L'INVISIBILE CHE C'è@Teatro Nino Manfredi: fra lacrime e risate - Gufetto Magazine

L'INVISIBILE CHE C'è@Teatro Nino Manfredi: fra lacrime e risate

Ne “L''INVISIBILE CHE C'è”, in replica al teatro Nino Manfredi di Ostia fino al 19 aprile, la scena è centralmente occupata dalle pareti di un condominio, a delineare la suddivisione esterno/ interno che dà corpo e significato alla storia rappresentata.

Se sul lato sinistro c'è il fuori, ci sono tutti, c'è il mondo. La parte destra della scena riproduce, invece, un tipico interno napoletano, in cui l’unico abitatore rimasto è un padre di famiglia, vittima della recente scomparsa del figlio, totalmente disinteressato ormai ad oltrepassare la soglia di casa. I toni sembrerebbero quelli del dramma, eppure tutta la recita mantiene lo spirito e la leggerezza della commedia partenopea, affrontando in maniera volutamente “alta” la tematica del dolore per la perdita.
I due vicini di casa del protagonista Gigino, il ristoratore Alfonso e suo figlio, da poco rientrato da un'esperienza come cuoco nell'esercito in Iraq, prima “spioni” dall’alto, irrompono poi nell'appartamento dell'uomo, imponendosi goffamente, e con una certa dose di invadenza, nel volersi prendere cura di lui, delle sue necessità pratiche innanzitutto. Il cibo è dunque costantemente proposto, fino alla riuscita realizzazione di una cena dal menù pantagruelico che, sentenzia Gigino, pare essere quella della vigilia di Natale.
In tutta la prima parte dello spettacolo a dominare è dunque il concitato scambio di battute tra i tre uomini, i due adulti, entrambi vedovi, in particolare. La morte appare soprattutto nella praticità del quotidiano, con le spese del funerale da saldare e le piccole faccende di ogni giorno da sbrigare. A far da cesura alla vicenda è l'arrivo di Sara, fidanzata del defunto Giuseppe, desiderosa di conoscere il padre del suo fidanzato, così da condividere con lui la sofferenza per la perdita e la gioia per la rievocazione dei momenti belli vissuti.

Pur mantenendo i toni della commedia, dunque, la rappresentazione si appresta ad affrontare la tematica del lutto da un punto di vista più intimo, così come avviene in tutta la seconda parte, nella quale entra in scena Giuseppe stesso. Che sia un fantasma o una pura allucinazione di suo padre poco importa, si fa portatore di senso, creando un legame più autentico tra chi resta e, soprattutto, grazie a particolari doti acquisite nel trapasso, diviene risolutore di un problema tutto terreno e particolarmente grave della quale è vittima il generoso imbranato vicino Alfonso.

Gli interpreti
, l'autore Antonio Grasso nel ruolo di Giuseppe, Gennaro Cannavacciuolo in quello del padre, Antonello Pascale e Lello Radice i vicini e Roberta Azzarone, unica presenza femminile, in quello di Sara, sono tutti perfettamente in linea nel restituire il tono stabilito per la messa in scena, che non intende mai incorrere in atmosfere cupe, mantenendo una costante leggerezza e certe tipicità classiche della commedia in stile napoletano.
Chiave delle scelta stilistiche del regista Paolo Triestino sembrerebbe essere una certa forma di tenerezza, eppure lo spettacolo risulta, a parere di chi scrive, mancante di una reale forza di coinvolgimento, impigliato talvolta in banalità tematiche e di costrutto che, lungi dal creare un maggiore approfondimento della tematica proposta, rischiano di allontanare lo spettatore dalla stessa, spostandolo nei territori di una risata spesso troppo facile.

DAL: 07/04/2015 AL: 19/04/2015
L’INVISIBILE CHE C’È
Regia: Paolo Triestino
Attori: Gennaro Cannavacciuolo, Enzo Casertano, Antonio Grosso, Antonello Pascale, Roberta Azzarone
Autore: Antonio Grosso

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