PROCESSO ALL'INFANTICIDA MARIA FARRAR@Teatro Elettra: quante sono grottesche le gogne mediatiche - Gufetto Magazine

PROCESSO ALL'INFANTICIDA MARIA FARRAR@Teatro Elettra: quante sono grottesche le gogne mediatiche

Ben recitato e grottescamente divertente, “IL PROCESSO ALL’INFANTICIDA MARIA FARRAR” riempie il Teatro Elettra fino a domenica 29 marzo: si tratta del terzo spettacolo del concorso “Diversamente stabili” ed è assolutamente da non perdere non solo per l’originalità della trama, ma anche per la messinscena curata e fresca, dinamica e spiritosa di un testo all'apparenza non declinabile in toni comici.

Partendo da una poesia di Brecht si racconta, infatti, di una serva accusata dell’omicidio del proprio neonato. Si inscena così un (fittizio e già deciso) processo in un mercato (probabilmente medioevale) dove la serva viene accusata pubblicamente da diversi testimoni e “periti” e condannata pubblicamente, senza che le venga concessa una difesa adeguata.

La drammaturgia scritta dal talentuoso e giovanissimo Giovanni Maria Zonzini, è stata riproposta egregiamente dall'attenta regia di Francesco D’Atena cui si riconoscono tre pregi. Innanzitutto aver gestito adeguatamente il poco spazio di scena facendo coesistere e recitare contemporaneamente ben 8 personaggi, quasi tutti frenetici e ugualmente funzionali alla trama. I personaggi si avvicendano tutti intorno ad un laido giudice e, visti gli spazi angusti del palco, si spostano perfettamente all'unisono in un meccanismo ordinato e composto che funziona alla perfezione e appare ben collaudato (la compagnia è quella del team del Teatro della Colazione, tutti giovanissimi e preparati, la cui recitazione è senza artifizi di sorta).


Il secondo pregio registico è la scelta della caratterizzazione grottesca dei diversi figuri del fantomatico processo: si tratta di “maschere” come spiega lo stesso D’Atena a fine spettacolo, privi di una precisa caratterizzazione perché facenti parte di una “farsa” universale che li rende adeguabili a contesti sociali anche diversi da quello più propriamente seicentesco in cui vengono calati.

Il terzo aspetto da sottolineare, riguarda la scelta di sfruttare un telo bianco issato fra una pausa e l’altra del processo per raccontare, con un gioco di ombre, l’incontro fra la giovane Farrar e l’uomo misterioso che la metterà in cinta. Una scelta delicata che serve a spezzare il ritmo narrativo frenetico che si trova sulla scena dove si accavallano le testimonianze e i diversi personaggi, posti intorno al giudice. Molte quindi le immagini “fisiche”di questi grotteschi figuri, il cui accavallamento spesso distrae, volutamente l’attenzione da i passaggi di un testo affascinante che fa leva sulle dinamiche accusatorie trasformando gli accusatori i veri mostri del processo .
Un’ulteriore punto a favore di quest’opera è la scelta di non incentrare tutto sull'infanticidio: la Farrar, interpretata da una sempre preparatissima Livia Massimi (la migliore sulla scena e già applaudita protagonista di “IO RIDO”, primo spettacolo di “Diversamente stabili”) resta sul fondo della scena, dietro il giudice: l’attenzione viene convogliata sui vari personaggi del processo, caricaturali e abnormi come lo sono quelli moderni, che inscenano processi televisivi carichi di pregiudizi immotivati, figure che si pongono al centro della scena ricercando più attenzione delle vittime dei fatti di cronaca (ancora attualissimi) che invadono la cronaca contemporanea.
Il proposito di contestualizzare idealmente la vicenda di Maria Farrar, preservandone la veste storica ma riavvicinandola col grottesco all'epoca moderna è dunque una scelta intelligente e dissacrante, in linea con l’intenzione del drammaturgo (come confermato da lui stesso a fine spettacolo).

Molto azzeccate all'interno del contesto scenico, fra l'altro, le musiche originali di Adriano di Carlo, cantate dagli stessi interpreti. Conferiscono maggiore caratterizzazione alla piéce nel suo insieme e rappresentano un po' il canto ancestrale dei mostri/accusatori che si muovo sul palco. Musiche appuntite e denigratorie di una figura indifesa, ironiche e beffarde quasi cantilenanti, che avrebbero ben potuto correre sulle labbra di personaggi irriverenti e irritanti alla Tim Burton.
Da sottolineare, su tutte l’interpretazione della Massimi, la sua Farrar piega la testa e la solleva con le proprie mani mentre cerca di portare il suo punto di vista all'attenzione del pubblico in un commovente monologo. È il punto di vista di una persona semplice, del popolo, ingenua e inconsapevole, capro espiatorio perfetto delle frustrazioni mediatiche altrui. Il continuo sollevare la testa con le mani è il riflesso psicologico del sollevamento della testa di un bambino ormai morto, di un animo ferito, di una vittima (anch'essa) di aguzzini più grandi di lei, un dettaglio affascinante e molto azzeccato. Infine, davanti a lei, al giudice, ai testimoni e al pubblico in sala, una gabbia per pulcini coperta da un telo, sollevata dalla stessa Farrar. Al suo interno nulla, un simbolo di una culla vuota, ma anche di un utero vuoto o di una prigione mediatica cui sono sottoposti, loro malgrado, esseri umani inconsapevoli la cui immagine viene oscurata dalle luci appariscenti puntate su chi si arroga il diritto di giudicarle troppo in fretta.


Note di regia
Siamo giunti al terzo appuntamento con il Concorso Diversamente Stabili del Teatro della Colazione, seguita da Gufetto.it: dopo le suggestioni de “La Cagnetta” (vedi recensione) e “Io rido” (vedi recensione) ecco “Processo all'infanticida Maria Farrar” un nuovo testo di un giovanissimo drammaturgo, selezionato dal team del Teatro della Colazione, in scena dal 26 al 28 marzo al Teatro Elettra.

Perché seguire questo testo?
Gufetto vi consiglia di seguire questo testo, e più in generale l'intera rassegna, perché il teatro della Colazione ha raccolto e selezionato opere davvero interessanti di autori non noti e conosciuti, tutti da scoprire e valorizzare. Inoltre si permette, a fine spettacolo, di porre le proprie domande a regista e drammaturgo, facilitando un confronto diretto sull'opera coi suoi protagonisti.

Scopriamo qualcosa di più sull'opera...

Il testo messo in scena è scritto da Giovanni Maria Zonzini, cui si affianca la regia di Francesco D’Atena, scelto dal Gruppo del Teatro della Colazione: fra gli interpreti, Jessica Bertagni, Simone Caporossi, Silvia Del Prete, Alice Di Carlo, Adriano Di Carlo, Marco Giardina, Tommaso Lombardo, Livia Massimi, un cast tecnico messo a disposizione dal Teatro della Colazione e formato dai compositori di musiche originali, Elisa Corpolongo e Adriano Di Carlo, del disegno luci di Silvia Crocchianti e dell’ aiuto regia Maria Elena Lazzarotto.

Partendo dalla poesia di Bertolt Brecht “Dell'infanticida Maria Farrar”, ha immaginato un processo nei confronti della giovane donna protagonista della poesia brechtiana. Lo spettacolo ambientato in un'aula di tribunale posta in un mercato e animata da figure e maschere ambigue e popolari allo stesso tempo,dove le scene vengono scandite dall'alternarsi di arringhe da parte della pubblica accusa e di dichiarazioni dei testimoni quali le padrone della locanda in cui lavorava Maria Farrar, oltre alle perizie effettuate da un lenone, il tutto mentre l'imputata, lasciata in balia dei suoi accusatori dall'avvocato d'ufficio frustrato e dedito al vino, non può far altro che tacere e subire qualcosa di cui neanche è in grado di capire il senso.

Il regista Francesco D’Atena ci descrive così lo spettacolo “Il giudizio morale che soppianta l'atteggiamento etico è il tema di questo spettacolo. L'approccio a questa materia, quanto mai scivolosa, è quello meno delicato possibile: quello delle maschere. Da sempre rimando dei nostri vizi, ci raccontano la moralità dal punto di vista privilegiato di chi non ne ha per natura, e non per scelta. In bilico tra realtà ed artificio e supportati da una robusta drammaturgia, racconteremo l'elaborazione del lutto nei tempi che corrono”.

Info e contatti
Biglietti: 10,00 € (più 2,00 di tessera associativa al Teatro Elettra valida per un anno); riduzione per gruppi di 6 persone, 5 pagano e un biglietto è regalato dal concorso Diversamente Stabili.
Contatti per prenotazioni : e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
oppure sulla pagina Facebook: Teatro della colazione e Diversamente stabili; o sulla pagina evento “Processo all'infanticida Maria Farrar” Teatro Teatro Elettra: via Capo d’Africa 32, Metro Colosseo. FB: Teatro Elettra

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