Incontro con Gianfranco Franchi - Gufetto Magazine

Incontro con Gianfranco Franchi

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Gianfranco Franchi è una figura atipica nel panorama editoriale italiano; da sempre si schiera dalla parte degli indipendenti e combatte per una cultura svincolata dalle logiche e dall’appiattimento intellettuale del mainstream. Passione e impegno.E’ stato coordinatore di due riviste letterarie universitarie, speaker radiofonico ed editore; è scrittore e responsabile del portale indipendente di comunicazione e critica letteraria Lankelot. Ha pubblicato libri di poesia, poi confluiti nella raccolta L’inadempienza (Il Foglio, 2008), e narrativa: Disorder (Il Foglio, 2006), Pagano (Il Foglio, 2007).
Lo incontro nel suo rifugio monteverdino: tè freddo, sigarette e Jack London che ci osserva dallo schermo del pc.

Gianfranco, ti definisci inadempiente. Verso cosa?

Verso la vita e verso la poesia. Questo libro segna una battuta d’arresto in un percorso che è durato circa quindici anni, di cui dodici di scrittura; poteva portare altrove, poteva essere armonioso nel tempo, invece è stato una frattura. C’è stata una rottura netta tre anni fa e da tre anni non scrivo versi.

Tu affermi di non volerne scrivere più, perché?

Non ci riesco proprio più, fisicamente. Posso scrivere qualunque altra cosa, ma non riesco a scrivere poesie. Certo, può sempre capitare che mi caschi un vaso in testa, come a Cyrano, e il giorno dopo, invece di morire, mi metta a scrivere di nuovo versi, anche se mi sembra un po’ difficile! (Ride)

Il libro si apre con Il disertore e si conclude con Scissione. Sono immagini forti, ma negative…

Sì, sono immagini negative e la diserzione va considerata nei confronti della borghesia, in prima battuta, da cui derivo e discendo. Non è comunque una diserzione nei confronti dell’ideale, ecco a quello rimango fedele nel tempo. Forse, ma quando l’ho scritta a diciotto anni non lo sapevo, è nei confronti della poesia, però questo possiamo dirlo ora. All’epoca pensavo alla borghesia. Da questo, inevitabilmente, deriva anche la scissione.




Cosa è stata per te la poesia? Urgenza artistica o scelta ponderata?

Prima è stata una questione di appartenenza assoluta alla letteratura, che per me, in quel momento, coincideva con la poesia. Una cosa poco divulgata è che nel 1983, quando avevo cinque anni, Radio Rai leggeva i miei versi, trascritti con pazienza da mia nonna: ricevetti chiamate dai miei parenti che abitavano in Jugoslavia, oggi Croazia, scioccati per aver sentito declamare in radio le poesie del bambino Gianfranco Franchi! (Ride) Comunque, a parte gli scherzi, è andata avanti così per tanti anni, ho letto molto, molto: davanti a te ci sono sette scaffali e contengono tutti libri di poesia. Ho interiorizzato tutto, ho sperimentato tanto e a un certo punto mi sono reso conto che non avevo più niente da dire. Ho fatto come quei calciatori che arrivati a trentadue anni dicono: “Da qui in avanti peggioro”; è quello che ho pensato io e ho smesso di scrivere versi. Non di leggerne, ma di scriverne sì.

Trieste e Roma. Che rapporto hai con queste due città che ricorrono spesso nelle tue creazioni letterarie? Cosa rappresentano per te?

Trieste è mia madre, mia nonna paterna: larga parte del mio sangue. E’ la mia cultura. Roma è mio padre, la città che mi ha adottato e mi ha allevato, anche se per me Roma coincide con Monteverde. Roma è troppo grande per parlarne. Non mi sento romano, sono un triestino cresciuto a Monteverde.

Nell’Inadempienza compaiono molti riferimenti a testi di canzoni, hai anche dedicato dei versi ad Ian Curtis. Per te che relazione c’è tra musica e poesia?

In questo libro c’è Curtis, c’è inevitabilmente Thom Yorke, ci sono i Primal Scream, De Gregori, Lou Reed, Sid Vicious, c’è tanto! Molto discende anche dal fatto che larga parte delle volte scrivevo con la musica in sottofondo. Questo vale anche per la narrativa, anche se lì si vede meno. In poesia si sente molto di più. Ce n’è una che si chiama Preghiera pagana: l’ho scritta mentre ascoltavo Pagan Poetry di Bjork. Non è l’unico caso, ci sono rapporti di derivazione abbastanza chiari.


Il secondo dei sei capitoli lirici che compongono questa antologia inizia con una citazione di J. L. Borges sulla bellezza. Cos’è la Bellezza per il Poeta?

La bellezza è l’abbraccio non dato. E’ una ragione di esistenza, di resistenza alla vita.


La poesia di questa raccolta che più ti rispecchia in questo momento?

Quella in cui dico che la letteratura deve essere mia moglie, mia madre, la mia dea e che non c’è nient’altro.


Quella, o quelle, che invece senti non appartenerti più?

Mi verrebbe da dire qualcosa che ho scritto per qualche ragazza con cui i rapporti sono durati, tutto sommato, poco. In realtà, arrivato a quasi trentun anni, posso dire di non essere stato pienamente consapevole di ciò di cui scrivevo quando parlavo di morte o suicidio, e mi dispiace, perché poi lo si scopre. Quelle parole vanno usate quando è davvero il momento di usarle. Ho peccato, lo ammetto!

Per quanto riguarda la veste grafica del libro, è stata una tua scelta impaginarlo così?

Tutto merito di Marco Fressura, antichissimo sodale e grande amico, con cui ho dato vita alle prime riviste storiche dell’università Roma Tre e che ha curato anche l’edizione di Pagano. Copertina, impaginazione, editing, selezione dei testi: tutto merito suo!

Una delle poesie s’intitola Secret hell. Qual è il tuo inferno segreto?

Una canzone dei Deus si chiama così. L’inferno segreto, mmmh…sicuramente qualcosa legato alle radici plurime, al sangue bastardo, queste cose qui. Sì, in linea di massima è così!


Il cigno è un’altra figura ricorrente nei tuoi versi, cigno di volta in volta muto, nero , di cristallo. Dove lo faresti volare?

In una splendida Arcadia, in una società letteraria fatta per artisti e intellettuali, però, in assenza dell’Arcadia, lo farei volare a Villa Pamphili insieme alle nutrie! Ci hanno tolto le nutrie! (Ride). Se mai dovessi riscrivere versi comporrò un poema dedicato a loro, non l’ha mai fatto nessuno in Italia! Montale diceva: “Mi vanto perché ho cantato i limoni”, io dirò: “Mi vanto perché ho cantato le nutrie”!



I tuoi prossimi progetti editoriali?

Da autore un saggio in uscita per Arcana che dovrebbe uscire entro un anno. Ancora non si può dire il nome della band, ma anticipo che è il secondo più grande gruppo inglese della storia. Per quanto riguarda la narrativa c’è una raccolta di racconti, compatta come un romanzo, che dovrebbe uscire per Castelvecchi, sempre entro un anno. Poi c’è la traduzione completa di tutte le opere di Ian Curtis, in versi e in prosa, che cerca editore e poi…ho tre romanzi in testa: vediamo qual è il primo che scrivo!

A questo punto ci aspettiamo grandi cose…

Come vedi non c’è più la poesia! (Ride)


Saluto Gianfranco, la gatta Cippa che ha assistito, immobile, a tutta l’intervista e mi avvio verso casa. Mi fermo di colpo. Un cigno bianco mi ha tagliato la strada.


Articolo di Maria Grazia Becherini



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