Il nido dei bastardi di Mauro Anelli - Gufetto Magazine

Il nido dei bastardi di Mauro Anelli

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Mi dicono di dire che riprendiamo in mano le redini editoriali da oggi e che quindi dovrete soltanto aspettarne delle belle.

Intanto personalmente ricomincio a scrivere dandovi in pasto aIL NIDO DEI BASTARDI (Zero91 edizioni) di Mauro Anelli.
Romanzo breve, anzi brevissimo e piccolo di aspetto e di formato, un tascabile con un pugno che esce fuori minaccioso dalla copertina per arrivarvi dritto in faccia, come la sua storia.
In un piccolo paese del centro Italia, chiamato il Nido (appiccicato come uno sputo in cima a una collina), tre giovani che si sono ribattezzati Nibbio, Struzzo e Iena, pur provenendo da situazioni familiari "stabili" non riescono a non dare sfogo alla loro voglia di distruzione e violenza dal sapore quasi nichilista.

Predatori nati e cresciuti ci vengono presentati fin dal loro primo incontro alle scuole per poi essere velocemente trasportati nel cuore dei fattacci che li vedono assoluti protagonisti.
Non si lasciano mancare nulla: droga, botte, stupri, intimidazioni, violenza gratuita sugli animali, qualsiasi cosa possa garantire una sorta di continuità al loro viaggio nel dolore altrui viene accolta con il massimo entusiasmo.

Ma non c’è soltanto un teatro degli orrori a ravvivare le loro giornate, no, c’è anche lo scopo ben preciso e pianificato di far cadere i ministri del culto del loro paese.

Qui si apre un capitolo interessante, perché i ragazzi sin dall’ inizio se la prendono non poco con i preti che esercitano nella loro chiesa, cercando di spezzargli le reni nel miglior modo possibile.

Perché? In fin dei conti sono solo preti. Certo con le loro debolezze, con la loro terrena mortalità, con i loro peccati. Ma in fin dei conti perché proprio loro? Beh, forse perché questi sono più colpevoli (o colpevolizzati? Visto che nessuno in nessun paese vede di buon occhio un rappresentante della chiesa) di tutti, forse perché sono quelli che più di tutti puzzano di marcio e quando qualcosa marcisce o fa marcire va eliminata.

La guerra alla chiesa dunque parte, tra alti e bassi, fino ad arrivare a uno stallo, a una tragica (per i tre) empasse: l’arrivo di Don Michele.

Quest’ultimo sembra essere diverso. Sembra non avere nessuna macchia. Sembra resistere a violenti pestaggi e a ogni tipo di insulto o diabolico scherzo.

Don Michele arriva in serafica propensione per il Bene di tutta la comunità e questo manda i bastardi fuori di testa.

Provate dunque a immaginare cosa potrà essere la loro epopea con Don Michele.

Una lettura snella, asciutta, con uno stile pulito.

Il richiamo a Arancia Meccanica sicuramente c’è (“Legammo Alfio Corona a un palo, giù in cantina, e per tre giorni e tre notti non lo lasciammo mai solo, mentre Struzzo sperimentava per la prima volta su un uomo quanto sapeva già fare a lepri e conigli. Fu bellissimo e intenso. Una cosa da commuovere il cuore. Per regalare un ulteriore tocco di grazia alla festa e coprire le urla del nostro ospite, sopra uno stereo di fortuna suonammo in cantina, per tutti e tre i giorni e le notti, alcuni vecchi dischi in vinile di Iena. Roba classica, di stile, adatta all’ occasione, e che certo Corona apprezzò. Mozart, Beethoven e Chopin. Poi, ancora, Strauss e Bach. Quest’ultimo, a dire il vero, sapeva un po’ troppo di chiesa, e così, alla fine, ci stancammo. E dopo avergli tagliato i coglioni, mozzato la lingua e cavato gli occhi, sparammo a Corona un colpo in gola con la sua stessa pistola. Così: giusto per vedere se crepava.) ma il Nido non può essere paragonato in toto al capolavoro, ne trattiene un’ottima propensione all’ eccesso e a un tipo di denuncia sociale che resta al lettore scoprire.

 

In tre righe? Il male assume ogni tipo di forma possibile.


IL NIDO DEI BASTARDI di MAURO ANELLI

Zero91 Edizioni – 2012- euro 10.00

Parole di Ernest LeBeau

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