Il futuro che non c'era. Storie di donne e di vite negate - Gufetto Magazine

Il futuro che non c'era. Storie di donne e di vite negate

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Il termine Femminicidio risuona da tempo sulle cronache e nelle Tv dei nostri appartamenti. Urla con un fragore assordante la sua giustizia. La giustizia di milioni di donne. Ragazze come Simonetta Cesaroni, Elisa Claps, Yara Gambirasio, Meredith Kercher, Carmela Petrucci, Melania rea, Sarah Scazzi e Vanessa Scialfaa cui è stata interrotta la giovinezza e la vita da “uomini” che conoscevano o pensavano di conoscere. Vittime di violenza efferata, intrisa di rabbia, angoscia e buio.

Da tempo, innumerevoli scrittrici, si battono contro quella che è una piaga mondiale, un cancro in enorme crescita, intingendo penna e pensieri, sbattendo in faccia e con forza un po’ di quel dolore ricevuto, atavicamente e mai restituito del tutto. Per spiegare, per sensibilizzare, più che per ferire.

Ma quello che ci si presenta davanti agli occhi, sfogliando le pagine de Il futuro che non c’era (Edizioni Psiconline, a cura di Alessandro Greco) è un’operazione editoriale unica nel suo genere: realizzato da otto giovani scrittori, tutti uomini, capaci di penetrare nel mondo interiore femminile con particolare identificazione. In grado di restituire alle vittime quell’ultimo respiro negato, donandogli luce e corpo una seconda volta. Un viaggio in avanti. Un salto di alcuni anni, o di molti per mostrare, con l’aiuto della fantasia, come tutto sarebbe potuto andare. Un turbinio di emozioni, e profumi, paesaggi e pensieri positivi, amori, risa e ricordi.

Le paure, l’assillo, le concitazioni che vengono messe in mostra, sono quelle di donne comuni, e mai (o quasi) fanno riferimento al terrore della morte. Vengono invece narrate, a volte con turbamento altre con placida razionalità, le debolezze e i timori comuni, il tutto accompagnato da un lieto fine. Non mancano i momenti di introspezione, sogni infranti e realizzati, dolori e desideri accessibili e difficoltosi regalati con uno sguardo o con un racconto tra madre e figlia, come nel caso di Alessandro Greco, o da vivere tutto d’un fiato con se stessa come in quello di Alex Pietrogiacomi.

Dicono che L’autunno sia la stagione dei morti, solo perché le foglie e gli uomini si comportano allo stesso modo, seguendo o soffrendo il tiro del vento fino al giorno in cui si staccano e diventano suolo. Ma all’autunno interessa la morte solo perché garantisce il futuro di chi rimane”. Basta questa frase di Alberto Gherardi (altro autore) per dare un’ immagine nitida dell’opera. Un’ Ode alla speranza più che allo sconforto, con la consapevolezza che essere vittime non sia un destino ineludibile per le donne.
Il messaggio di scrittori che con la mente e con la penna vogliono dare un’alternativa  alla morte e alla violenza.

Hanno deciso di tuffarsi in questo progetto dove la vita, e non la morte, fa da protagonista: Sergio Aquino, Massimo Bisotti, Alberto Gherardi, Alessandro Greco, Andrea Malabaila, Carmine Monaco, Alex Pietrogiacomi, Paolo Zardi.

Parole di Cesare Colonna

In tre righe? Dicono che L’autunno sia la stagione dei morti, solo perché le foglie e gli uomini si comportano allo stesso modo, seguendo o soffrendo il tiro del vento fino al giorno in cui si staccano e diventano suolo. Ma all’autunno interessa la morte solo perché garantisce il futuro di chi rimane

Il futuro che non c’era
AA.VV. a cura di Alessandro Greco

Edizioni Psiconline – pp.gg. 174 – euro 16- 2013

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