Incontro con Paolo Mascheri, autore de "Il Gregario" Minimum Fax - Gufetto Magazine

Incontro con Paolo Mascheri, autore de "Il Gregario" Minimum Fax

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“Il gregario” di Paolo Mascheri è il mio must dell’autunno 2008.
A voi, l’intervista esclusiva.
GF: Mascheri, ho appena pubblicato (qui) la recensione del tuo nuovo libro: il romanzo “Il gregario” (Minimum Fax, settembre 2008). È una prassi: bastona il recensore. Qui da noi, si può: ci piace essere educati. Evidenzia tutti i passi ambigui o sospetti, tutti i miei errori e i fraintendimenti. Racconta ai lettori dov’è che il Franchi ha scritto cazzate. Carta bianca: vai.

PM: Non mi permetterei mai. Le recensioni, quando non scadono nel morboso o nell’ipotizzare agganci con la vita vera dell’autore, vanno accettate come sono.

GF: Bene. Paolo, ave. Un letterato laterale, contemporaneo vivente, minore, scriveva in un suo racconto: “Paolo Mascheri ha esordito pubblicando Poliuretano una manciata d’anni dopo il duemila. Ho pensato che se si fosse chiamato Paul Mask avrebbe venduto cinquantamila copie”. Più avanti, parlava del titolo originario dell’opera: “Fratelli dei cani”. Che dici, adesso ci siamo?
Come vaticinato, Paul Mask è diventato, quattro anni dopo, autore Minimum Fax. Sensazioni, sentimenti e stato d’animo nei giorni della pubblicazione del Gregario.

PM: Non ci siamo ancora, lo sai bene. Le cifre sono troppo, troppo alte per me.
Noi siamo stupidamente sempre più esterofili su tutto e Paul Mask senz’altro venderebbe di più. Sensazioni. Che dire? Non ho mai avuto l’ansia da pubblicazione o da recensione. Ovviamente uno si preoccupa per come andrà il libro, per il successo o l’insuccesso che avrà, è naturale, ma alla fine ogni sensazione di ansia, attesa o preoccupazione va stemperata pensando alla scrittura. Solo quella conta davvero.

GF: Genesi e storia dell’opera: quando hai cominciato a lavorare a questo romanzo? Cosa volevi scrivere, in principio? Cosa volevi realmente comunicare? Sei felice della realizzazione dell’opera, o hai qualche rimpianto?

PM: Ho cominciato sul finire del 2005. All’inizio volevo che tutto il romanzo si snodasse e girasse attorno al protagonista e al personaggio di Yulia. Poi andando avanti con la stesura mi sono reso contro che il personaggio del padre aveva una autonomia e un carisma forti e conduceva il romanzo verso di sé. E a quel punto la mia progettualità è saltata per aria e ho dovuto, sono stato costretto a scrivere un romanzo sul rapporto tra padri e figli e sulla figura del padre. Ho riscritto più e più volte i capitoli, lavorato molto sul testo, perché sentivo che dovevo scrivere qualcosa di sostanzialmente diverso rispetto al mio primo libro, qualcosa di più maturo e consapevole. Se avessi voluto, avrei potuto pubblicare altre due raccolte più o meno identiche a Poliuretano, dal 2004 ad oggi. Ma io non avevo più ventiquattro, venticinque anni e sentivo che dovevo mettermi in gioco e prendere una strada più complessa e difficile, una strada che mi avrebbe richiesto più tempo e umiltà e silenzio, una strada che andasse dritta al “punto della questione”. Anche per questo, oltre che per i tempi di attesa e rifiuti editoriali e l’impossibilità di vivere di scrittura, è passato molto tempo tra il mio primo libro e Il gregario. Perché necessitavo di tempo per migliorarmi e mettere a fuoco quello che volevo e dovevo fare.
Non credo si possa essere felici della realizzazione di un’opera. E forse nemmeno si deve. Quando un libro esce è già finito, passato, morto, superato da un pezzo per chi scrive e c’è solo il pensiero e l’ansia per il prossimo.

GF: Cosa pensi del multiculturalismo? Hai scritto: “Perché in Europa non si può criticare apertamente il multiculturalismo o l’Islam senza essere considerati dei nazionalisti analfabeti? È davvero l’eco della paura dei totalitarismi o l’Europa è ostaggio di un’unica lobby di pensiero?”. Rispondi tu a queste domande. Qui puoi.

PM: Del multiculturalismo in sé non penso niente ovviamente. Il frammento che hai estrapolato si riferisce a come si è realizzato almeno da noi, il multiculturalismo. Se il multiculturalismo si realizza sotto l’egida del rispetto reciproco e di flussi migratori controllati può essere la più grande occasione di democrazia. Ma se si realizza attraverso flussi migratori incontrollati, sotto una geopolitica del caos, e senza che ci sia rispetto verso la cultura, le leggi e le conquiste del paese ospite allora aumentano solo l’illegalità, lo sfruttamento e la paura.
Mi sembra che si tenda a vedere il fenomeno in maniera ideologica nella letteratura come nel cinema italiano ed europeo, non sempre ma molto spesso. Chi non si allinea col “pensiero organico” è ignorante o nazionalista o, peggio ancora, razzista. Questo atteggiamento da totalitaristi del pensiero è intellettualmente intollerabile e moralmente scorretto, a mio avviso.

GF: Nel Gregario nomini Coetzee, la Yourcenar, Lee Masters e Fante: sono tutti padri della tua scrittura, o in qualche frangente s’è trattato, semplicemente, dell’amore per una e una sola opera o per qualche frammento? Perché hai ritenuto opportuno integrare quei passi nel romanzo? In passato, nominavi Jones, Bukowski e Carver come punti cardinali: è ancora così? (cfr. intervista, 2004)

PM: Sono o sono stati per me tutti quanti autori importanti come molti altri. Ho integrato quei passi perché la frase della Yourcenar e il frammento di Lee Masters entravano pienamente nello spirito del libro. Coetzee è il mio scrittore preferito. Mi piacciono molto Alice Munro, Richard Yates, Imre Kertèsz, Philip Roth, Michel Houellebecq e la lista sarebbe lunghissima…

GF: Cosa sogni che scrivano, del tuo Gregario? Parlo sia della critica che dei tuoi lettori. Qual è la frase che non vorresti mai leggere e quella che sogni venga pubblicata? Cosa vuoi risvegliare, nel pubblico?

PM: La recensione di Filippo La Porta (XL) mi ha fatto indubbiamente molto piacere. In tutta sincerità, attualmente, non ho timori da questo punto di vista. Ho puntato dritto al cuore del lettore. Ho abbandonato ogni paura di essere “troppo sentimentale” o “troppo poco provocatorio”, “troppo poco diretto”. Paure che ai tempi del mio esordio avevo e che probabilmente condizionavano la mia scrittura. Allora ero anche molto giovane e aveva in ogni caso un senso avere quell’attitudine per me, in quel dato momento. Oggi sono meno giovane e ha senso, ha avuto senso cambiare, mettermi in gioco.
Vorrei arrivare in profondità, scavare nei personaggi, parlare dei rapporti e dei legami sentimentali e famigliari nella maniera più profonda e umana possibile senza cadere nelle trappole del cinismo facile né della retorica.

GF: Narrativa italiana contemporanea. Nomina tre artisti che apprezzi, e tre che sinceramente detesti o disprezzi; e motiva la sua scelta, argomentando a piacere. Spazio non manca.

PM: Ci sono alcuni buffoni sia nel mondo underground che mainstream. Ma non vanno nemmeno ignorati. Apprezzo chi fa il nostro lavoro con umiltà e onestà e coraggio. Ci sono alcuni scrittori della mia generazione dai quali senza dubbio mi aspetto grandi cose. Negli ultimi tempi ho letto tre libri italiani molto belli. Troppi Paradisi di Walter Siti, Una cosa piccola che sta per esplodere di Paolo Cognetti e il bellissimo Kaddish profano di Francesca Mazzucato. Col Kaddish Francesca Mazzucato ha raggiunto, per profondità e stile, livelli elevatissimi, a mio avviso.

GF: Editoria italiana contemporanea. Nomina tre collane – o tre editor – che ammiri, e raccontaci perché. Ti stiamo domandando dove leggere grande narrativa, italiana o straniera. Siamo una comunità di lettori forti ma caotici: aiutaci.

PM: Da sempre la mia casa editrice preferita è Minimum Fax e sono molto orgoglioso di farne parte. Minimum Fax ha pensato ai lettori veri e non alle mode. Questo ha fatto la differenza, insieme ovviamente ad altri fattori e ai grandi autori riscoperti o scoperti. Con Nicola Lagioia ho lavorato molto bene. Nicola ha migliorato il mio lavoro e ha avuto un grande rispetto della mia scrittura e delle mie scelte. Spero che anche in futuro ci sia l’opportunità di lavorare assieme.
In genere come lettore non bado alle case editrici. Vado ad intuito e seguo gli scrittori che amo. In fondo sono gli scrittori che contano.

GF: Come stai? Cosa sogni in questo momento della tua attività artistica? Cosa puoi promettere o anticipare ai tuoi lettori?

PM: Sogno di avere il tempo, la calma, le condizioni giuste e soprattutto la forza per finire un altro romanzo. Ai miei lettori, ammesso che ne abbia di lettori forti che mi seguono, vorrei promettere che lavorerò seriamente, che li sfiderò a ogni libro.

GF: Opera dedicata al padre e alla madre. C'è qualcuno che vorresti ringraziare o salutare? Che so: compagna, agente, redattori della casa editrice... vai.

PM: Già fatto in privato. Molte grazie.




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