Intervista a Salvatore Parisi - Gufetto Magazine

Intervista a Salvatore Parisi

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Nella nostra continua ricerca personale e giornalistica incappiamo in moltissime realtà e vi proponiamo quelli che sono i risultati di indagini e piaceri vissuti in prima persona.

Ambiti diversi, spesso apparentemente distanti tra di loro o complici nella loro consequenzialità, che regalano suggestioni e ottimi spunti. Capita poi in queste ricerche di incappare in veri e propri gioielli, in rarità fatte di una luce pura che rifrange in ogni dove e capita di poter essere annoverati tra quei fortunati, che possono conoscere il creatore di tale rifrazione e bellezza.

 

Qualche tempo fa abbiamo ricevuto lo splendido e elegantissimo “Il sigaro Avana secondo Salvatore Parisi” (Acta), il volume aveva già nel suo impaginato qualcosa di magnetico, riusciva a catalizzare completamente l’attenzione e la curiosità, invitando prepotentemente alla lettura.Una volta cominciata la lettura è stato un crescendo maestoso e epico in cui veniva sviscerato tutto l’amore di un italiano per gli Avana, i suoi primi incontri, la curiosità che lo ha spinto a Cuba più volte alla ricerca dell’essenza stessa del pregiato manufatto, le impressioni personali e le tecniche di conservazione, taglio, creazione. Tutto attraverso l’uso del racconto, tutto con la capacità di raccogliere attorno a sé volti e occhi estranei e renderli vittime compiaciute di una vita donata al bien vivre, al gusto e ai sigari. Ci siamo soffermati con il sorriso sui capitoli degli incontri importanti e quanto mai straordinari vissuti da questo nostro connazionale, abbiamo ammirato le splendide foto che corredano il testo, curiosando voyeuristicamente all’interno delle stanze della sua casa (vero tempio della ricerca dell’eleganza maschile) restando a bocca aperta di fronte ad alcuni pezzi vintage (dedicati ai sigari e all’uomo) di eroica grandezza. Imperdibile poi, nella sua determinata e (ci venga concesso il termine in modo ammirato e benevolo) ossessiva descrizione, il capitolo “Come si fuma il sigaro Avana”, vademecum imprescindibile e davvero da imparare a memoria, che porta la firma di un uomo che nel corso degli anni ha sviluppato una sensibilità e una maestria tale da riuscire a infondere (là dove ce ne sia bisogno), con la tenacia della sua scrittura, la giusta dose di dovizia nel maneggiare il prezioso Avana e finalmente assaporarne i paradisiaci fumi.

Un libro unico. Un libro unico scritto da un uomo che incarna pienamente la nobiltà d’animo dei tempi migliori per il maschio, un uomo che vi presentiamo- e ringraziamo- in questa intervista: Salvatore Parisi.

 

 

Quando ha maturato l’idea di scrivere un libro?

Mi sono lasciato convincere dagli  amici Roberto Di Serio e Alberto Caniato i quali, animati da un forte entusiasmo, mi hanno invitato a scrivere un libro che descrivesse la mia storia nel mondo dei sigari Avana. Ho impiegato circa un anno per la stesura dei testi, alcuni dei quali scritti di getto, mentre quasi un altro anno è passato a lavorare con i fotografi e il grafico per impaginare testo, immagini e didascalie. L’elegante veste grafica e la qualità della rilegatura mi hanno particolarmente gratificato.

 

 

Non aveva paura di essere uno tra i tanti?

No, perché il libro è nato con l’idea di raccontare un’esperienza intensa e personale e in quanto personale, impossibile da accomunare ad altri testi che trattano dello stesso argomento. Il titolo in sé vuole immediatamente comunicare al lettore che quanto scritto è frutto di un punto di vista decisamente soggettivo.  Copertina e titolo sono alquanto presuntuosi, ma credo di potermelo  permettere perché ho sufficienti medaglie sul mio petto di fumatore. Mi sono immerso tenacemente nell’universo Avana senza alcuna influenza modaiola, ho conosciuto la realtà del tabacco cubano in poco più di 50 viaggi a Cuba, custodisco una riserva di sigari, oggetti vintage e una biblioteca davvero considerevoli, frutto di un infaticabile lavoro di ricerca. Ho sempre condiviso il mio sapere ed entusiasmo con i numerosi fumatori, talvolta giovanissimi e alle prime armi, ho aperto le mie “entrature cubane” a chiunque me lo ha richiesto, ho partecipato a numerosi eventi nazionali ed esteri con il piacere di condividere e potenziare la cultura del fumo più affascinante. Questo libro è la sintesi delle mie storie e delle convinzioni che ho maturato nella lunga frequentazione  di quello che amo definire “l’Universo del Sigaro Avana”. Negli ultimi anni sono stati pubblicati un’infinità di libri su questa materia, ho letto cose molto interessanti, ma anche una quantità enorme di stupidaggini ed inesattezze; come sempre, quando si conosce a fondo una materia, bastano poche righe per comprendere le competenze e valutare la qualità di un opera. Sicuramente non ho risposto a tutte le domande che spesso gli amanti del sigaro Avana si pongono, sia perché la materia è vastissima e sono molti gli aspetti che mi sono ancora ignoti, sia perché esistono argomenti che devono necessariamente restare, al momento, ancora nascosti come veri e propri tabù. Sono però sicuro che il lettore troverà nel mio libro, numerose informazioni che miglioreranno la qualità e il piacere delle fumate e molti argomenti che amplificheranno l’interesse per questo incantevole mondo.

 

Come può nascere la passione per il sigaro e qual è il giusto modo di farla crescere?

La passione può nascere in mille modi. Indubbiamente nell’ultimo decennio il sigaro è stato un oggetto di moda che ha permesso un po’ a tutti di avvicinarsi a questo dispensatore di piacere. Chiaramente non tutti ne sono rimasti “folgorati” infatti, adesso che la moda sta scemando, sento alcuni dichiarare “mi sono tolto il vizio!”. Come si può definire il fumo dei nobili Avana un vizio? E’ praticamente impossibile aver conosciuto il piacere di fumarli e poi abbandonarli! Come ho scritto, il Piacere con la P maiuscola  si conquista solo con la disciplina e la ricerca. Non è difficile, invece, alimentare l’interesse per il mondo del sigaro Avana poiché è talmente complesso e ricco di suggestioni che raramente non va aumentando negli anni, sigaro dopo sigaro.

 

 

Quando pensa a un sigaro quali sono le prime cose che le vengono in mente?

Gli  Avana mi regalano emozioni in qualunque delle attività che li riguardano: acquistarli, contemplarli, fumarli o curarli. In nessun caso il sigaro mi evoca immagini caraibiche e/o ricordi di esperienze cubane! Il mio imprintig con il fumo dell’Avana ha come matrice culturale la vecchia Europa. I ricordi sono legati alle cattedrali del gioco di Baden Baden, Deauville, Montecarlo, Beaulieu, Divonne e tante altre ancora; ai templi del tabacco e dei clubs inglesi, svizzeri e francesi e alle plazas de toros di mezzo mondo.

 

Cosa significa “saper fumare” per lei?

Rispondo raccontando il mio amore infelice con il fumo della pipa durato trentacinque anni. Trentacinque anni di amore e odio! Amore che significa aver più volte negli anni acquistato con entusiasmo pipe e tabacco per poi abbandonarli con risentimento a causa del disgustoso sapore della condensa nel boccino e per il dolore sulla punta della lingua ustionata. Un amico inglese esperto fumatore di pipa mi riconciliò con il fumo più nobile, insegnandomi, in due dopocena, la tecnica e soprattutto facendomi fumare i tabacchi non aromatizzati chimicamente di cui neanche conoscevo l’esistenza!

Anche per godere al meglio del fumo degli Avana è necessario conoscere alcune accortezze altrimenti si perderà, inevitabilmente, parte del gusto e del piacere! Nel mio libro cerco di puntualizzare e motivare il perché sia meglio fumare in un certo modo anziché in un altro. Nel paragrafo dedicato a come si fumano gli Avana sono stato particolarmente preciso e dettagliato perché esistono, anche tra i fumatori più avveduti, una serie di cattive abitudini che riducono sensibilmente il godimento che un sigaro Avana può dispensare. Molti fumatori sono stati negativamente influenzati da improvvisati esperti che hanno diffuso modi di fumare gli Avana assolutamente inopportuni.

 

 

Il gusto, l’eleganza, la storia del sigaro cosa ha imparato da questi splendidi manufatti?

Nei miei numerosi viaggi cubani ho avuto modo di conoscere direttamente quasi tutto il lungo lavoro che dalla semina nei campi porta le foglie di tabacco sul tavolo del torcedor. Il lunghissimo iter contempla circa 600 differenti passaggi. Credo che il sigaro cubano sia l’unico manufatto al mondo realizzato completamente a mano e con tecniche pressoché invariate almeno da tre secoli. La cosa non può lasciarci indifferenti! Trattare il sigaro Avana con rispetto significa riconoscere tutto l’enorme lavoro che ha reso questo oggetto così carico di prestigio e di storia. Mi si domanda cosa abbia imparato da questa esperienza? Rispondo che senza disciplina non si domina il Piacere e ciò vale per tutte le attività che coinvolgono l’uomo che dedica al buon gusto e al Vivere Elegante la propria esistenza. Ho più volte sostenuto che in un lasso di tempo eccessivamente breve, poco più di trent’anni, l’Uomo si è allontanato dal quel mondo maschile che per secoli gli aveva garantito una identità e una fierezza che gli consentivano di avere una alta opinione di se stesso!

 

Lei propone una visione soggettiva, ma grazie a questa visione dimostra anche di rendere un servizio oggettivo: la sua meticolosità in alcune parti del libro, come il taglio, ad esempio, sono utilissime. Si può dire che nel suo lavoro ci siano due strade da poter seguire?

Senza dubbio! Nella prima parte del libro mi sono lasciato guidare dai tanti ricordi emozionanti che hanno accompagnato i miei trent’anni vissuti con il sigaro Avana. Incontri, scoperte e anche amare delusioni, ma tutte cariche di significato. Cerco di trasferire al lettore delle suggestioni. Nel leggere la mia personale avventura con il fumo più nobile sono sicuro che molti avranno modo di rivivere anche quella che è stata la loro esperienza. La seconda parte del volume l’ho invece dedicata a trasferire tutto quanto di più tecnico c’è da sapere per fumare, custodire, invecchiare e curare i nostri preziosi  oggetti di piacere. Molta della mia esperienza l’ho maturata per prove ed errori, conservo magnificamente da molti anni una discreta riserva di Avana e ho guadagnato una competenza indiscutibile sul modo migliore di conservali e/o maturarli. Su questo punto non ci sono discussioni  perché i risultati sono empiricamente osservabili da chiunque  visiti il mio caveau (Maturing Room) o ispezioni le mie humidor.

 

Lei ha creato anche un club, l’Ubi Maior, con le caratteristiche tipiche dei club londinesi e anglosassoni in genere, ce ne vuole parlare?

La formazione di Club è un’altra prerogativa maschile. Condividere interessi e passioni è naturale e aiuta ad alimentare la cultura su specifici argomenti. Delle tante geniali intuizioni di Nietzsche c’è anche quella  che attribuisce all’Uomo l’amore per due soli aspetti della vita: il gioco ed il pericolo. Tralasciamo che sia la Donna il gioco più pericoloso e restiamo sull’ idea del gioco. I club maschili devono alimentare la dimensione ludica e il  piacere. Ubi Maior nasce con l’obbiettivo di creare un club dedicato esclusivamente al sigaro Avana. I soci, solo uomini e con più di trent’anni d’età, si incontrano regolarmente per fumare Avana di grande qualità, discutere su quali dovranno essere anno per anno gli investimenti sociali in sigari, programmare viaggi e grandi fumate.

 

Il fumo lento comincia ad essere rivalutato oggi?

Oggi si rivaluta di tutto, soprattutto il niente…

 

Cos’è il gusto?

Ciascuno ha il suo! Il Buon Gusto è altra cosa. Il primo è soggettivo, il secondo è frutto di impegno e ricerca. Chi è educato o si vuole educare al Buon Gusto deve sperimentare, studiare e conoscere. Per quanto attiene al fumo, per formare un buon palato, è necessario provare tabacchi diversi e soprattutto cimentarsi con numerose “Fumate Comparative” di queste ultime, che reputo altamente formative, faccio un’accurata descrizione nel mio libro.

 

C’è gusto nella società moderna?

Nel mondo occidentale manca il Tempo che è l’elemento essenziale per coltivare il Gusto e il Piacere. L’illusione consumistica che ha formato l’idea che il denaro è successo ha reso i più privi della capacità di capire che l’unica vera richezza è il Tempo, il quale, differentemente dal denaro, una volta speso è irrecuperabile.

 

L’eleganza è rimasta legata a canoni del passato oppure sta evolvendosi?

L’eleganza è armonia e coinvolge l’Uomo in ogni sua espressione e attività. La moda cambia e si trasforma, solo la capacità di trarre piacere dalla contemplazione della bellezza è la virtù che rende immuni dalle suggestioni collettive.

 

Può un ragazzo o un lavoratore avvicinarsi al buongusto, all’eleganza oppure alcuni spazi sono, per forza di cose, elitari? Il ceto sociale esiste ancora con tutte le sue discriminazioni?

Senza nessun dubbio mi sento di asserire con convinzione che il Buon Gusto e l’Eleganza sono alla portata di tutti! Non credo che il ceto sociale oggi possa favorire o meno talune sensibilità. Direi, al contrario, che spesso sono proprio i più fortunati che conducono vite molto lontane dai canoni più elementari del Vivere Elegante. Per quanto riguarda gli Avana, vedo spesso, più attenzione e rispetto da parte di chi può permettersene solo uno a settimana che da parte di quanti ne posseggono quantità esagerate! Anche i principi più elementari della buona educazione vengono spesso trasmessi dalle classi con le origini più umili e povere culturalmente. E’ sempre più frequente incontrare persone che hanno buone risorse economiche, ma che ignorano i piaceri del Vivere Elegante e persone senza mezzi che al contrario li conoscono perfettamente. In altre parole accade che: chi può non sa e chi sa non può!

 

 

Quando parla con giovani che faticano a crearsi una propria cave, come li motiva?

Non è difficile, perché, come vedo che nasce un minimo di interesse in un giovane fumatore, gli suggerisco di godere di uno dei piaceri legati al mondo Avana ovvero quello della scelta del formato in rapporto al desiderio di fumo o al tempo disponibile. Ciò impone di disporre di una discreta riserva formata da sigari di dimensioni diverse.

 

 

Come si fa a parlare degli avana e dell’importanza che questi possono avere (con la loro ritualità, con i tempi di cui hanno bisogno) nella vita di un uomo?

Credo che la stessa abitudine di fumare con soddisfazione  sigari o tabacco da pipa  induca l’uomo a riscoprire l’importanza e l’utilità di dedicare a se stesso uno spazio introspettivo che illumini la propria esistenza.

 

La ricerca cosa rappresenta per lei?

La risposta al mio desiderio di sapere. Ultimamente ho lavorato sulle microfermentazioni; ho tenuto, per quattro anni,  più di trecento Avana giovani in modo tale che potessero vivere i cambiamenti stagionali del nostro clima europeo, con oscillazioni graduali di temperatura dai 3 ai 30 e più gradi. Il risultato è stato entusiasmante! A queste mie ricerche ho dedicato nel libro un paragrafo intero.

 

La sua casa cosa rappresenta?

Il mio rifugio! Da un anno prima che vietassero il fumo nei ristoranti avevo deciso di non frequentare locali che non permettessero di fumare. Ho così cominciato a declinare inviti a pranzi o cene dove fosse interdetto il fumo. La propria dimora rimane ancora l’ultima roccaforte dove poter fumare senza compromessi. Nutro un sincero  affetto e solidarietà verso quegli uomini, e sono molti, a cui oggi anche questo spazio viene negato, vorrei poter far qualcosa di concreto per aiutarli a rinforzare la propria identità  maschile. Se un uomo non è libero neanche a casa sua di fumare comodamente seduto in salotto, il futuro degli Avana è seriamente a rischio (e anche quello dell’ uomo!). Sarà per questo che il produttore di Avana si sta da qualche anno orientando verso il mercato asiatico?

 

Con Giancarlo Maresca, suo vecchio amico, ha fondato l’Ordine delle Nove Porte. Quanto un uomo deve sapere di poter contare sull’amicizia?

E’ facile essere amici quando si condividono interessi e soprattutto quando si combatte sullo stesso fronte. Con Giancarlo Maresca alla fine degli anni 70 intuimmo che il nostro mondo si stava pericolosamente avviando verso la fine. Assistevamo impotenti al cambiamento dei parametri che per secoli avevano favorito il formarsi dell’identità e degli interessi maschili. Oggi il Cavalleresco Ordine dei Guardiani delle Nove Porte, a undici anni dalla sua fondazione, annovera un discreto numero di Cavalieri e simpatizzanti, molto meno di quanto avessi sperato. Sono spesso le Donne, più dei maschi, che apprezzano le iniziative culturali promosse dall’associazione! Il fatto non deve sbalordire, anzi conferma quanto le donne stesse siano in sofferenza nel confrontarsi con un maschile sempre più svirilizzato!

 

Nella sua vita cosa non si è mai permesso di farsi mancare assolutamente?

La libertà! Mentre dei piaceri materiali direi… una presenza femminile al mio fianco.

 

In questo libro il lettore potrà trovare?

L’entusiasmo e l’amore che ho dedicato negli ultimi trent’anni al complicato mondo dei Sigari Avana.

I miei suggerimenti su come si possa godere al massimo dei nostri sigari, su come sceglierli, fumarli, maturarli e, quando necessario, come ripararli.

 

 

UN ESTRATTO

 

L’ACCENSIONE

"È più importante del taglio della testa.

L’accensione condizionerà significativamente la qualità della nostra fumata. Il  motivo è facile da spiegare. Appena acceso, saranno le prime boccate a influenzare il sapore recepito dalle papille gustative e dall’olfatto. Accendere l’Avana senza portarlo direttamente alla bocca serve a evitare ai sensi l’impatto del sapore amaro e aggressivo che si prova quando il sigaro non è stato acceso completamente, ovvero quando la brace non si è ancora formata omogenea. Le parti carbonizzate, ma non accese, sono le responsabili del cattivo sapore. Le prime boccate sono l’imprinting dell’intera fumata. Devono essere tra le più piacevoli e delicate. Il sigaro Avana è costruito in modo che la forza aumenti con il progredire della fumata, non possiamo  cominciare con sapori forti e non piacevoli.

Personalmente suggerisco di formare una brace di circa mezzo centimetro prima di tirare la prima boccata. Ma con cosa accendiamo il nostro Avana? Bella domanda!

In primis dobbiamo distinguere il fumare al chiuso, seduti comodamente in poltrona, e il fumare in circostanze diverse come all’aperto, in macchina o passeggiando. Nel primo caso ciascuno usi lo strumento che più gli aggrada, sono però tassativamente esclusi gli accendini a benzina e le candele che impregnerebbero il tabacco di odori indesiderati e fastidiosi. Fiammiferi e lamelle di cedrina, tanto apprezzate da taluni improvvisati degustatori, non solo non apportano alcun beneficio, ma hanno l’indiscutibile difetto di una fiamma incostante che inevitabilmente annerisce, quando non la brucia del tutto, la fascia adiacente al piede, un vero disastro estetico e funzionale. Un sistema efficace e comodo è quello di usare un accendino tipo Dupont della linea 1 che dispensa una fiamma precisa e regolare e che grazie alla sua base alquanto ampia consente di essere appoggiato su di un tavolo, senza il rischio di rovesciarsi. Quando, invece, siamo all’aperto e in condizioni meno comode, trovo fenomenali i cosiddetti accendisigari “turbo” che producono una fiamma tipo ossidrica. Per un conservatore convinto, poco avvezzo ai cambiamenti, come chi scrive, riconoscere l’utilità di un oggetto così moderno e poco tradizionale rispetto alla secolare cultura legata agli Avana, significa tanto. Significa che questo genere di accendini produce, veramente, il tipo di fiamma migliore per accendere i nostri sigari, ma soprattutto è lo strumento migliore per effettuare le eventuali correzioni di brace, a volte necessarie. Il tipo di fiamma così appuntita e costante come un laser permette un’accensione o una correzione perfette, a condizione che l’accendino produca una sola fiamma. Vanno per questo evitati gli accendini turbo provvisti di più fiamme. Se lo strumento è regolato e maneggiato bene non produce nessuna bruciatura indesiderata sulla fascia. Resta comunque importante, a prescindere dal tipo di fiamma scelta, che quest’ultima non tocchi direttamente il sigaro, che deve prendere fuoco per vicinanza, per autocombustione. Non dobbiamo surriscaldare con fiamme violente e dirette il piede del sigaro. La temperatura troppo elevata modifica sensibilmente il sapore in senso negativo, ciò vale, ancor più durante la fumata, ma di questo parleremo nel paragrafo successivo. Più disinvolti con le fiamme si può essere nelle riaccensioni dove non è essenziale prestare tanta cura, in quanto il sigaro spento presenta una superficie carbonizzata più compatta, per cui è necessario procedere con un tipo di fiamma più violento e diretto"

 

Quattro chiacchiere di Alex Pietrogiacomi

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