Gufetto Magazine

NO@Fringe Festival – la fustigazione dei divieti

“No” va in scena al Fringe Festival 2014 con un grande successo di pubblico ed una missione: farci aprire gli occhi su quanti divieti, limitazioni e costrizioni siamo costretti a sopportare fin da piccoli, e come esse permeino il nostro vissuto quotidiano, fino a soffocarlo.

Il Collettivo Controcanto, che mette in scena questa “Giostra dei limiti imposti” crea numerosi sketch durante i quali si inscenano battaglie, combattimenti verbali, sessioni d’esame fittizie, scenette familiari, ipotetiche confessioni fra amici in palestra e ring di combattimento in cui si evidenziano, fino all'esasperazione, tutte quelle espressioni che cominciano con “Non…” e che sono divieti classici imposti dalla nostra società, dalla nostra famiglia, dai nostri amici.
Può trattarsi di raccomandazioni, divieti, obblighi o semplicemente consigli, eppure la parola “No” e la limitazione conseguente è la costante di numerosi momenti della nostra vita, emerge involontariamente negli altri e limita spesso il nostro agire, soprattutto se corre sulle labbra di qualcun altro che ci giudica, ci consiglia, ci comanda.

L’originalità del tema, lontano dalla performance teatrale classica, sta nella mise en scéne che vede i 6 uomini e una donna del Collettivo vestiti con abiti colorati e sportivi, quasi si preparassero per una corsa, e tutti hanno con sé una corda che si presta a molteplici utilizzi: può fungere da parete di un ring o come elemento di una piramide umana, può servire da arma impropria o rappresentare un fucile.
La corda è l’emblema del divieto: spesso gli attori la utilizzano per legarsi fra loro, come a significare che in fondo, è la società ad usare le limitazioni come regole di convivenza per tenerci tutti insieme. Ma ogni volta che il Collettivo cerca di unirsi stabilmente , ecco che i legami si spezzano, e qualcuno a quei continui “no” alla fine si ribella.

Davvero un bel messaggio quello rappresentato dal Collettivo che ha dato prova di una spiccata originalità visiva (performance di grande fisicità- salti e combattimenti in gran quantità-) ed espressiva ossessivamente appuntata sulla parola “No”. Divertenti e sorprendenti i “match” in cui gli attori si sfidano a trovare il divieto “vero” più assurdo nel mondo: il pubblico viene così a sapere che in certi stati americani non si può farneticare coi porcospini, o non ci si può baciare in pubblico, o non si può tenere in tasca un tot di dollari.

Ma i divieti assurdi esistono anche in Europa ed in Italia e più lo spettacolo li mette in luce, più ci accorgiamo che i limiti piccoli e grandi, assurdi o coerenti che siano, frutto o meno di consigli e raccomandazioni bonarie ci tengono per tutta la vita “sulla corda”, costringendoci a saltare ossessivamente e ritmicamente fra un obbligo e l’altro, mentre la corda conferisce il ritmo ai nostri salti in un saliscendi di emozioni contrastanti dentro di noi: dalla sudditanza benevola al “No”, alla sua accettazione sconsolata, dalla rassegnazione forzata fino alla ribellione contro un mondo fatto di regole spesso davvero senza senso.

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