ROMA FRINGE FESTIVAL-PANIC: a contatto con personalità stravaganti - Gufetto Magazine

ROMA FRINGE FESTIVAL-PANIC: a contatto con personalità stravaganti

A fare la comparsa sul palco del Fringe Festival di Roma c'è PANIC, una piéce ideata da Luogocomune Danza, compagnia nata a Roma nel 2011 dalla collaborazione di sei danzatrici provenienti da una formazione comune, con il desiderio di portare avanti un progetto di ricerca collettivo, e interpretata da Maria Elena Curzi, Silvia Franci, Eva Grieco e Chiara Pacioni.

La scena è vuota, le luci sono spente e nella penombra del palco immerso nel parco di Castel Sant'Angelo, si intravede un corpo nascosto sotto ad un telo: le luci si accendono e fa la comparsa da sotto quel lenzuolo bianco uno strano personaggio piumato, una specie di uccello colorato che si muove lentamente, quasi a rallentatore. Alla sua uscita di scena subentra un'altra figura, spuntata fuori dal videogame Super Mario Bros, è proprio lui, il protagonista indiscusso del videogioco che sulla scena ne imita i gesti, le posture, facendo scaturire risa nel pubblico, che probabilmente ricorda alla perfezione quel personaggio cartoon.
Le personalità atipiche non si fermano qui, entrano dall'oscurità del palco una dopo l'altra delle habitué delle discoteche, con indosso abiti succinti, ma allo stesso tempo trasandati, che iniziano a ballare con ritmi differenti tra loro, ma che mantengono comunque il bit musicale. I loro sguardi sono persi nel vuoto, i loro movimenti ossessivi, ripetitivi e scattosi, generando nello spettatore uno stato di ansia ma anche di pena nel vedere corpi privi di luce interiore. Da ballerine del sabato sera si tramutano successivamente in figure mistiche, mitologiche, dagli abiti orientaleggianti e assumono pose statiche orientaleggianti che si interscambiano tra loro.
Questa fase sembra non terminare mai, quasi rimandando alle meditazioni in cui si cerca di arrivare alla pace interiore, un vero e proprio cammino interminabile. Ma ecco che appare uno dei simboli religiosi più facilmente riconoscibili: la mela, il simbolo del peccato, viene mangiata voracemente, dii nascosto, nevroticamente, facendo assumere alle danzatrici atteggiamenti grotteschi, pur di divorarla e di non farsi vedere da chi gli sta accanto. PANIC appare come un viaggio tra personalità stravaganti, che nel loro agire in scena in fin dei conti non dicono nulla, sono quello che si vede: psichedeliche, surreali ma con tratti riconducibili al quotidiano.

Un teatro danza utilizzato per evidenziare la condizione dell'individuo nella società di oggi, in cui emerge la difficoltà nell'approcciare l'altro non come straniero ma come persona dalla differente personalità. Ciò che lascia a desiderare è che la piéce non sembra un lavoro finito ma uno studio che aspetta di essere ancora elaborato.

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