La sindrome dell'Ira di Dio di Giovanni Di Iacovo - Gufetto Magazine

La sindrome dell'Ira di Dio di Giovanni Di Iacovo

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Pindarico come un tema squisitamente fuori traccia, il romanzo scoperchia un universo fatato e grottesco capitanato dal genio pazzoide Victor Lockwood, fondatore e demiurgo dell’omonima Repubblica Democratica, micronazione indipendente nel cuore di Londra, e da Liebe, affascinante escort misteriosamente priva dell’occhio sinistro.

Grazie all’incontro con un’ambigua cliente, Magloire, Liebe s’introduce in una dimensione arcana, popolata da personaggi tanto strampalati quanto inquietanti; spaziando tra Paris Hilton irriconoscibili, gatti à la Cerbero e pervicaci conservatori del nulla, Liebe viene a conoscenza della verità sulla nascita del virus HIV, sulla presenza di un antidoto e sui suoi perfidi creatori, un gruppo di scienziati ribattezzatisi Dipartimento Vif/15 e fondatori, a loro volta, di una micronazione, Whiteford, in Texas (finanziata, tra gli altri, da Mel Gibson).

Affrontare la storia della sua particolare menomazione, legata a un passato ormai dimenticato, sarà, per Liebe, un passaggio strettamente legato all’esistenza stessa di Lockwood, personaggio sui generis e caratterizzato, sin nei minimi dettagli, da un estremo, eclettico poliedrismo;improntata a un bizzarro “socialismo sadiano” (“Nella Repubblica Democratica di Victor Lockwood l’ideologia estetica dominante è la diversità. Più sei diverso da un tuo simile, più sarai ben accetto”), la Repubblica fondata dall’uomo accoglie tre ordini di cittadini: i Freaks, cioè donne barbute, fachiri e acrobati mutilati; i Perdenti, disoccupati cronici, disgraziati, pazzi, persone “senza nessuna qualità monetizzabile”; i Morituri, malati terminali di Aids.

Teatro dell’incontro tra Victor e Liebe è la nave Orgone, violaceo baluardo marittimo della Repubblica e punto di emanazione del progetto salvifico di Lockwood, basato sulla diffusione della vivificante energia orgonica generata dall’atto sessuale; la spiegazione del fatale disegno che, programmaticamente, unisce i protagonisti all’arresto della diffusione del virus HIV, perciò, avviene su di una scena dissacrante, popolata da creature intente a ricaricare gli accumulatori orgonici tramite la copula compulsiva .

Di Iacovo, ne LA SINDROME DELL’IRA DI DIO (Zero91 Edizioni) tessendo intrecci inaspettati e cavalcando filosofie dell’assurdo, interpreta perciò una storia d’amore: per quanto assurda e schermata da un magistrale filtro fantastico (contornato da un adeguato cötè mitologico creato ad hoc), la relazione giunge alla classica, tragica conclusione cara agli eroi e ai poeti romantici: la morte.

L’accompagnamento musicale suggerito in esergo ai singoli capitoli aiuta il lungo percorrere dei chilometri che separano la “stregonesca” Haiti, luogo d’inizio della narrazione, dalla ramificazione metropolitana di Londra; attraverso fanatismi texani e cervellotiche battaglie di lupini, l’accumularsi progressivo dell’orgone accompagna la costruzione di un multiforme microcosmo in cui vezzosi soprannomi (uno su tutti Ciclopina, amorevole pseudonimo di Liebe) mascherano personaggi complessi, criptici e, nell’esasperazione del ridicolo, quasi spaventosi, di un Paese delle Meraviglie dove la Dea del Dolore conduce il Grande Fratello, diventato, con l’emblematica casa, teatro di un’orribile strage; dove omicidi si perpetrano grazie a “ghigliottine di metallo ricoperte di cristalli Swarovski” e il Quarto Segreto di Fatima altro non è che l’antidoto al virus HIV; dove clienti di prostitute olandesi citano la Bibbia e maiali neri impartiscono ordini irrevocabili; dove il caso Moberly-Jourdain, lungi dal richiamare bucoliche immagini di cortigiane incipriate, evoca, oltre il paranormale, atmosfere inquinate dal terrore, dove gli elfi parlano francese e Ciclopine confuse esplorano il mondo della retrocognizione grazie a un paradossale terzo occhio.

Personaggi indovinati, caratteristi all’altezza, sapiente architettura compositiva e riferimenti realizzati con cura costruiscono una favola contemporanea dal retrogusto agrodolce in cui la principessa è una escort semi cieca e il principe azzurro, ninfomane convinto, veste con lunghi mantelli viola e cavalca solo armadilli.

“E poi, io credo che non finiamo all’Inferno per le cose che facciamo. Finiamo all’inferno per le cose che non facciamo”.

Parole di Serena Pagliaro

In tre righe? “E poi, io credo che non finiamo all’Inferno per le cose che facciamo. Finiamo all’inferno per le cose che non facciamo”.

 

La sindrome dell’Ira di Dio

Autore: Giovanni Di Iacovo

 

Zero91- pp.gg. 208 – euro 15- 2013

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