Chisciottimisti@Teatro Menotti Milano - Gufetto Magazine

Chisciottimisti@Teatro Menotti Milano

 

Si possono condividere o meno pensiero politico o iniziative di Erri De Luca, ma occorre riconoscergli una grande coerenza nell’agire, tanto più encomiabile se si pensa a quanti dopo aver combattuto per le stesse cause invecchiando si sono accomodati sulle comode poltrone di chi combattevano.

Il primo Chisciottimista è, quindi, proprio lui e se il capolavoro di Cervantes (i cui passi Erri legge con una partecipazione e una passione che emozionano) è tra le sue letture più amate non è un caso: a distanza di secoli i due ‘eroi’ si rassomigliano e l’autore spagnolo dovrebbe essere grato al collega napoletano che ha saputo estrarre dalle pagine di Don Chisciotte, evidenziandola, la forza dell’ottimismo che rende il nostro ‘eroe’ attuale (e positivo), unico antidoto ai sempre dominanti sanchopancisti, la cosiddetta ‘maggioranza silenziosa’ apparentemente saggia ed equilibrata, in realtà rinunciataria.

Probabilmente senza i chisciottimisti l’uomo sarebbe ancora nella preistoria. Se i Cristiani non fossero stati tali - come ha fatto rilevare lo scrittore in uno dei suoi interventi - non avrebbero posto il cuore della Chiesa a Roma, crocevia di tutte le religioni politeiste e tollerante verso le fedi di ogni popolazione meno che verso la cristiana, anche perché l’unica rivoluzionaria nei riguardi della struttura sociale esistente e di uno dei suoi punti di forza: lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Che poi quando sono divenuti maggioranza i Cristiani spesso si siano comportati come alcuni dei compagni delle lotte giovanili di Erri è un altro discorso, ma in fondo è il destino di ogni rivoluzione: inizia con i chisciottimisti e finisce con i sanchopancisti.

È una delle tante riflessioni che suscita Chisciottimisti,il recente spettacolo realizzato da Erri De Luca dieci anni dopo il grande successo (in Italia e all’estero) di Chisciotte e gli invincibili che nasceva da una poesia di Nazim Hikmet il quale definisce il cavaliere della Mancia un invincibile.

L’intuizione di De Luca è stata quella di rovesciare il concetto di ‘invincibile’: non è tale chi vince sempre in virtù dei suoi maggiori mezzi fisici, economici, militari, di potere…, ma chi sconfitto si rialza per tornare sempre a combattere per valori assoluti come giustizia, libertà, eguaglianza…

Chisciottimista è chi combatte per gli altri anche quando questi non glielo chiedono o non lo capiscono come nel bel brano - letto da De Luca - relativo all’intervento di Chisciotte contro i ‘pupazzi potenti’ che tiranneggiavano quelli ‘succubi’.

Quest’ultima fatica dello scrittore napoletano - nuovamente coadiuvato dallo straordinario clarinettista umbro Gabriele Mirabassi e dal cantautore e poeta piemontese Gianmaria Testa che con la sua chitarra ha regalato momenti di grande musica e poesia facendo a volte venire in mente (forse un po’ troppo) le ballate di Fabrizio De André - dimostra che per fare Teatro, conquistare il pubblico, interessarlo e tenerne tesa l’attenzione non servono le grandi scenografie (i tre protagonisti sono seduti intorno a un vecchio tavolo da cucina con tre bicchieri, una bottiglia di vino rosso, pane e formaggio, cioè un semplice, povero pasto quotidiano) o i mezzucci della comicità di quart’ordine, ma sono sufficienti idee e cultura.

Chisciottimisti è, infatti, uno spettacolo, oltre che di idee, colto - mai noioso e in cui a volte si ride (anche se in modo intelligente) - per le molte belle citazioni di poeti che viene la curiosità di conoscere.

Grazie Erri di aver dato l’opportunità a tanti giovani che gremivano la sala di riflettere sulla necessità di impegnarsi, di essere ottimisti e di non arrendersi di fronte agli insuccessi e a chi, anno più o anno meno, ha la tua età e ha vissuto in quest’ultimo cinquantennio quella di guardarsi dentro. Esercizio difficile, ma che fa bene.

 

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