (con la sua influenza) al movimento svedese: i Bathory.

Definiti negli Stati Uniti come il primo gruppo death metal, ebbero certamente il merito di accendere una fiamma che sarebbe stata tenuta viva per circa un decennio da un manipolo di involontari eroi/musicisti e soprattutto di contribuire fattivamente allo sviluppo del genere che poi, negli anni '90, avrebbe fagocitato lo SDM... il Black Metal.

Dal loro primo album si apre così lo scenario che Ekerot disegna magistralmente, con cura e passione certosina, raccontando la vita nelle città, le differenze tra la provincia e la capitale, i nuclei che si aggregavano per dare un senso alla loro passione e adolescenza (con nottate di alcol e """depravazione""" ingenua), le influenze e la voglia di essere i più malvagi, veloci, estremi.
Tra demo, tape trading per farsi e fare cultura musicale, fanzine, uomini essenziali per lo sviluppo del Death in Svezia (come Ahlqvist per i concerti), studi di registrazione che amalgamarono fino a formare il sound di questo stile le pagine del libro avviluppano il lettore, conducendolo per strade, locali e nottate che hanno visto crescere i protagonisti di quel mondo passato e oggi così lontano.

Per chi, come il sottoscritto ha avuto modo di "ascoltare" quel periodo nei suoi anni, è un tuffo nei ricordi, un memorabilia costruito sull'evoluzione di sound come quello dei Treblinka, poi Tiamat, di aggressioni sonore poi ammorbidite che hanno avuto l'apice della notorietà con gli Entombed...per il giovane amante del metal SDM invece deve sembrare una specie di parco giochi dove perdersi tra la stanza degli specchi (il death e il thrash e il black e il nuovo death) e le montagne russe (funambolico il viaggio per immagini offerto in questo testo, che rende davvero 'onore' a tutto il movimento e al suo excursus) cercando di assaporane il più possibile di ogni attimo.

Notevole anche per l'attenta analisi di altri generi come il già citato black metal e la sua viralità, il saggio-narrativo è anche di grandissima utilità per rapide consultazioni dato che vive di appendici su tutte le band e le fanzine trattate e conosciute/ascoltate.

Per concludere questa incompleta recensione (ma su Swedish Death Metal si potrebbero scrivere pagine infinite) possiamo definire l'oggetto dell'analisi come un vero e proprio monumento al genere, che ne glorifica e accusa con lucidità invidiabile ogni pregio e difetto... senza accademismi ma solo coni desiderio di dare voce realmente a un amore incondizionato verso la musica e i suoi protagonisti... occulti e non.

In tre righe? oltre la semplice storiografia.

Parole di The Oyster Cult

Swedish Death Metal
Autore: Daniel Ekeroth
Tsunami Edizioni- pp.gg.460-22 €- 2012

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