DOPPIO SOGNO@Teatro Quirino: un labirintico delirio ipnotico - Gufetto Magazine

DOPPIO SOGNO@Teatro Quirino: un labirintico delirio ipnotico

Onirico, sfuggente e complicato, DOPPIO SOGNO (eyes wide shut), per la regia di Giancarlo Marinelli, stordisce il Teatro Quirino e resta in scena fino al 19 aprile.

Il testo richiama (e si noti bene il termine “richiama”) il romanzo omonimo di Arthur Schnitzler drammaturgo del primo novecento legato all'allora emergente teoria psicanalitica freudiana di cui fu anche per certi versi un precursore. Ma il testo dell’opera non fu mai messo in scena a teatro e fu invece riadattato da Kubrick nell'ultimo controverso e incompiuto film “Eyes wide shut”.
Lo spettacolo come si diceva, richiama (e solo richiama) il testo originario cogliendo da Schnitzler il tentativo di approfondimento psicoanalitico dell’animo umano nelle sue angosce e perversioni, mentre da Kubrick eredita (oltre il nome dell’attrice Protagonista, Nicole) quell'attenzione un po’ morbosa per le tentazioni sessuali dei due coniugi, mettendo in scena, però, una trama diversa e più complessa rispetto a quella dei suoi illustri predecessori.

Al centro della vicenda non già una coppia alle prese con il disagio legato alla confessione di un desiderato tradimento mai messo in atto, bensì la psiche di uno dei due coniugi alle prese con la perdita di una figlia e, contestualmente, della speranza e della fiducia nell'altro, almeno fino all’epilogo salvifico (un’ottima scelta quest’ultima, un barlume di luce in uno spettacolo pieno di ombre).
Per spiegarci questo percorso tutto terribilmente umano verso la salvezza, il regista Marinelli trascina lo spettatore in una deriva onirica senza soluzione di continuità, terribilmente straniante e labirintica, in cui si mescolano perversioni orgiastiche e bambinesche, il ricordo della figlia malata (elemento non presente nei predecessori) ed una galleria di personaggi variopinti e diversificati. L’intenzione dell’autore, si chiarisce nelle note di regia, è infatti quella di creare un teatro “multiplo” che presenti tanti personaggi, spesso interpretati dagli stessi autori (la protagonista, l’infaticabile Caterina Murino, interpreta ben cinque ruoli!), personaggi che dominano le fantasie del dottor Fridolin, (un tormentato Ruben Rigillo) ma che complicano enormemente lo sviluppo delle vicende sfumando drasticamente i confini tra ciò che è reale e ciò che non lo è affatto. Confondendo ciò che è vero da ciò che è ricostruito e frutto della fantasia, per quasi due ore di spettacolo che lascia frastornati e confusi.

Dare un giudizio su quest’opera non è tuttavia facile. Da un lato c’è forse il tentativo di Marinelli di stuzzicare lo spettatore a seguirlo in questo “iter” psicanalitico involontario, convincendolo a desistere dal cercare un senso in una “novella traumatica” come questa, dove “traumatico” intende proprio la volontà di fondere realtà e fantasia in un unicum dove niente sembra avere una definita logica.
Di contro, però, va rilevato che l’ “iter” narrativo teatrale dovrebbe avere una traccia minima, un sentiero anche solo accennato che permetta allo spettatore quantomeno di raccapezzarsi, di non perdersi in una deriva di richiami sessual-analitici che sono propri di una individualità tormentata e che diventano universali solo se esposti con una logica afferrabile, almeno a tratti. Qui manca, invece, un salvagente reale che permetta allo spettatore di risalire dal profondo abisso onirico in cui si sprofonda, e permetta di saggiare i confini fra realtà e irrealtà.
La paradossalità di alcuni elementi contemporanei, non ultimo dei quali l’ingresso dei buffi Teletubbies di tanto in tanto, lascia esterrefatti e ancora più disorientati, ma fa parte del gioco straniante e in questo vanno letti; non necessariamente, però, accettati.

Vien da chiedersi, a fine spettacolo se, al posto della strada scelta, non sarebbe stato invece preferibile recuperare quell'assunto di base del testo originale, quell'indagine sulle perversioni e tentazioni mancate di una coppia, rileggendone l'attualità, piuttosto che perdersi in ipnotiche visioni stranianti di una realtà volutamente distorta.

Quanto allo spettacolo nel suo insieme, è invece indiscutibile la buona prova attoriale del cast, tutto di alto livello, la cui recitazione, eppure, appare a tratti “affettata” e imbrigliata in una necessità registica di caricare di senso ogni battuta, di enfatizzare ogni emozione, quasi si dovesse trovare in essa un barlume di verità non richiesta.
La migliore performance, ad avviso di chi scrive, è quella di Ivana Monti sempre vibrante, autentica e piena di intensità, quasi un faro nella nebbia onirica in cui si sprofonda mentre i protagonisti e i comprimari, dovendosi dividere fra più personaggi, rivestono ruoli così sfuggenti da lasciare di sé un ricordo impalpabile.
Assolutamente da premiare invece, i costumi (tra il seducente e il retrò di Adelia Apostolico, e le curatissime scenografie di Andrea Bianchi, che rapidamente seguono l’iter onirico e ipnotico del protagonista, trascinandoci in scenari ogni volta diversi. Questi, uniti alle luci spesso basse e dai colori freddi, contribuiscono a rendere lo scenario il più possibile metafisico e sfuggente, concordemente all'impianto registico scelto.

In tutto questo delirio onirico, risuona infine, ammiccante, quella “Baby did a bad thing” di Chris Isaak, già usata nella colonna sonora del Kubrickiano “Eyes Wide Shut” ma qui forse risulta fuori fuoco rispetto ad una storia dove ad emergere è più lo smarrimento desolato di fronte ad una perdita di speranza, piuttosto che lo sfaldamento psicologico di un matrimonio dalla profonda ambivalenza sessuale, emblema, come fu, della perdita di certezze decadentiste della società borghese e, sicuramente, ancora profondamente attuali.

Info: 7/19 aprile
Compagnia Molière
con il patrocinio della REGIONE VENETO
DOPPIO SOGNO -(eyes wide shut)
di Giancarlo Marinelli
tratto dall’omonimo racconto di Arthur Schnitzler

con Andrea Cavatorta Francesco Maria Cordella
Serena Marinelli Simone Vaio Carlotta Maria Rondana
Daniel Fridolin Ruben Rigillo
Nicole Fridolin Caterina Murino
Consigliere Bohm Andrea Cavatorta
Gibiser Francesco Maria Cordella

scene Andrea Bianchi
costumi Adelia Apostolico
musiche Roberto Fia
light designer Mirko Oteri
regia Giancarlo Marinelli

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