Bang Art! L'intervista - Gufetto Magazine

Bang Art! L'intervista

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Gennaio 2009. Arriva in edicola Bang Art. La prima rivista d'arte per lottatori mascherati.

 

Arte- Illustrazione- Fotografia- Toys –Coolhunting pubblicata da Coniglio Editore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Raccontaci come e quando nasce il progetto Bang Art.

 

BANG ART è appena nata, il primo numero è in tutte le edicole proprio in questi giorni. BANG ART è la prima rivista a trattare tutto quel nuovo tipo di arte che, finalmente, si sta facendo conoscere anche in Italia. Arte che potremmo definire "ipercontemporanea". Pop-surrelismo, lowbrow, gli art toys, la fotografia più coraggiosa, le tendenze più sorprendenti. Siamo in tre a gestire i contenuti e la grafica della rivista, Siriana Flavia Valenti, Andrea Sanguigni e il sottoscritto. Siamo gli stessi che nel 2003 crearono STIRATO Postermagazine.

Bang Art è una rivista frutto di telepatia, la dote più importante in un progetto come questo: sapersi capire senza parlare molto. "Fare", invece che starsene arroccati a criticare la disastrosa situazione dell'editoria italiana. Cercare di far ondeggiare un mare apparentemente piatto come una tavola, ma che, guardando bene, è vivo, magari negli abissi più profondi, di novità. E poi c'è il motore del progetto, Francesco Coniglio, il nostro editore, che con una vera e propria "zampata" ci ha affidato 64 pagine da riempire con tutto quello che, come ci piace dire, "è bello guardare".

 

 

 

A chi è indirizzato?

 

Mi viene in mente una sola parola: curiosità. Il nostro lettore tipo è un lettore curioso. Che si attiva per combattere la passività. Bisogna prendere ogni pagina di BANG ART come uno sparo, BANG!, un colpo di partenza per una corsa personale. Al posto dell' Arrivo, la Bellezza.

Non bisogna necessariamente essere esperti d'arte o critici per leggere BANG ART, cerchiamo di offrire l'arte come una pietanza prelibata, gustosa... Poche chiacchiere, molte immagini di cui innamorarsi. Il lettore tipo di BANG ART, ripeto, è chi ha voglia di conoscere tutto quello che ancora non sa.

 

 

 

Quale vuole essere il suo obiettivo?

 

Ogni pagina di BANG ART trabocca di siti, di link, di suggestioni, di input per una ricerca che il lettore deve fare oltre e dopo la rivista. Come intraprendere un viaggio di cui non si conosce la meta, bando ai timori. L'obiettivo primario di BANG ART è di far conoscere artisti che altrimenti rimarrebbero sconosciuti, che magari non riescono a trovare la strada per le gallerie che si professano "di ricerca". Cerchiamo di comprimere nelle nostre pagine tutto quello che ci piace e che di certo piacerà anche ai nostri lettori. Diminuiamo i gradi di separazione tra gli artisti e chi l'arte la fruisce, illuminiamo con dei fari accecanti le realtà sommerse e ridimensioniamo quelle che, a volte immeritatamente, sono emerse.

 

 

 

 

Come vengono selezionati i contenuti?

 

Con la telepatia di cui ti parlavo. Scegliamo alcuni autori che ci scatenano la fantasia, che ci fanno ribollire il sangue, o che, semplicemente, ci lasciano senza parole. La scelta all'inizio può sembrare casuale, poi, andando avanti con la creazione del numero, si scopre che le connessioni tra gli autori selezionati sono di più di quanto noi stessi avremmo potuto sperare. Cerchiamo di mescolare in un solo numero più stili possibile e la cosa che ogni volta (e parlo anche per l'esperienza di STIRATO) ci stupisce è come artisti di nazioni lontanissime, dalla storia personale opposta, dalle ispirazioni diversissime, si incontrano sulla carta stampata, e sembra si conoscessero da sempre. In BANG ART cerchiamo poi di dare un seguito a quello che il singolo artista ci propone, secondo il nostro gusto. Quindi ecco, per parlare del primo numero, un lungo special su New York, città d'arte per eccellenza; articolo che segue una lunga intervista ad Autumn Whitehurst, artista che a New York ci vive e ci lavora. Ecco poi uno special sulla arte violenta, quella del cinema di Tarantino e delle performance di Chris Burden, subito dopo una lunga intervista con Robert Yager fotografo di cui presentiamo la serie-reportage scattata in una gang losangelina. Una sorta di coda fatta di affinità con le personale visione del mondo dell'artista intervistato. Coda che continua anche nelle recensioni dei libri, ad esempio.

 

 

 

Perché la scelta di farne un bimestrale?

 

Non certo per mancanza di artisti, contatti o tematiche. Solo perché il mercato italiano non reggerebbe un'esplosione al mese. BANG!

 

 

 

I collaboratori sono quasi tutti italiani, tuttavia i personaggi intervistati e i contenuti son quasi esclusiavamente stranieri. Lo vuole il caso o il progetto?

 

Sono sincero e ti rispondo sinceramente. Gli artisti stranieri sono più bravi. A volte sentiamo una fastidiosa abitudine a cogliere (e non uso il fastidioso termine "copiare" per educazione) dall'estero le tendenze, gli stili, le novità e riproporle senza neanche avere il gusto di farle proprie. Ora, è chiaro che ogni creativo ha le sue ispirazioni, che possono venire dal passato, dal suo artista preferito, dal vicino di casa, ma se devo scegliere tra un artista italiano che "mi ricorda molto Xxxxx Xxxxxxx", preferisco coinvolgere direttamente l'originale. Non vogliamo peccare di esterofilia, d'altronde, e non siamo assolutamente chiusi rispetto all'Italia, ma è una semplice questione di percentuale. Il concetto di Italia vs Mondo non ci appartiene, anche perché negli ultimi anni, grazie a Internet, i confini rimangono solo nei libri di geografia di terza media. Speriamo che il pubblico di BANG ART non sia solo italiano, così come gli artisti presentati, e quindi ecco che le possibilità diventano infinite...

 

 

Quali canali utilizzate per la promozione della rivista? E che risposte cominciate ad avere?

 

Di certo Internet è il più importante. Un immenso catetere di informarzioni, molte inutili, altre imprescindibili. Cerchiamo di comunicare, attraverso una comunicazione fatta di megabyte, l'esistenza di una nuova rivista fatta di carta, il che è già un evento. Siamo su facebook (cercando "bang art") e il nostro sito www.bangart.it, presenta una "fantasiosa" anteprima della rivista. Sta al pubblico non accontentarsi del gelido web e andare in edicola per comprare una copia di BANG ART. Quella cartacea è la vera BANG ART, il web, per quanto sia benedetto per aver eliminato le distanze e aver aperto gli occhi a molti, rimane anche una sorta di bar di provincia dove le chiacchiere si sprecano e non si arriva mai al dunque.

 

 

 

Bang Art. Perché acquistarla?

 

Perché non esiste un'altra rivista che compra i libri da recensire e li brucia, se non gli sono piaciuti. Non c'è un'altra rivista che è alla ricerca della fantasia grafica e arriva a "personalizzare" anche il codice a barre. Trovami tu una rivista che al posto dell'inchiostro, usa la polvere da sparo. BANG!

 

 

Qualche anticipazione sul numero due?

 

Il claim di copertina della seconda uscita, prevista per marzo2009, recita: LA PRIMA RIVISTA D'ARTE PER JEDI COI DENTI AGUZZI. Questo già fa capire che nel numero si parlerà i vampiri, grazie anche all'arte di Sam Weber, ma presentati in maniera un pò diversa dal solito, insomma, siamo un pò stanchi di questi dandy impomatati che ti guardano di tre quarti dagli schermi televisivi, e tutte le ragazzine coi loro gridolini dietro. Poi Guerre Stellari, una galassia di icone per nuove generazioni. E ancora un lungo special sulla Cina e la sua nuova arte con due interviste esclusive, una a Xiaoqing Ding, esponente di spicco dell'arte pop-surrealista cinese, e una a Maleonn, le cui fotografie sono quasi pieces teatrali. I toys "commestibili" di Jon Burgerman e un fumetto inedito di quel mito che è Richard Sala. Artisti emergenti, paper toy, e tanto ancora da scoprire, sfogliare.

 

 

 

 

Quattro chiacchiere di Isabella Borghese

 

 

 

 

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