La Vedova allegra@Teatro San Babila Milano - Gufetto Magazine

La Vedova allegra@Teatro San Babila Milano

Al Teatro San Babila di Milano grazie alla perspicace lungimiranza del Direttore, Gennaro D’Avanzo, è iniziata la 3ª Stagione di opere e operette con una delle più note e amate, anzi il classico del genere La Vedova allegra (1905) di Franz Lèhar.

L’operetta nasce a metà del XIX secolo in Francia dove all’epoca predomina l’opera comica che ha assunto anche sfumature tragiche: Jacques Offenbach inizia a scrivere opere spensierate in cui danze si sposano con parti cantate e momenti recitati, il tutto connotato da vivacità musicale e teatrale.

La trama - ambientata a Parigi - sposa un evento privato, la storia di Hanna Glavary, originaria dal piccolo Stato di Pontevedro e vedova del ricchissimo banchiere di corte, alla situazione politico-economica dello Staterello sostenuta esclusivamente dalla presenza nelle sue casse del ricco patrimonio lasciato in dote dal marito ad Hanna: se costei sposerà uno straniero (parigino o altro), bancarotta assicurata.

Ecco allora durante una festa all’ambasciata le mene dell’ambasciatore Zeta coadiuvato da Njegus, fido cancelliere - personaggio focale dell’operetta con il suo sembrare sempliciotto essendo in realtà il vero deus ex machina della situazione (interpretato da un inossidabile e divertentissimo Enrico Beruschi) - per farla sposare a un Pontevedrino senza accorgersi, invece, che la propria giovane e ‘fedele’ moglie Valencienne gioca a rimpiattino con il galante diplomatico francese Camille de Rossillon. La soluzione sbocciata durante una festa in casa della ricca Vedova allegra’ starà in un vecchia fiamma di Hanna rifiutata a suo tempo dai parenti dell’amato in quanto non ricca.

Uno spaccato della società borghese dei tempi di Lèhar ritratta dal compositore tedesco con ironia fredda che la regia di Andrea Binetti (anche convincente Conte Danilo, sfaticato segretario d’Ambasciata, molto impegnato con le grisette di Chez Maxim's) ha trasformato in calda e mediterranea senza alcun eccesso o sbavatura.

Un momento di piacevole serenità godendo di musica dal vivo e melodie ormai entrate nell’immaginario degli amanti del genere, senza perdere di vista problemi e valori filtrati da buonumore e fine ironia con al centro il fil rouge della femminilità nelle sue diverse sfaccettature.

Un’operetta che vale la pena non perdere e che rappresenta un ottimo incipit  per una stagione che fa sperare successi e sano divertimento.

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