FUOCO SU TRE SORELLE@Teatro Sala Uno: un nuovo sguardo sulle Tre Sorelle di Čechov - Gufetto Magazine

FUOCO SU TRE SORELLE@Teatro Sala Uno: un nuovo sguardo sulle Tre Sorelle di Čechov

È andato in scena al Teatro Sala Uno fino al 22 marzo, FUOCO SU TRE SORELLE adattamento sperimentale dell’opera di Čechov: di seguito riportiamo la recensione allo spettacolo e l’intervista alla regista Viviana di Bert.

Quando si accendono le luci in scena, ci accorgiamo che l’arredamento è disposto su due spazi, separati dall'arco in pietra proprio della struttura del suggestivo Teatro Sala Uno, così da formare due diverse stanze: la sala da pranzo e il salotto di casa Prozorov. Di là dall’arco vediamo un lungo tavolo con delle sedie intorno. Al di qua abbiamo invece un divano, una poltrona, delle sedie e una scrivania. Dal soffitto pende una gabbia. Gli attori fanno tutti insieme il loro ingresso in scena. Mentre spostano sedie e appendono i soprabiti a delle stampelle posizionate sul lato destro del palco, parte “Sunday Morning” dei Velvet Underground.
La musica del gruppo costituirà gran parte della colonna sonora della rappresentazione.

Durante lo spettacolo la trama dell’opera di Čechov è elaborata in modo particolare: senza essere stravolta, appare filtrata da una serie di accorgimenti estetici ed espressivi, tali da renderla di non immediata comprensione per chi non si trovi a conoscerla già.
Le prime battute sono accompagnate da un frenetico andirivieni a cui partecipano tutti gli attori, tenendo in mano delle sedie, sollevandole sopra la propria testa, fischiettando. Le parole si perdono quasi sotto il rumore dei passi, facendo sì che l’attenzione si focalizzi più sul frastuono concitato dell’attività sul palcoscenico (e dell’attività umana in generale) che sul contenuto che esse veicolano. Come la gabbia sospesa sulle loro teste simboleggia bene, l’esistenza degli uomini è imprigionata in compiti, mansioni, posizioni, ruoli ai quali, spesso, volenti o nolenti non ci si può sottrarre e che si ripetono più per inerzia che per convinzione. Ciò è vero perfino per le relazioni umane: «Non ci si sposa per amore, ma per dovere!» dice Olga alla giovane sorella Irina, consigliandole di sposare il barone Tuzenbach, benché lei non lo ami.
La condizione delle sorelle Prozorov e di loro fratello Andrej, è a sua volta l’emblema di un’immobilità fisica ed esistenziale: costretti in una cittadina di provincia non riusciranno mai a raggiungere la tanto agognata Mosca, promessa di una vita migliore, soddisfacente, felice. Il disincanto inizia a percepirsi già nel secondo atto, quando Andrej, seduto al centro della scena, circondato dai giocattoli del suo bebè si chiede sconsolato: «Cosa faccio a casa?», per poi crescere nel terzo atto, a cui è data nello spettacolo particolare rilevanza, quando durante la notte un incendio divampa in un vicolo vicino, fornendo l’occasione di restare svegli e concentrarsi su pensieri angosciosi.

La regia sembra soffermarsi maggiormente sugli effetti estetici che sui contenuti espressi nei dialoghi, più sul come che sul cosa, giocando molto sull’uso degli spazi, sulle luci, sul modo di muoversi degli attori e facendo pensare, talvolta, quasi a una successione di quadri: Veršinin che filosofeggia al centro della stanza, mentre nessuno lo ascolta davvero e intorno a lui tutti giacciono esausti sul divano o sul pavimento, Andrej che si intravede sdraiato sotto al tavolo della sala da pranzo, le pose da fotografia di gruppo, il particolare del piede di Nataša e delle ruote della carrozzina sul ballatoio dietro l’arco, il frequente girare in tondo dei personaggi sul palco, metafora del non arrivare mai né a Mosca, né in nessun altro luogo.

Si è scelto, inoltre, di attualizzare i personaggi, fornendo un cellulare a Veršinin e trasformando Kulygin da scialbo e compito professore di ginnasio a dinoccolato e svampito ragazzotto con barba e capelli lunghi. Il quarto atto si chiude con il suono della banda, che con la sua allegria aiuta a farsi coraggio nel labirinto dell’esistenza, mentre le luci si spengono e la vita va avanti.


L’INTERVISTA


Intervistiamo Viviana Di Bert, regista di “Fuoco su Tre sorelle”, adattamento sperimentale dell’opera di Čechov, in scena al Teatro Sala Uno dal 20 al 22 marzo 2015.

PAOLA BRIGAGLIA: Come mai è stato scelto il titolo “Fuoco su Tre sorelle”?
VIVIANA DI BERT: Čechov ha utilizzato il fuoco nel terzo atto, quando scoppia l’incendio, e si tratta di un elemento che è simbolo di trasformazione, di nascita e di morte. Si tratta però anche di una “messa a fuoco”, anche questa presente in particolare all’interno del terzo atto. È dunque un po’ un gioco di parole tra questi due significati.

PB: Che cosa ti ha portato a rappresentare proprio “Le tre sorelle” di Čechov? Cosa può ancora dire questo autore al giorno d’oggi?
VDB: Čechov è in assoluto uno degli autori che mantiene di più una sua contemporaneità. Raccontando circostanze quotidiane esprime in realtà i conflitti principali che l’individuo si trova ad attraversare dalla nascita alla morte, trovo davvero che sia un autore senza tempo.

PB: Ci racconti le particolarità dell’allestimento della scena e sulla scelta dell’utilizzo degli spazi?
VDB: Prima di realizzare lo spettacolo ho letto attentamente tutti gli scritti delle regie di Stanislavskij su Čechov. Stanslavskij aveva utilizzato una divisione degli spazi veramente anticonvenzionale per il suo tempo e mi sono accorta che desideravo qualcosa di simile. Innanzitutto il movimento, che è esterno ma in realtà anche interno, del pensiero. Ad esempio, il momento in cui tutti camminano rappresenta il movimento quotidiano di un’umanità che segue il suo dovere, il lavoro… l’essere soli e annoiati, ma in un’eterna attività, un’iperattività che cancella la consapevolezza stessa di questa noia... l’illusione di fare la cosa giusta, ma in realtà stai morendo nell’iperattività.
Questo è il mondo di Čechov: un mondo che si illude di essere vivo nei suoi movimenti di routine.

PB: Una curiosità: a cosa è dovuta la scelta di utilizzare la musica dei Velvet Underground?
VDB: Mi piacciono ed esteticamente funzionavano bene. Inoltre ritengo che vi siano due modi differenti di reagire a una presa di coscienza, come quella impersonata ad esempio da Andrej, si chiude nella sua stanza, si distanzia dagli altri, si differenzia: un modo creativo e un modo distruttivo e i Velvet Underground mi hanno permesso di esprimerli entrambi.


NOTE STAMPA


FUOCO SU TRE SORELLE
Uno spettacolo tratto da Anton Cechov
Teatro Saluno - P.zza di Porta San Giovanni 10,Roma
20-21-22 marzo 2015
(venerdì e sabato ore 21 - domenica ore 18)
Adattamento e regia di Viviana Di Bert
Con:
Elena Capparelli,
Francesca La Scala,

seguici su Facebook
seguici su Linkedin
seguici su Google +
seguici su Pinterest
seguici su Twitter