La vita distratta@Teatro Officina Milano - Gufetto Magazine

La vita distratta@Teatro Officina Milano

Il Teatro Officina è una piccola e vivace realtà che nel 2013 ha festeggiato quarant’anni di attività e di cui è giusto e necessario ricordare la lunga e impegnata attività portata avanti con coraggiosa determinazione non dimenticando mai l’aspetto sociale che ha assunto nel corso dei decenni infinite sfaccettature.

Nasce nel 1973 (anni in cui sboccia il ‘decentramento culturale’ e sorgono teatri nelle periferie grazie anche alla spinta non solo spirituale di Paolo Grassi) in Viale Monza 140 (attuale sede dello Zelig), nel quartiere Gorla, per opera di un gruppo formato da insegnanti, studenti e operai che convertono una balera in un teatro di sperimentazione in cui convergono compagnie sperimentali, le prime Cooperative Teatrali, i Canzonieri di cultura popolare e si organizzano cineforum, corsi di musica…

Dal 1976 diviene direttore artistico Massimo de Vita (insieme a Dario Fo aveva fondato la Cooperativa Nuova Scena) che inaugura la produzione di spettacoli.

In seguito a un incendio il Teatro si sposta nell’attuale sede di via S. Elembardo 2 in un padiglione (nato come spazio per le cucitrici) posto in un cortile di un complesso di case popolari (edificate nel 1939 a opera della Fondazione Crespi Morbio per le famiglie con più di cinque figli: una sorta di ghetto in cui la vita non era facile) e sotto la spinta del poliedrico Antonio Bozzetti negli anni ’80 (quelli della “Milano da bere”) e ’90 prosegue un’alacre attività aprendosi anche alla narrazione popolare e negli anni 2000 alle problematiche degli stranieri e all’interculturalità, continuando dal 1978 a formare adulti e giovani nell’arte della recitazione.

Un pedigree ineccepibile che, se non gli ha fatto spiccare voli, ha lasciato intatto il continuo entusiasmo di trasformare infinite solitudini in comunità ricche di calore.

 

Nell’ambito della stagione 2013/2014, dal titolo Io sono gli altri, Memorie teatrali di amicizia, sofferenza e ospitalità, tra le infinite corde toccate rientra l’intrigante spettacolo La vita distratta (in prima nazionale dal 20 al 23 febbraio) - tratto dal testo di Marco Venturino, primario di anestesia presso un Ospedale milanese, che racconta con toni di acuta sagacia le debolezze di un mondo che, tradendo l’altissimo compito cui è destinato, spesso cade nel vortice di superficialità, qualunquismo, opportunismo e di un carrierismo becero e meschino.

 

E infatti il protagonista, il professor Venturi, ormai preso dagli infiniti impegni della sua carriera quasi dimentica i fondamenti del proprio mestiere di anestesista e, ritrovandosi per necessità in sala operatoria commette un banale errore, fatale per il paziente e per la propria vita che giunge a un punto di svolta in cui tutti i nodi vengono al pettine.

Veramente bravo l’attore che riesce a rendere con efficace credibilità le infinite sfaccettature di una débacle professionale e personale: capro espiatorio di una società superficiale, legata all’effimero e all’apparire e moralmente corrotta la cui insignificante vuotaggine resta il lato più fortemente stigmatizzato dall’autore e dalla regia.

Un teatro e un gruppo che meritano grande rispetto e attenzione.

 

 

 

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