RIII Riccardo III@Teatro Strehler Milano - Gufetto Magazine

RIII Riccardo III@Teatro Strehler Milano

 

Opera molto impegnativa con cui William Shakespeare (Stratford-upon-Avon 1564 - 1616) conclude la tetralogia che racconta un periodo drammatico della storia inglese (dalla guerra tra i Lancaster e gli York, Guerra delle due rose, fino all’ascesa dei Tudor), 'Riccardo III’ (in scena al Piccolo Teatro Strehler fino al 23 marzo 2014) parla delle ‘gesta’ del sanguinario re di York fino alla battaglia finale.

Prescindendo dalla verità storica su tale personaggio che la critica contemporanea non ritiene peggiore di altri sovrani inglesi per crudeltà e ingiustizia, non bisogna dimenticare che il drammaturgo inglese, che gravita intorno alla corte di Elisabetta I (discendente di Enrico VII, conte lancasteriano di Richmond, il quale, sconfiggendo Riccardo III, dà inizio ai Tudor) racconta la versione dalla parte dei vincitori Tudor-Lancaster: naturalmente i nemici sono tratteggiati nel modo peggiore.

Riccardo III viene così dipinto in maniera estremamente negativa accentuata nella messa in scena di Alessandro Gassmann, regista al primo incontro con Shakespeare (anche in virtù del ricordo-remora della grande interpretazione del padre in tale ruolo con la regia di Ronconi nel 1968), che come attore alto e slanciato spicca sugli altri a simbolo di perversità somma sottolineata da piccoli particolari quali il sorridere falsamente digrignando i denti come un cane, lui “ nato con i denti per mordere il mondo”.

In un ambiente tetro, una reggia dall’aura cupamente ecclesiale, separato dalla platea da tre archi a sesto acuto con colonnine spezzate, si svolge la scalata al potere di un Riccardo distorto nel corpo e molto più nell’animo malvagio guidato da una diabolicamente vivace intelligenza e pronto a spezzare tutte che vite che lo ostacolano a cominciare dai fratelli e loro discendenti per arrivare ai fidi collaboratori ritrovandosi infine nella più terribile solitudine e angoscia sottolineate dalla presa di coscienza del suo fido killer Tyrrel (molto bravo Manrico Gammarota)che gli ricorda come sia lui stesso la causa dell’attuale desolazione.

E intorno ruotano figure maschili e femminili (queste ultime più positive delle prime) pronte a colludere con il diavolo volubile e capriccioso pur di non perdere il potere o vittime della sua crudeltà e armate solo di terribili anatemi che la ruota della vita vedrà realizzarsi.

Una versione moderna a metà tra teatro e cinema adatta a mediare il testo anche alle giovani generazioni sia con un linguaggio attuale e scorrevole, eppure legato alla tradizione, opera dello scrittore veneto Vitaliano Trevisan che ha ridotto la quarantina di personaggi dell’originale in una decina di attori - tutti molto bravi (coinvolti in una sorta di coralità rispetto all’originale che privilegia monologhi introspettivi del protagonista) e attenti a seguire la precisa regia di Gassmann - sia con gli abiti alcuni dei quali decisamente moderni come la palandrana militar-nazista del re che anche per il viso truccato ricorda l’espressionismo di Grosz.

Una brama di potere che può essere letta in chiave attuale come metafora di chi pur di accumulare privilegi di ogni genere non esita a mostrarsi falso, cattivo e spietato verso chiunque.

 

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