La mia fine del mondo di Stefano Ceccarelli - Gufetto Magazine

La mia fine del mondo di Stefano Ceccarelli

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L’ultimo anno, l’ultimo giorno, avrebbe voluto viverlo in tutt’altra maniera. Arrivare primo in classifica con un disco e guadagnare soldi a palate o accompagnare un amico al provino di un film e diventarne protagonista al posto suo, o incontrare gli aliene e farsi spiegare un sacco di cose, per esempio come si fa  a leggere nella mente degli altri. Ce n’erano di altre di cose che avrebbe scelto di fare in quell’anno che rimaneva da passare sul pianeta ma, via via che avanzava nel cortile della scuola nuova, gli sembrava che una mano dispettosa gliele cancellasse tutte dalla lavagna dei suoi pensieri”.

Questo è uno dei tanti bei pensieri che formula il piccolo protagonista de LA MIA FINE DEL MONDO, -secondo romanzo dell’autore romano Stefano Ceccarelli (sceneggiatore prestato alla narrativa che ha esordito con il bel CAMILLA PORTAFORTUNA)-  Guido Beacquista.

Undici anni, tanti cambiamenti da dover affrontare, un periodo “cattivo” in cui ogni cosa, ad ogni angolo della strada fa paura. Il nuovo è un involucro scuro che può contenere di tutto e che non è facile, a quell’età, strappare con le unghie della tranquillità della curiosità.

Guido è un protagonista in bilico tra il “come”  la sua mente percepisce il circostante e il “come dovrebbe” viverlo. Il mondo  diventa per il ragazzino una specie di giostra pericolante, dove mantenere l’equilibrio non è arte ma una necessità di sopravvivenza.

Tutto infatti sembra seguire il corso di nefaste profezie che annunciano la fine del mondo: il cambio della scuola, il suo compagno che si trasferisce altrove, la mamma (doppiatrice del cartone più seguito dai ragazzi) che non rivela la realtà com’è e tradisce i sentimenti del figlio, il padre che si allontana sempre di più e le calamità che in tutto il mondo rendono il presagio una certezza.

Resta poco a cui aggrapparsi, se non le proprie incertezze. Resta quel poco che sfugge tra le mani, che si volta altrove nel momento in cui viene chiamato a difendere la poca speranza sopravvissuta.

In un agile stile narrativo, Ceccarelli disegna una città non città, in cui il piccolo “eroe” si scontra e si incontra con la sua maturità, con la sua crescita umana.

Il senso della vita viene così racchiuso in un percorso sterrato, dove ogni passo è una meta raggiunta.


Parole di Ilaria D’Aquino

In tre righe? La fine del mondo negli occhi di un bambino può essere ovunque. Ancora più terribile.

 

LA MIA FINE DEL MONDO

AUTORE: Stefano Ceccarelli

 

Zero91- Collana LSM- pp.gg 180 – euro 10- 2012

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