LA VOCE UMANA@Teatro Sala Uno intervista a Gloria Annovazzi - Gufetto Magazine

LA VOCE UMANA@Teatro Sala Uno intervista a Gloria Annovazzi

Una rappresentazione dall'estetica molto affascinante, “LA VOCE UMANA” di Jean Cocteau, diretto da Viviana Di Bert e interpretato da Gloria Annovazzi in scena al Teatro Sala Uno fino al 10 maggio.

La scena è interamente dominata dai colori rosso, nero e bianco. L’azione si svolge nella casa della donna. Il palcoscenico è diviso in due stanze, separate dal suggestivo arco in pietra, proprio della struttura del Teatro Sala Uno. Nella sala oltre l’arco vediamo un divano bianco, dei bicchieri, un mucchio di pastiglie sparse sul pavimento e, a mò di quadro appeso alla parete, la sagoma bianca di un corpo disegnata su sfondo nero, come quella dei casi di omicidio.

È un rapporto d’amore qui che è stato ucciso e la protagonista non riesce a elaborarne la perdita. Nella sala al di qua dell’arco, al centro, vediamo un garbuglio di fili che pendono dal soffitto e l’oggetto più importante della rappresentazione: un telefono rosso. L’opera ruota, infatti, intorno alla lunga conversazione telefonica, più volte interrotta da problemi tecnici, intrattenuta dall’attrice con il suo ex compagno, di cui lei è ancora innamorata. La colonna sonora è costituita unicamente da due brani: “Counting out time” dei Genesis (con cui lo spettacolo ha inizio e che ritorna qua e là anche durante lo svolgimento) e “Les amants d’un jour” di Edith Piaf (che accompagna la conclusione).

Non conosciamo i nomi, né di lei, né di lui, ma non ha importanza, in quanto la storia rappresentata è la vicenda di un amore qualunque finito, tra un uomo e una donna qualsiasi e dell’assurdità (ormai più che normale) dell’interporsi di un apparecchio tecnologico tra gli amanti, su cui proiettare emozioni e speranze (“L’altra sera mi sono coricata con il telefono.. lo so che sono ridicola, ma il telefono unisce, va fin da te.. questo filo è l’ultimo che mi riallaccia a noi”).
Mentre all’inizio del monologo, la protagonista, al telefono, cerca di nascondere il suo lancinante dolore, facendo finta di star superando bene la separazione e mentendo sulle sue condizioni effettive, durante il corso della rappresentazione invece, piano piano, vi è una progressiva messa a nudo del suo stato reale fino a confidargli di aver ingerito tanti sonniferi per dormire senza sogni, sperando di non svegliarsi più. Questo processo di progressivo svelamento delle proprie emozioni viene accompagnato ed evidenziato dal lento spogliarsi dei vestiti dell’attrice, che si toglie dapprima la pelliccia bianca, poi la parrucca a caschetto nero, le scarpe, fino a rimanere con la sola camicia da notte abbassata sui fianchi.

I toni della recitazione variano, a seconda del momento, dall'addolorato, al rabbioso, al nostalgico. Gloria Annovazzi è brava nel rimandarci il quadro di una donna distrutta, senza più una ragione di vita, mentre rantola e si rotola per terra attorcigliandosi il filo del telefono intorno, unico legame ormai rimasto tra lei e l’uomo che è ormai insieme un’altra. Il telefono, mezzo freddo e impersonale, forniva già nel 1930, anno in cui l’opera fu scritta, uno spunto di riflessione sul cambiamento dei modi di comunicazione tra esseri umani: “Un’occhiata poteva capovolgere tutto, ma con questo apparecchio quello che è finito è finito..”.
Le luci, a volte bianche, a volte rosse, puntate nel buio solo sull’attrice, sono suggestive e contribuiscono a creare dei contrasti molto forti, metafora di un’emotività lacerata ed esasperata. Di bell’impatto la penultima scena, con la protagonista piangente di spalle, la schiena nuda e il braccio destro alzato, e la sua ombra proiettata, nera e grande, sulla parete di fondo.

Uno spettacolo, dunque, dove il senso di tradimento e di sconfitta di questa donna ormai sola è reso bene dall’interprete, ma in cui anche l’aspetto estetico assume sicuramente una forte importanza drammatica.

LA VOCE UMANA, di Jean Cocteau
Interpretato da GLORIA ANNOVAZZI
Regia e idea scenica : VIVIANA DI BERT
Luci: FABRIZIO CICERO


 

Dietro le quinte con Gufetto...
Intervistiamo Gloria Annovazzi

Paola Brigaglia: Come si è avvicinata al teatro? 
Gloria Annovazzi: Ho avuto la passione sin da ragazza e ho sempre fatto teatro, poi mi sono avvicinata alle tecniche di Strasberg, che trovo molto valide per soffrire, per interpretare bene, per partecipare, sia in spettacoli leggeri, sia in spettacoli con problemi anche sociali, come la solitudine o l’abbandono.

PB: C’è qualche tipo di spettacolo che ha prediletto nel tempo come interpretazione? 
GA: Questo è il primo, ma anche “Le serve” di Genet, dove interpretavo la Signora. 

PB
: Che cosa l’affascina in particolare del teatro?

GA: Il fascino del teatro risiede nel fatto che io sono come una sacerdotessa che ogni volta celebra un mistero, un rito collettivo. 

PB
: È questo, secondo lei, che spinge le persone a venire a teatro? Come mai i teatri sono pieni nel 2015, quando grazie alla tecnologia ci sono ormai mezzi di intrattenimento di ogni tipo? 

GA: Chi viene a teatro non è interessato solo a teatro, ha anche altre aperture mentali, ha anche curiosità verso altre forme di spettacolo come ad esempio la lettura o la musica.

PB: Quali sono state le difficoltà maggiori nell'interpretazione del personaggio di questo spettacolo? 
GA: È un allenamento continuo che si fa, sempre con le tecniche di Strasberg, che andrebbero mai abbandonate. La parte più difficile è forse legata alla memoria, perché si è soli e non si ha l’attacco dell’altro compagno. 

PB:
Ultima domanda: quest’opera di Cocteau rappresenta una tematica secondo lei universale o più legata al suo tempo?
 

GA: Penso che non sia solo legata al suo tempo, anche nella traduzione italiana c’è l’uso del “voi” degli anni ’30-’40, ma la tematica dell’abbandono è sempre valida, come anche quella della dipendenza affettiva da parte di un soggetto molto fragile. E lo stesso vale anche per il tema del telefono: oggi un addio si dice con un sms, una volta ci si guardava negli occhi, si poteva fare l’impossibile, adesso con questo apparecchio quello che è finito è finito.


 Note stampa

a cura della Redazione Gufetto-Teatro 

Dopo le sperimentazioni su Checov con “FUOCO SU TRE SORELLE” la regista Viviana Di Bert torna al Teatro Sala Uno dall’8 al 10 maggio con un nuovo spettacolo, “LA VOCE UMANA” di Jean Cocteau.
Sullo spettacolo è attivo una RIDUZIONE SUL BIGLIETTO a 12 euro, presentandosi o prenotando al (06/86606211) come lettori di GUFETTO!

Lo spettacolo è prodotto dalla Associazione Culturale-Compagnia Sperimentale Viviana Di Bert e sarà interpretato da Gloria Annovazzi nella splendida cornice del Teatro Sala Uno, a P.zza di Porta San Giovanni 10,Roma dietro la Scala Santa, uno spazio che vi invitiamo a scoprire per le particolarità dello spazio scenico

Jean Maurice Eugène Clément Cocteau (Maisons-Laffitte, 5 luglio 1889 – Milly-la-Forêt, 11 ottobre 1963) è un artista a tutto tondo francese del primo novecento. Divenuto noto per il romanzo “I ragazzi terribili”, del 1929 fu scrittore regista e drammaturgo teatrale, divenuto universalmente noto per la propria originalità e l'enorme capacità espressiva . L’opera teatrale “La voce umana” risale al 1930 e parla di una complicata rottura sentimentale, introdotta da una donna sola al telefono, che lasciata dal marito, telefona all’amante, continuamente interrotta da cadere della linea.

La Trama
La "voce umana" che dipana un assassinio nel cuore.
Un atto, una camera, un personaggio, l'amore, e il comune accessorio dei drammi moderni, il telefono. Ma questo comune accessorio, con le sue "azioni", diventa lo strumento concreto e il simbolo tragico dell'impotenza, il canale in cui la sincerità delle frasi mozze e l'ipocrisia inutile nei silenzi e nelle relazioni interlocutorie si scontrano, si mescolano, ne escono strozzati, fino al grido finale, liberatorio e in qualche modo vittorioso. (Stefano Jacomuzzi, 1989)

Per saperne di più su Viviana di Bert,
leggi la nostra recensione-intervista:
FUOCO SU TRE SORELLE@Teatro Sala Uno: un nuovo sguardo sulle Tre Sorelle di Čechov

LA VOCE UMANA, di Jean Cocteau
Interpretato da GLORIA ANNOVAZZI
Regia e idea scenica : VIVIANA DI BERT
Luci: FABRIZIO CICERO

TEATRO SALAUNO, Piazza di Porta San Giovanni 10
8 – 9 – 10 maggio 2015
Durata: 1 ora
Costo del biglietto: intero eu 15,00/ridotto eu 12,00

Per info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
T: 06/86606211

PRENOTANDO COME LETTORI DI GUFETTO, RIDUZIONE SUL BIGLIETTO, A 12 EURO!

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