PORTA CHIUSA@Le Salette: Sartre e quell'inferno negli occhi degli altri - Gufetto Magazine

PORTA CHIUSA@Le Salette: Sartre e quell'inferno negli occhi degli altri

Davvero interessante e meritevole di attenzione il lavoro svolto da due regie diverse, quella di Emilia Miscio e Marco Petrino con il testo di Sartre, “PORTA CHIUSA” in scena fino a domenica 22 marzo al Teatro le Salette, curioso e piccolo teatro nei pressi del Vaticano. Gufetto vi invita quindi a seguire questo spettacolo: prenotando (obbligatoriamente) come lettori di Gufetto è possibile ottenere un biglietto ridotto a 10 eu+2 tessera (in luogo di 13euro +2 tessera) da giovedì 19 a sabato 21 marzo.

Tre diversi individui vengono portati da uno strano cameriere in una stanza: non si conoscono e provengono da posti diversi: c’è un giornalista di inchiesta brasiliano sadico e crudele, una arricchita borghese francese, una lesbica dipendente delle poste. Sono tutti morti e lo sanno, costretti a convivere per sempre e a guardare le propria immagine solo negli occhi l’uno dell’altro. E negli occhi di ognuno di loro la rivelazione dell’inferno a cui sono condannati.

La particolarità dello spettacolo è la divisione in due parti affidate a due regie che curano la prima parte e la seconda parte della recita, alternandosi ogni sera. Attraverso un incisivo gioco di luci e sfruttando l’audiovisivio, la regia di Emilia Miscio che ieri ha aperto la serata (e oggi curerà la seconda parte), legge il testo di Sartre mettendo in rilievo il carattere dei tre personaggi, restituendoceli nella loro veste tradizionale. Si scoprono i peccati, le sofferenze, il rapporto dei tre morti con le persone rimaste “nell’aldi qua” che compaiono di tanto in tanto in video o sono richiamati dagli stessi interpreti che si aggiornano su come procede la vita nel mondo terreno.

Nella visione registica di Marco Petrino (che ha curato la seconda parte dello spettacolo), il testo di Sarte viene interpretato, invece, in una chiave moderna senza esagerare (fortunatamente): si gioca coi tre personaggi immaginandoli schiavi di un “Grande Fratello” sartriano. I tre sono portati al centro della scena a confessarsi al pubblico come se fossero in un “confessionale”, costretti poi ad appendere catene sui divisori delle scene davanti a mute telecamere. Non quindi semplici “concorrenti” ma prigionieri di un reality show involontario, in quanto confinati in un luogo–non luogo in cui nessuno può vederli da cui noi possiamo osservarli come pubblico e, involontariamente, creare il giudizio sul perché del loro confinamento in questo inferno.

Potrebbe forse essere criticabile l’affiancamento del Grande Fratello ad un testo sacro come quello di Sartre, il padre dell’esistenzialismo francese, ma è pur vero che esso risulta in qualche modo azzeccato al presupposto di fondo di (Huis clos) “Porte chiuse”, testo teatrale scritto nel 1944 da cui si trasse la storica massima: “L’inferno sono gli altri!”. Infatti, il testo ruota tutto sulla ossessione dei tre personaggi per l’immagine che hanno di loro stessi e che comunicano (o sentono di comunicare) agli altri, intendendo per “altri” non solo i presenti nella stanza, ma anche coloro che sono rimasti “nell’aldiquà”. Il male sta dunque nell'ossessione per l'immagine (il male dell'età moderna e narcisistica) per quel bisogno di apparire così come vogliamo essere dipinti: ma allo stesso tempo, emerge anche la paura per ciò che non riusciamo a vedere pienamente, quell'immagine crudele di noi nascosta negli occhi degli altri
L’indagine tutta squisitamente sartriana sull’irragionevolezza dell’esistenza, già tema della Nausea, qui viene ripresa per segnare il percorso che conduce ogni personaggio ad accorgersi dell’inutilità della propria immagine, del suo progressivo svanire, ormai svuotata di significato davanti alla Morte.
Al punto di rendere del tutto inutile l’opzione di lasciare quell'inferno in cui vengono confinati.

La recitazione dei tre personaggi è davvero intensa e ben riuscita. Moto ben accentuato il carattere drammatico e sadico di alcuni di loro (soprattutto da Petrino). La loro caratterizzazione rispetta quella dei personaggi originali anche nelle movenze e nella gestualità. Molto affascinante l’interpretazione di Ilaria Buiarelli che ci restituisce una Inés solo apparentemente delicata e che si rivela, invece schietta, determinata, affascinante agli occhi di uomini e donne, ben fronteggiata da una Esthelle (Carla Diomedi) algida ma non fredda, fragile ma anche spudorata. Ne deriva una performance estremamente fisica e struggente che non sfugge agli applausi meritatissimi per un testo difficilmente riproposto e fra i capisaldi nel pensiero esistenzialista francese, dinamicizzato da due letture originali e diverse.
Da non perdere.

Info:
PORTA CHIUSA di Jean –Paul Sartre
TEATRO LE SALETTE - Roma

Regia Emilia Miscio & Marco Petrino con Davide De Santis - il cameriere Marco Petrino – Garcin Ilaria Buiarelli – Inés, Carla Diomedi - Esthelle
Danzatori, Angela Leonetti, Francesca Orlando, Marco Ricciotti

BIGLIETTO RIDOTTO a 10 euro+2 tessera PRENOTANDO COME LETTORI DI GUFETTO DAL GIOVEDì 19 AL SABATO 21 MARZO 2015 al
3470619618 - 3474015870

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