Gufetto Magazine

Taddrarite@Fringe Festival – Donne fuori dall’ombra

Taddrarite, ultimo dei quattro semini finalisti del Fringe Festival, è un’opera tragicomica e intelligente, che racconta la vita di tre sorelle siciliane alle prese con il funerale del marito di una di loro e, soprattutto, con il proprio personale rapporto con gli uomini. Nella notte di veglia della bara, le tre condividono diverse confessioni amare sulla propria vita matrimoniale e sul proprio rapporto coi figli, condite da elementi comici e spunti di riflessione sociale sul ruolo della donna nella cultura siciliana, ma non solo in quella.

Taddrarite, che vince il Fringe Festival 2014 fra gli applausi giustamente tributatigli, è un’opera di ironica analisi sociale: le tre sorelle vogliono incarnare quelle donne ancora vittime di una società siciliana (ma per estensione, nazionale) arretrata, maschilista e un po’ brutale che le relega ad un ruolo marginale e azzittito (“siamo donne nell’ombra” e “più nere del nero di seppia”). Una delle tre ha perso il marito ma non ne è affatto dispiaciuta,la maggiore è rassegnata a dividere il marito con un’altra, la terza preferisce farsi viziare e vivere nel lusso pur di dimenticare le botte subite. A loro modo le tre vivono in una società piena di chiacchiericci dove occorre salvare le apparenze, far finta di niente, dimostrarsi sempre superiori o mascherare l’infelicità e la solitudine, oltre ai soprusi compiuti dal maschio padre-padrone, autoritario ma anche molto, molto ingenuo.

L’opera, nonostante i diversi e spassosissimi spunti comici cui si presta, rientra nel più ampio genere di piéce che in qualche modo denuncia e condanna la piaga della violenza sulle donne, ma a differenza di molte di queste in “Taddrarite” le donne pur restando “vittima”, non rinunciano ad un personale atto di rivincita contro l’uomo violento, sopraffattore o dimèntico di loro. E soprattutto il tema della violenza sulla donna non è l’unico argomento: la rappresentazione non ruota soltanto intorno al male subito, quanto piuttosto intorno al rapporto uomo-donna, al tema della dignità negata, e sugli altrettanto difficili rapporti con sorelle e figli. La bara dell’uomo morto, e lo scarso rispetto che la vedova dimostra nei suoi confronti è proprio l’emblema di una donna arrivata al punto di svolta, pronta a fregarsene delle apparenze che la vorrebbero in lacrime e disperata. Durante la notte, tutte e tre si confideranno debolezze e cercheranno spunti di rivalsa, trovandole in primis nell’affetto filiale (superiore a tutto, anche ai soprusi) e di riflesso, nel conforto reciproco e collaborativo fra sorelle.
Un testo davvero divertente e intelligente quello di Luana Rondinelli (che interpreta una delle due sorelle) che però finalmente ci disegna ritratti di donna non del tutto sconfitte, ma combattive, in un certo senso sprezzanti (almeno una su tre) o comunque convinte che nella solidarietà femminile ci sia la chiave della rivalsa anche in una società rappresentata come retrograda.

“Taddrarite”ha dunque sorpreso il pubblico del Fringe anche per due grandi pregi: innanzitutto l’uso del dialetto che conferisce un certo realismo “mistico” e tutto paesano, un punto di forza sicuro a cui affidare la battuta comica. In secondo luogo, è da lodare la bella prova recitativa delle tre attrici tra le quali c’è una buona intesa, non c’è sopraffazione recitativa quanto piuttosto un buon coordinamento ed una sincronia nei passaggi comici (grazie ad una attenta regia), mentre i momenti riflessivi sono affidati a monologhi cui la regia conferisce uguale dignità. Divertenti gli scambi fra le tre sorelle, veloci e spesso all’unisono nelle scene corali: la recitazione poi è sempre attenta a dosare bene le pause.

Spicca fra le tre, Claudia Gusmano, che vincerà il premio Fringe per la migliore attrice: pur essendo piccola e fragile nella figura, lontana dall’archetipo di donna siciliana imponente e formosa, è lei l’incarnazione della rivalsa: l’impostazione tutta sarcastica della sua recitazione, l’inserimento di grida e balli liberatori e l’aria un po’ sprezzante sono l’elemento straniante e di forza di tutta l’opera: è lei quella che grida, che non maschera il dolore e che mette in bella mostra il proprio cinismo, senza sentirsi minimamente in colpa. Un piglio tutto siciliano che ha conquistato il pubblico del Fringe e speriamo di tanti altri palchi, sempre più prestigiosi, magari dello stesso Fringe di Orlando cui lo spettacolo parteciperà in rappresentanza italiana.

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