FINALE DI PARTITA @Teatro degli Audaci, un Beckett fra luce e ombre - Gufetto Magazine

FINALE DI PARTITA @Teatro degli Audaci, un Beckett fra luce e ombre

Il Teatro degli Audaci, teatro di recente apertura nel II Municipio, che fin dalla sua costituzione si era votato al comico, volta pagina con un’opera difficile e impegnativa “FINALE DI PARTITA” di Beckett, in scena fino al 22 marzo, per la regia di Leonardo Cinieri Lombroso.

Si tratta di una riproposizione piuttosto rispettosa e fedele all'originale del grande classico del teatro dell’assurdo di Beckett: un testo, va detto, difficile e crudele, ostico e non per tutti per via del dettato volutamente ripetitivo e irrazionale, specchio di una situazione irrazionale e metafisica in cui sono posti i personaggi. Un testo da non perdere per quanti vogliono confrontarsi o rispolverare con uno dei più grandi drammaturghi del ‘900 senza rielaborazioni o filtri, per recuperare il messaggio beckettiano dell’angoscia davanti ad un presente in cui si smarrisce il senso delle cose.

Il grande palcoscenico del teatro degli Audaci si tramuta, complice una bellissima scenografia di Antonio Buttari , nell'interno del bunker dove vivono il cieco e infermo Hamm (Flavio De Paola) e il frenetico servo Clov (Enrico Franchi), chiusi in un luogo-non luogo, mentre fuori c’è il nulla assoluto, la fine del mondo in uno scenario post-apocalittico di cui null'altro si sa, suggerito dal rumore sordo del vento e da una luce fioca che passa attraverso due finestrelle poste ai lati della scenografia. Hamm e Clov sono impegnati in continui battibecchi relativi alla loro condizione e alla possibilità/impossibilità di andarsene,in compagnia dei genitori di Hamm Maria (Nell) (Cristina Gionta) e Nagg (Emiliano Ottaviani), ridotti solo a busti, rinchiusi in due secchi dell’immondizia.

L’intero impianto scenico è altamente evocativo della condizione “metafisica” in cui si trovano i personaggi, anche grazie alla predominanza dei colori scuri sulla scena, in particolare l’uso del grigio sulle pareti nei bidoni e sulle facce dei genitori di Hamm, e grazie alla buona gestione delle luci, con quell'alternanza di luce e ombra che ben si adatta ai significati di penombra esistenziale dei personaggi di Beckett, condannati al nulla ma anche sommessamente nostalgici di quel senso delle cose che sfugge loro disperatamente.
La regia di quest’opera rispetta l’intento di Beckett di mettere in scena temi profondi e attualissimi quali la solitudine dell’uomo, il senso di impotenza davanti alla deriva dell’esistenza in un secolo, il ‘900, che aveva di fatto smarrito tutti i valori fondativi del passato e di cui l’autore irlandese cercò di tradurre il clima di sofferente rassegnazione attraverso personaggi grotteschi ed ai limiti dell’assurdo.

Un aspetto sicuramente da lodare in questa messa in scena è il non aver piegato il grottesco al comico, soprattutto con riferimento al personaggio di Clov, frenetico e dall'aspetto inquietante a metà fra i folle e il clown. L’interpretazione di Enrico Franchi non traduce Clov in una figura comica bensì umoristica, che mette in luce l’assurdo di tutto il contesto narrativo della vicenda e ci lascia più di una riflessione sulla desolazione dell’esistenza. E tale considerazione vale anche per Flavio De Paola che cerca di non piegare il personaggio di Hamm ad una macchietta fuori contesto.

Un altro punto a favore di questa messa in scena è la grande intuizione di rispolverare un classico dell’assurdo, raramente messo in scena per via della sua astrusità, riscoprendone il messaggio ancora attuale e che, a pensarci, tocca anche corde terribilmente personali, induce a pensare a quanta desolazione c’è oltre le nostre porte, a quanto vuoto proviamo a volte nella nostra vita quando smarriamo i nostri punti di riferimento e restiamo soli col nostro senso di impotenza rispetto al vuoto che abbiamo (creato) intorno.
Il tema dello spettacolo ben si adatta, quindi, anche alla condizione della nostra società. La sofferenza dell’individuo, la perdita di certezze, l’attaccamento ai valori familiari (rappresentati dai due anziani genitori chiusi in bidoni dell’immondizia da cui Hamm non si riesce a liberare) e il clima di desolazione imperante (anche della nostra Cultura), quel vuoto legato agli effetti della crisi economica fanno ancora parte della nostra quotidianità e la dominano creando quel vuoto difficile da colmare.

Ecco quindi che la bellezza di un confronto "audace" con i testi di Beckett come questo, proposto dal Teatro degli Audaci, sta nel evidenziare questo aspetto, sta nel coraggio di riaffermarlo e di rilanciare al contempo un flebile messaggio positivo in tanto buio, quale è la luce che passa dalle finestrelle del bunker, una luce flebile di speranza contro quel Nulla, oltre la porta delle nostre vite.

Info:
FINALE DI PARTITA di Samuel Beckett
TEATRO DEGLI AUDACI
Regia di Leonardo Cinieri Lombroso con Flavio De Paola (Hamm) Enrico Franchi (Clov), Maria Cristina Gionta (Nell), Emiliano Ottaviani (Nagg), Audio e luci: Fabio Massimo Forzato, Scenografia: Antonio Buttari

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