PERCHÉ NON CI LASCIANO GIOCARE CON LA TERRA?@Teatro Studio Uno: la passione comincia sempre con il dolore - Gufetto Magazine

PERCHÉ NON CI LASCIANO GIOCARE CON LA TERRA?@Teatro Studio Uno: la passione comincia sempre con il dolore

Suggestivo ed emozionante, assolutamente da non perdere lo spettacolo “PERCHÉ NON CI LASCIANO GIOCARE CON LA TERRA?, portato in scena al Teatro Studio Uno fino al 9 marzo dalla Compagnia Arcandia delle 18 lune.
Il testo presentato è liberamente ispirato al romanzo “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza e a “La porta è aperta. Vita di Goliarda Sapienza” di Giovanna Providenti, ed intreccia il racconto della vita personale di Goliarda Sapienza, (scrittrice del secolo scorso non troppo conosciuta dal Grande pubblico) con la storia di Modesta, una delle protagoniste del suo romanzo autobiografico più noto e complesso.

Sulla scena per l’occasione coperta di terra, prende vita la storia di Modesta che cresce libera e senza freni in un contesto rurale siciliano del primo 900 dove il rapporto con la Madre Terra è ancora forte, indissolubile, legato a doppio filo con i ricordi di un’infanzia pura e innocente. Modesta cresce in fretta, perde la madre, subisce violenza e conosce i piaceri dell’autoerotismo e dell’omoerotismo, passando attraverso il confronto con l’altro sesso e la nascita di un figlio. Il testo si biforca spesso introducendo anche la voce della scrittrice, affidata a Viola Sartoretto che volteggia su un'altalena al centro della scena: la sua voce si alterna e a volte si sovrappone a quella della protagonista del suo romanzo mescolando i livelli narrativi indissolubilmente legati.

Il ritratto che ci viene restituito da Silvia Manciati che ha curato l'adattamento dei due testi, è quello di una donna dal grande fascino e dalla spontaneità disarmante, un’anima libera e sperimentale ed al tempo stesso spaventata dall'eventualità che qualcuno le metta “Il destino sotto il cuscino”.
Emerge chiara la prosa fluida e simbolista della scrittrice che aleggia come un odore, come l’odore della terra presente sulla scena impreziosendo un’opera intelligentemente resa, che affronta il delicato tema del confronto dell’essere umano con le proprie pulsioni, il tentativo di conoscerle e dominarle o di lasciarsi trasportare da esse. Fino alla piena consapevolezza che “Ogni Piacere del corpo comincia sempre con un dolore”.

Preziosa la scelta registica di Alessia Barbieri Pomposelli non solo di inserire la terra sulla scena ma anche di rappresentare lo scorrere delle vicende con un movimento ciclico degli attori, quasi assecondando lo scorrere del tempo narrativo. Preponderanti i colori naturali del marrone (terra), azzurro (cielo e mare) e giallo (sole), riproposti sull'abito di scena di Modesta. Azzeccata la scelta delle musiche che accarezzano la narrazione, soprattutto nei momenti più intensi e passionali dove le pulsioni prendono vita e i corpi si intrecciano fra loro.
Siamo di fronte ad un’opera off che non rinuncia alla purezza descrittiva dei sentimenti, che rifugge la necessità della suppellettile di scena e lascia all'immaginazione e all'orecchio in particolare, la descrizione di luoghi e situazioni care alla prosa neorealista.

Buona la recitazione senza sbavature, a partire da Silvia Manciati che con cura e attenzione al dettaglio ci restituisce una Modesta spiritosa e intrigante; Arianna Paravani e Davide Maria Marucci passano agevolmente da un ruolo all'altro senza perdere credibilità mentre Viola Sartoretto con un abito rosso conturbante sottolinea con voce bella e altéra la vita di questa donna dominata dall'estro e dalla passione, incamminatasi sulla strada della vita dibattendosi con coraggio fra alti e bassi, senza perdere il coraggio ed il rapporto con la propria spontaneità e senza rinunciare a seguire sempre il proprio istinto.

seguici su Facebook
seguici su Linkedin
seguici su Google +
seguici su Pinterest
seguici su Twitter