LA VELA NERA DI TESEO@Teatro dell’Orologio - nel labirinto del proprio io - Gufetto Magazine

LA VELA NERA DI TESEO@Teatro dell’Orologio - nel labirinto del proprio io

Un’originale riscrittura e rilettura di Teseo, del suo Mito e del suo Fato, va in scena fino al 19 aprile al Teatro dell’Orologio, rinchiusa (è proprio il caso di dirlo) nello spettacolo “LA VELA NERA DI TESEO”. Un’opera da non perdere per quanti vogliono conoscere e riscoprire un mito in una chiave interpretativa diversa e ricca di spunti psicoanalitici tutt'altro che involontari.

Il testo, scritto da Valeria Moretti, è una ricostruzione in chiave simbolista della figura del mitico re Ateniese, qui interpretato da un raffinato Gianni De Feo che da solo riempie lo spazio con un’interpretazione senza sbavature, estremamente curata e studiata fin nei dettagli, senza lasciare nulla al caso. A tratti distaccata e intimista, a tratti carica e quasi esorbitante rispetto ai confini della personalità "mitica" dell'eroe leggendario.
Il Teseo messo in scena è infatti abnorme: non è il re d’Atene vittorioso sul Minotauro e non è l’uomo forte ma sfortunato che issa le vele nere spingendo il padre Egeo al suicidio nell'errata convinzione che fosse morto nel Labirinto.
No, il Teseo messo in scena è in parte l'essere mitico (di cui conserva il vissuto) ma anche, al tempo stesso, un’anima fragile e infelice che, a differenza di quanto sappiamo, non vuole più uccidere il Minotauro né salvare Arianna. Solo sulla scena De Feo/Teseo ci racconta la sua desolazione, la sua voglia di fuggire (o meglio "perdersi per ritrovarsi") e l'aspettativa di disegnare un finale diverso, lasciando emergere la necessità di una svolta salvifica rispetto al Mito. E lo fa, avvolto da un mantello che agita tutta intorno a sé, in aria, come una vela nera di insoddisfazione, quasi in un mortale abbraccio interiore.

La particolarità di questo spettacolo si misura, in particolare, su due aspetti: da un lato il taglio del testo, davvero erudito e forbito, rispettoso del Mito almeno nelle premesse iniziali; un testo che poi sprofonda nell'autoanalisi e nel racconto del tormento di un uomo diverso, alle prese con un se stesso in trappola. Dalla drammaturgia emergono progressivamente, è questo è davvero un pregio, alcuni spunti di riflessione sulla figura di Teseo, e diverse affinità inconsuete col suo nemico, il Minotauro (entrambi sono esseri semi-divini, entrambi condannati da altri ad un cieco destino, entrambi senza salvezza) e con Arianna, l'alter ego femminile (entrambi sono fondamentalmente soli, e si ritroveranno giustamente puniti per le loro scelte, usandosi l’un l’altra per sfuggire al proprio destino).

Dall'altro, lo spettacolo si affida ad una performance di De Feo studiata minuziosamente: le luci e le musiche seguono l’attore come un’ombra, suoni ancestrali richiamanti la grotta o il rifugio del Minotauro e l’odore dell’incenso trascinano lo spettatore in un contesto quasi sacrale. L'attualizzazione di Teseo avviene nei momenti in cui De Feo accenna passi di danza o si cimenta (con successo) a cantare struggenti canzoni in francese: si tratta di una scelta registica ben realizzata stilisticamente parlando, ma superflua rispetto alla trama e a tratti troppo trasfigurante la figura di Teseo in un contesto moderno che non risulta essenziale quanto piuttosto rischia di allontanare l’attore da quel contatto umano e da quel dialogo diretto al cuore dello spettatore che invece ben si instaura in diversi momenti davvero toccanti e profondamente umani della piéce.
Ricorrente poi l’uso del francese, scritto (su un vetro), recitato e cantato, soprattutto quando a parlare è Arianna: una scelta azzeccata e forse voluta per segnare la distanza e l’incomunicabilità fra la principessa e Teseo che non può né vuole capirla fino in fondo ("Tu m’as abandonnée au bord de la plage, Thésée.." le farà ripetere).
Gli arredi scenici, alcuni pali e la testa di Minotauro, che sovrasta l’attore al centro della scena, vengono sfruttati intelligentemente per ricreare il labirinto della mente in cui è intrappolato Teseo. De Feo li sposta da un lato all'altro del palco e li lega fra loro attraverso quel “filo” di Arianna che qui, al contrario, è un legaccio nient’affatto salvifico (“Non darmi il filo!”, la ammonisce disperato) il simbolo di una barriera mentale da abbattere.

Il bisogno di tagliare il filo in uno dei momenti salienti dello spettacolo, è il tratto distintivo di una scelta contraria al mito ma coerente con il testo, concentrato sulla immaginaria voglia di libertà di Teseo, una voglia di scappare da se stesso, di lasciarsi andare anche fra le braccia delle Bestia (“Voglio che lui viva”, ci dice), di fuggire e sentirsi libero, una voglia di “perdersi per ritrovarsi” perché, come ripete lui stesso “si è più vicini a se stessi solo errando” al di là del proprio Destino.

Info:
DAL 14 AL 19 APRILE 2015
LA VELA NERA DI TESEO di Valeria Moretti
TEATRO DELL’OROOLOGIO - Sala Gassman
diretto e interpretato da Gianni De Feo
aiuto regia Elisa Pavolini
scene Roberto Rinaldi
costumi Sonia Piccirillo
foto di scena Manuela Giusto
produzione Compagnia del Metateatro diretta da Pippo di Marca
dal martedi al sabato ore 21.15 - domenica ore 17.45

seguici su Facebook
seguici su Linkedin
seguici su Google +
seguici su Pinterest
seguici su Twitter