KOKOSCHKA E LA SPOSA DEL VENTO@Teatro di Documenti: la storia di un artista - Gufetto Magazine

KOKOSCHKA E LA SPOSA DEL VENTO@Teatro di Documenti: la storia di un artista

La tormentata vita del pittore espressionista austriaco Oskar Kokoschka è stata messa in scena al Teatro di Documenti dal 25 al 29 marzo 2015, per la regia di Gastón Troiano.

Si tratta di uno spettacolo “itinerante”, in quanto il pubblico non rimane sempre nella stessa sala, ma si sposta all’interno dei diversi locali del teatro. La rappresentazione ha inizio in una sala decorata con veli e fiori, dove entrano in scena gli attori: un solo uomo (Tonino Sechi De Murtas), che impersona il pittore, e sette donne, che di volta in volta interpretano le narratrici e altre parti femminili, scambiandosi spesso i ruoli.
Mentre ci vengono offerti dei biscotti, le attrici ci raccontano alcuni episodi della vita di Kokoschka, in particolare della sua vicenda amorosa con Alma Mahler, che è il tema centrale dello spettacolo.
I vestiti di scena, lunghi, dai colori pastello e le decorazioni con piume sulla testa, ricordano gli abiti eleganti degli anni ’10 del Novecento: siamo infatti – ci viene spiegato – nel 1911.

Oskar, giovane e popolare pittore, ma stroncato dalla critica, torna da Berlino a Vienna, dove diventa insegnante di disegno in un liceo. Quando un giorno conosce Alma Mahler, tramite il suo patrigno Carl Moll (membro fondatore della corrente artistica della Secessione Viennese), se ne innamora e avrà inizio un rapporto tumultuoso, fatto di passione e gelosia. Il pittore diventa sempre più ossessionato dalla sua amante e quando questa dopo qualche anno interrompe il rapporto, si farà costruire una bambola con le esatte fattezze dell’amante, in modo da averla sempre con sé.
L’artista non tiene nascosto il fantoccio, che veste con la biancheria intima di Alma e a cui compra vestiti di lusso, e lo reca con sé anche nelle occasioni mondane, divenendo così spesso oggetto di pettegolezzi e di scherno. Un giorno la bambola verrà trovata in pezzi nel suo giardino e così si concludono sia la vicenda che lo spettacolo.

La rappresentazione ruota intorno alle lettere che Kokoschka inviava ad Alma e ne vengono letti dei brani al pubblico. Gli spazi del teatro sono decorati con scatole contenenti centinaia di fogli scritti e buste da lettera. La sala più grande, dove si svolge la maggior parte della rappresentazione, e nella quale gli spettatori siedono ai lati, è suddivisa in diverse zone: in una c’è la casa e studio del pittore («Il mio squallido studio dove avevo dipinto di nero tutte le pareti per far risaltare ancora di più i colori del mio quadro»), con pennelli, fogli, barattoli sporchi, disegni attaccati alla parete e un cavalletto, su cui sta dipingendo la famosa tela “La sposa del vento”; in un’altra c’è un tavolino su cui sono poggiati dei fiori rosa e uno specchio di foggia antica, davanti al quale siede la giovane amante dell’artista; in un altro punto della scena troviamo una scrivania, dietro la quale è seduta Alma Mahler da anziana; in fondo alla sala c’è una zona decorata con cuscini, quadri e pupazzi, dove si alterneranno il laboratorio dell’artigiana costruttrice della bambola e il teatro dell’opera dove l’artista vide, al fianco di questa, “Il flauto magico” di Mozart.

Lo spettacolo presenta dei testi e degli espedienti scenici interessanti che, seppur accompagnati da una recitazione di livello amatoriale, contribuiscono a restituirci un’immagine vivida del pittore e delle sue singolari esperienze di vita. Le attrici si avvicendano nel ruolo della musa di Kokoschka: «Indovina chi sono: sono Alma Mahler!», «Anche io sono Alma Mahler!», «Anch’io sono di nuovo Alma Mahler!».
La colonna sonora è composta da brani di musica classica, tra cui ricordiamo la “Fantasia in re minore” di Mozart e la “Gnossienne n. 5” di Satie. Uno spettacolo che risulta nel complesso garbato, vivace e grazioso.

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