PENSARE-Programma delicato@Teatro Elettra: siamo la somma dei nostri ricordi? - Gufetto Magazine

PENSARE-Programma delicato@Teatro Elettra: siamo la somma dei nostri ricordi?

“PENSARE – PROGRAMMA DELICATO” è il penultimo appuntamento del Concorso Diversamente stabili, in scena al Teatro Elettra fino al 31 maggio. Lo spettacolo vincitore, a fine Luglio sarà premiato da Gufetto.it con il Gufetto d’argento.

Si tratta di uno spettacolo difficile e doloroso che fa luce sull’importanza della Memoria, un’importanza che si riscontra, come molte cose di questo mondo, considerandone la Perdita. C’è una donna in scena (una sempre inappuntabile Livia Massimi) in una stanza, che smarrisce il senso di sé e della realtà. Cerca di ricostruire la propria identità attraverso frammenti di giornale, post it da lei stessa scritti in alcuni momenti di lucidità e intanto, attorno a lei, ruotano 4 figure “May” “June” e “April” (un richiamo al tempo che inesorabile passa?), che l’accompagnano in questo viaggio astratto nella ricerca disperata di sé.

La perdita della Memoria, il non sapere chi si è, rappresenta un tema controverso che, per certi versi tocca e spaventa tutti: implica la ricerca di un appiglio per ricostruire chi siamo, spinge a investigare su quei frammenti di senso a cui dobbiamo riferirci per riconoscerci in un’identità Ci spinge a chiedersi in cosa effettivamente coincidiamo come persone, se non siamo altro che una somma di ricordi di noi stessi.

Il testo di Laura Bucciarelli ha una difficile resa teatrale ma una bella scrittura narrativa, profonda e volutamente ridondante vista anche l’estrema frammentazione dei pensieri della protagonista e l’astrattezza del Tema che, partendo dai riferimenti inevitabili ad una terribile malattia mentale, finisce per chiedersi se effettivamente “Siamo la memoria che abbiamo”.
Si affronta così il terribile dilemma di Memoria e Identità, quando una si confonde con l'altra o vi si confonde, un dilemma esistenziale sottile, che lascia un po’ sbigottiti e frastornati dal carico d’ansia derivante dal “non ricordare” la propria storia e ammetterlo poi con estrema chiarezza, “Sono una stanza vuota”, un “Essere senza contenuto”. Un approdo terribilmente definitivo, l’unico possibile.

Visto il contenuto astratto, risulta in tal caso pregnante l’atteggiamento registico al testo: sicuramente elegante e delicato quello dell’attenta Ashai Lombardo Arop che nella prima parte dello spettacolo decide effettivamente di mettere in luce la protagonista, lei sola. Le luci puntate, compresa la lampada sul letto, mettono in evidenza i suoi piccoli manierismi, le sue ossessioni che la rendono frenetica e disperata, felice e assolutamente prigioniera della Dimenticanza, continuamente ostinata nel ricordarsi di “Pensare, pensare, pensare”! Non mancano però momenti troppo lunghi e ripetitivi e manca forse un momento di dialogo con le altre attrici in scena.

Nella seconda parte la regia emerge invece più chiaramente, e lo fa nella gestione più proficua delle altre tre attrici: Jessica Bertagni, Ilaria Fantozzi e Arianna Paravani (del cast del Teatro della Colazione) prima confinate a entrare e uscire dalle quinte come delle visioni della protagonista. La regista ha estrapolato queste figure che nel testo erano solo nominate, facendole poi interagire con la protagonista nella seconda parte dello spettacolo, così da permettere loro di disegnare un scenario, la stanza di un istituto o un contesto amicale fittizio intorno a Lei che resta priva di punti fermi reali e in balia di sé stessa.
Giusta la scelta di sfruttare le musiche collegandole alla recitazione in alcuni passaggi, e anche l’uso del proiettore per amplificare la frammentarietà della mente della protagonista. Bellissimo l’impatto delle maschera senza volto su tutte le interpreti, in un momento chiave dello spettacolo, che serve ad amplificare lo smarrimento d’Identità della protagonista e la sensazione che le tante donne senza volto non siano che tanti Io della persona stessa.

Infine, la scenografia, dapprima riferita ad una stanza senza particolare connotazione, muta in alcuni momenti di buio di scena, come se si diradasse la nebbia mentale della protagonista, assumendo diverse contestualizzazioni più precise e reali. Sicuramente d’impatto la risistemazione finale, nel buio della scena, dove la stanza si colora di post it, gli stessi che affollano la mente della protagonista, che le ricordano cosa deve fare per essere se stessa oltre la Storia di questo preciso momento.

28/29/30/31 Maggio
Pensare – programma delicato, di Laura Bucciarelli
con 
Livia Massimi, Jessica Bertagni, Ilaria Fantozzi e Arianna Paravani,
disegno luci di Silvia Crocchianti
regia di 
Ashai Lombardo Arop

Teatro Elettra
via Capo d’Africa 32

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