Intervista a Gianfranco Franchi sull'Arte del Piano B - Gufetto Magazine

Intervista a Gianfranco Franchi sull'Arte del Piano B

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Torna lo scrittore romano di sangue giuliano, austriaco e istriano, (e nostro collaboratore)  Gianfranco Franchi che firma il nuovo libro “L’arte del Piano B. Un libro strategico” (Piano B edizioni). Anti saggio, anti manuale è un libro con cui poter rompere alcune catene che ci opprimo da troppo.

Un’intervista dura e speranzosa sulla scrittura, i lettori, Roma e le alternative.

 

 

Gianfranco Franchi. Scrittore, critico letterario, forte del suo sangue e delle sue idee, mente e anima di Lankelot. Da “Monteverde” e “Radiohead. A Kid” è passato del tempo. Come ti senti oggi nella tua veste di autore? Cos'è cambiato?

Mmm. Come autore, mi sento sempre più legato alle idee di “territorio”, “nazione”, “spiritualità”, “solarità”, “ribellione”, mi sento sempre più orgoglioso della cultura greco-romana da cui deriviamo e discendiamo, mi sento sempre più innamorato dell'Europa e convinto della necessità dell'Europa: dell'Occidente cristiano. Rimango un adoratore della letteratura italiana. Cos'è cambiato? È cambiato che ho perso molto interesse per la narrativa, che sto perdendo sempre più interesse per la narrativa. Sto cercando altre cose, altrove. Posso dirti che il prossimo libro di narrativa che uscirà, spero entro fine 2012, sarà l'ultimo ambientato a Roma.

                 

“L'Arte del Piano B” è un saggio atipico, strutturato nella sua destrutturazione, visto che comunque è molto narrativo, quasi di un'oralità circolare tipica dei Griot. Cosa volevi trasmettere con questo libro?

Volevo restituire speranza, combattività e creatività in un momento storico in cui mi sembra che stiano predominando rassegnazione, lassismo e abbandonismo, e prevedibilità. Volevo raccontare la possibilità di scrivere qualcosa che fosse al di là dei generi e fosse comunque vendibile. Volevo dimostrarmi qualcosa, anche. Ma questo vale solo per me. Infine, volevo dare sostegno, come sempre, alla piccola editoria di qualità. È uno dei miei mulini a vento... da sempre.

 

Cosa rappresenta per te quest'ultima fatica e cosa no.

Rappresenta gli ultimi anni di letture, meditazioni, dialoghi e scritture. È la sintesi di qualche anno di pensieri. Cosa non rappresenta, invece... non rappresenta un partito, né un movimento, né una chiesa, né un'ideologia. È un libro veramente indipendente, da questo punto di vista. È letteratura, punto.

 

A chi pensavi di rivolgerti mentre lo scrivevi?

A una minoranza di trecento, quattrocento persone, potenzialmente in grado di cambiare lo stato delle cose, da una valanga di punti di vista, per via del loro esempio, della loro forza interiore, della loro fantasia, della loro competenza e della loro tenacia.

 

Se ti dicessero che hai scritto un manuale di self help cosa risponderesti?

Che in realtà mi sono preso gioco dei manuali di self help, e che tecnicamente questo libro è una satira della saggistica mainstream, della saggistica popolare in genere; soprattutto, è una satira del mercato del libro, e di certi autori che producono la noia e il nulla, con una lingua anonima e sciatta. Per questo non credo che potrà mai avere particolare visibilità sugli scaffali delle librerie nostrane – e questo al di là della disperata e folle giovinezza del mio editore, Piano B, e delle capacità del suo distributore, Dehoniana.

 

Il tuo Piano B qual è? Lo stai vivendo oppure sei ancora in fase di cambiamento?

Posso dirti soltanto che considero decisamente esaurita la mia esperienza romana. Andarsene da qui sarà una decisione comunque dolorosa, perché vivo qui da quando avevo due mesi, perché un quarto della mia famiglia appartiene a questa città da più di un secolo, perché ho tanti amici veri e via dicendo. Ma sento fortissimo il richiamo del mio sangue, delle mie tradizioni e del mio popolo, e per questo non vedo l'ora di tornarmene a nordest, a Trieste, e poi in Istria. Poi ci sono una serie di altre questioni ma non è il momento... diciamo, molto in sintesi, che non mi piace vivere in una città in cui nessuno difende chi viene veramente minacciato, e chi viene intimidito. Io non avallo più l'inciviltà della Roma forzista, voglio andarmene via appena posso, qui non voglio crescere figli. Manco per niente. Amen.

 

Cosa vuol dire oggi essere uno scrittore autentico?

Rifiutare la produzione seriale. Rifiutare contratti dell'azienda del capo del governo, o di altra azienda a lui riconducibile. Combattere le posizioni dominanti sul mercato editoriale, a difesa dei pochi, veri marchi artigianali: della piccola e media editoria di qualità e di progetto. Vuol dire combattere a difesa delle piccole librerie. Rifiutare ogni forma di editoria previo contributo autoriale. Vuol dire tutelare la vera, grande letteratura italiana. Vuol dire un sacco di cose. Vuol dire anche imparare a stare calmi, e imparare quando è il momento di tirarsi indietro e di sparire. Verrà. Non ora.

 

La critica non fa più la critica, i giornali sembrano essere insofferenti al nuovo, radio e tv vogliono il prurito in ogni cosa. Resta il web per avere buoni consigli di lettura?

Restano i pochi, veri lettori forti italiani. Tra di loro c'è qualche critico che scrive sui quotidiani, qualche redattore dei periodici superstiti, qualche vecchio libraio, una manciata di speaker, qualche navigatore del vecchio web. Qualche lettore che non parla di libri che con una o due persone, nel suo paese o nella sua cittadina... oh, siamo a un passo dal mondo di Bradbury. Soltanto, l'industria del libro fa finta che non sia così. È tutto finto, ma da un bel pezzo. La tv dirà sicuramente il contrario, e così la stampa del padrone e degli amici del padrone, e dei giullari del padrone e degli amici (rivali!) del padrone... ognuno scelga a chi credere. Io non credo più nemmeno alle previsioni del tempo, su certi canali, su certi giornali.

 

Come vedi le tue parole tra qualche anno?

Spero di trovarle degne e divertenti, come le trovo degne e divertenti oggi. Spero rimangano necessarie, almeno a me e ai miei vecchi lettori. Spero siano servite a qualcosa – a qualcuno. A me sono servite per ritrovare coraggio, forza, determinazione, voglia di vivere. E niente, come spesso accade scrivendo mi sono chiarito anch'io le idee. E sono pronto per un bel Piano C.

 

Un saluto a chi ti sta leggendo e a chi ti leggerà

Un altro mondo è possibile. Qui. Ora. Basta volerlo. Andiamocene via da qua. Subito.

 

Franchi, "L'arte del Piano B" [Piano B, “Zeitgeist”, 2011. Copertina IFIX – Maurizio Ceccato].
Scheda editoriale:
http://www.pianobedizioni.com/articolo.aspx?articolo=88

 

Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), letterato romano di sangue giuliano, austriaco e istriano, ha pubblicato in narrativa "Monteverde" (Castelvecchi, 2009), "Disorder" e "Pagano "(Il Foglio Letterario, 2006, 2007); in saggistica,  "Radiohead. A Kid" (Arcana, 2009); in poesia, "L'inadempienza" (Il Foglio Letterario, 2008). Anima il popolare portale di comunicazione letteraria e dello spettacolo Lankelot dal 2003. Nella vita di tutti i giorni è un consulente editoriale, uno scout e un critico letterario. Per ora.

 

Quattro chiacchiere di Alex Pietrogiacomi

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