La scuola@Teatro Parenti Milano - Gufetto Magazine

La scuola@Teatro Parenti Milano

Uno spettacolo senza dubbio esilarante che con ironia elegante mette alla berlina il mondo scolastico costituito da allievi vivi e presenti nei registri e sulla bocca dei vari insegnanti che campano di questo pane poco remunerativo dal punto di vista economico e molto gratificante moralmente quando si vedano sbocciare fiori multicolori da semi apparentemente sterili in edifici scolastici più tendenti allo sfascio che alla godibilità estetica e al rasserenare gli spiriti.

Nella gerarchia dell’istruzione mancano riferimenti che vadano oltre a quello del Preside (cui nel tempo è stato variato il nome senza mutarne la sostanza anzi aumentandogli i compiti meramente amministrativi che ne limitano il coinvolgimento nel campo della didattica con il risultato che guida e controlli in questo settore sono praticamente azzerati) per cui le Istituzioni spesso statiche e timorose di novità non sono chiamate in causa pur essendo tra le sorgenti di tanto immobilismo e degrado.

D’altra parte l’autore, Domenico Starnone, è un professore di origine napoletana che ha insegnato a lungo Lettere e ha raccontato la propria esperienza in un Istituto Tecnico di Roma attraverso scritti e poi libri da cui sono stati tratti lavori teatrali trasformati in film e di nuovo in pièce.

 

Nel lungo iter d’innegabili successi (anche perché l’argomento è universale toccando tutti, grandi e piccoli, con esiti e passioni alterne a volte conflittuali e negative) sono variati interessi, passioni, coinvolgimenti politici… aspetti formali di un mondo costituito da persone che - non selezionate adeguatamente per ricoprire al meglio l’arduo e imprescindibile compito formativo disconosciuto dalla società e dalle famiglie che a volte si arrogano il diritto di volerlo gestire e guidare - spesso tirano malamente la carretta in attesa del magro compenso mensile (tanto che professionisti di vari settori, come il superficiale e farfallone ingegnere della pièce, ne fanno un secondo lavoro utile a coprire le spese spicciole), ma non è mutata la sostanza di un’istruzione che al passo con i tempi ha finito con l’indulgere maggiormente alle promozioni facili senza considerare il grave torto che queste sono nei confronti dei giovani i quali avendo compiuto il proprio dovere si trovano con gli stessi voti dei nullafacenti. 

 

Ed è proprio la quotidianità a trionfare nello spettacolo La scuola, ripreso dopo oltre 20 anni con i giusti adattamenti relativi alle variazioni di costume e con alcuni attori diventati icone di questo mondo come Silvio Orlando, eccellente nell’impersonare la figura di un docente idealista pronto a travalicare il suo compito professionale diventando uno psicologo che nello sforzo giusto e sacrosanto di comprendere e giustificare finisce con l’immedesimarsi nell’alunno più difficile e problematico imitandone alla perfezione gli atteggiamenti come quello della ‘mosca’, senza tuttavia guidarlo a una comprensione del rispetto di sé e dell’altro. Docente ingenuo tanto con i propri allievi quanto nella vita privata che trasporta in un fatiscente edificio dove trionfano pettegolezzo e ignoranza.

 

Un mondo di contrasti tra gli insegnanti spesso rivelati con sfumature diverse agli allievi che abili giudici giocano le proprie carte a vantaggio dei loro ‘interessi’ momentanei e a svantaggio della cultura di una società che scivola così sulle sdrucciolevoli pareti della voragine di un’ignoranza purtroppo in progress.

 

Una palestra trasformata in sala insegnanti con un ‘pavimento da salvaguardare’, unico interesse di un preside pusillanime, ignorante, ciarlone e incapace di garantire la regolarità di uno scrutinio che diventa una farsa della cultura.

 

Il regista Daniele Lucchetti, abile nel mantenere il senso della misura anche nelle situazioni più surreali e paradossali, guida con arguta intelligenza un cast di attori di grande professionalità tutti validissimi nel caratterizzare con divertente garbo personaggi spassosi di un mondo specchio di una società che, venuti meno valori e remore morali, non ha il rispetto di sé e merita di essere irrisa in modo così divertente, se non esilarante.

Se la piramide scolastica riuscisse a leggere con perspicace attenzione tra le righe di questo spettacolo godibile a tutte le età, forse correrebbe ai ripari.

 

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