Intervista ad Alex Pietrogiacomi - Gufetto Magazine

Intervista ad Alex Pietrogiacomi

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Mi piacciono le letture intelligenti, quelle che sanno smuovere, che sanno ricreare il dono della riflessione, in maniera anche sotterranea a volte.

Quando poi ho l’occasione di leggere il lavoro di un amico che stimo diventa tutto ancora più entusiasmante.

IL TRATTATO DELLA VITA ELEGANTE di Honoré de Balzac (non è lui l’amico che stimo, ma uno dei miei maestri) fa il suo nuovo ingresso in libreria grazie alla Piano B Edizioni di Prato. Casa editrice di concetto e progetto, che sta regalando con il suo catalogo grandi riscoperte e nuove edizioni davvero sfiziose.

L’amico in questione è il curatore del testo, nonché capo redattore della nostra redazione libri e cultura. Alex Pietrogiacomi, che oltre la curatela ne firma anche la prefazione, coadiuvato dai disegni di un vero dandy dei nostri giorni, Massimiliano Mocchia di Coggiola, l’introduzione di Tiziana Goruppi (curatrice della precedente, datata 1998) francesista e docente universitaria e la postfazione di Salvatore Parisi, psicologo e uomo di grande eleganza.

Il Trattato è un testo incompleto del 1830, in cui si dettano le regole dell’eleganza, quelle che dovevano servire alla borghesia per potersi integrare. E’ un manuale agile, al vetriolo, che nasconde molte cose.

Dopo aver giocato al tira e molla, sono riuscito a strappare questa intervista al buon Alex, sperando di fare cosa gradita e mantenendo, in tutte le parole, spese e spendibili, l’oggettività per una bella iniziativa.

 

Come è nata questa nuova edizione?

Sotto i migliori astri. Nel senso che per una strana congiuntura astrale, ho messo insieme in poco tempo un gruppo di persone affascinate da questo libro, che avevano avuto o iniziavano ad avere con esso, un rapporto di grande rispetto e che ne sentivano la mancanza.

Tutto è cominciato con una chiacchierata con Salvatore Parisi, un mentore per l’immaginario maschile, che mi ha ricordato di questo libro che avevo letto anni fa di sfuggita, quando ero troppo ragazzo da capirne il vero significato. Dopo questa prima reminescenza, stavo preparando un articolo sui libri eleganti ed è spuntato di nuovo fuori. A quel punto mi sono armato di pazienza e ho cominciato a cercarlo per scriverne, scoprendo che era quasi irreperibile e che l’edizione più recente era del 1998 delle edizioni ETS.

Dopo averlo richiesto in casa editrice e aver letto l’edizione ancora più vecchia in biblioteca, ho parlato con Andrea e Alessandro della Piano B, due ragazzi fantastici che hanno una sensibilità fuori dal comune in questo settore, consigliandoli a ripubblicare il testo. Da una prefazione che avrei dovuto scrivere ne è nata una curatela. Ho subito coinvolto Massimiliano Mocchia di Coggiola, che a dispetto della sua età è uno dei massimi conoscitore del mondo dei dandy, un giovane italiano che vive a Parigi seguendo l’aspirazione del dandysmo più puro che con i suoi disegni ha reso unica questa nuova edizione.

Dopo di lui, la professoressa Tiziana Goruppi, a cui molto devo per lo studio intrapreso su questo testo e che è stata illuminante con la sua precedente curatela, che ha aderito seduta stante e poi Salvatore per dare un apparato psicologico-elegante al testo.

 

Cosa hai scoperto durante la lavorazione?

Che il libro era atteso da moltissimi. Che il testo è stato oggetto di tesi, blog, costume, moda, letteratura, che è una specie di onnicomprensivo vademecum del bello. Un testo sotterraneo ma presente.

Ma soprattutto che è sempre stato visto esclusivamente come un dispensatore di regole dell’eleganza.

 

In che senso?

Nel senso che il libro ha una doppia chiave di lettura, che non è questa gabbia di norme che tutti credono che sia e che è assolutamente rivoluzionario contro la regola che ha appena enunciato.

Questo è stato il fulcro della mia prefazione, far capire che non si può leggere soltanto in un modo, ma che c’è anche un’altra chiave più profonda. Non a caso ho citato, senza troppo entrare nel merito e cercando di incuriosire, l’Hagakure, il libro segreto dei Samurai. Anche questo se letto con i paraocchi è tutt’altro di quello che è veramente.

 

Quanto è stato importante per te, sei scrittore, giornalista e molto altro, ma come ti sei rapportato a questo lavoro?

E’ stato eccitante, disturbante e terrorizzante al tempo stesso. Era completamente ignoto come territorio, nel senso che, sì è vero che per lavoro ne leggo di prefazioni et similia, ma scriverne, essere alla prima pubblicazione di questo genere che porta il tuo nome e cimentarti proprio con Balzac … puoi immaginare.

Ho pensato solo a quello, cercavo la giusta chiave stilistica e guardavo il mondo con gli occhi del Trattato.

 

A chi consigli la lettura di questo libro?

A tutti. E’ per tutti. Qui si cerca la Bellezza e in fondo ognuno di noi ha questo anelito. Lontano da mode, imposizioni mentali e stupido senso di gruppo. Quella massa in cui ci camuffiamo credendoci unici. Questo libro può aprire la mente se questa è ben disposta.

 

Ringraziamenti e saluti …

O mamma, tantissimi ringraziamenti, dalla mia C e la mia Z, fino a tutta la squadra che ha realizzato il testo, dalla redazione di Gufetto e Danilo Montaldo e il buon Fumasoli a Paolo Sortino, dal Paradiso degli Orchi a Gianfranco Franchi e il suo monumentale Lankelot.eu, da Very Much a Scrittori Precari e RCF 101.8 e Vittorio Castelnuovo e Cricca 33, passando per tutti gli amici e amiche scrittori: Matteo Trevisani, Matteo Bortolotti, Lorenza Fruci, Michela Murgia e molti altri ancora.

In questo lavoro c’è un pizzico di ogni persona a cui tengo e che stimo.

Auguro a tutti buone letture!

 

Quattro chiacchiere di Ernest LeBeau

 

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