IL CASTELLO DI K@Fringe Festival 2014: Kafka in noir - Gufetto Magazine

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IL CASTELLO DI K@Fringe Festival 2014: Kafka in noir

Una piacevole serata di inizio estate e il suggestivo scenario di Villa Mercede fanno da cornice a  "Il castello di K presentato ieri dalla Compagnia dei Masnadieri, per la regia di Jacopo Bezzi: tornerà in scena al Fringe Festival il 10 e il 12 giugno.

L'adattamento di Massimo Roberto Beato (autore e protagonista) riduce l'intreccio del romanzo di Kafka a uno spettacolo breve (circa un'ora), ma efficace per la forza della rappresentazione. L'enfasi espressiva in senso gotico, data da alcuni elementi come il trucco e le musiche, genera un interessante contrasto con l'impersonalità del meccanismo burocratico nel quale K. è coinvolto.
La locanda dove si svolge l'intera rappresentazione, uno spazio definito da pochi elementi scenografici (un tavolo, due sedie, un pagliericcio), rivela da subito la presenza di un mistero che l'arrivo del protagonista promette di scoprire. Una struttura narrativa che avvicina il testo al noir più che all'oggettività del racconto kafkiano.

Lo spettatore è coinvolto nel processo di ricostruzione del senso tentato da K., ma avvertito del probabile insuccesso da alcuni riusciti inserti meta-teatrali. Le marionette, per esempio, che dovrebbero assistere il protagonista nel lavoro di agrimensura, o le maschere che inscenano una surreale danza meccanica mentre preparano la corrispondenza del sindaco.
La ricchezza quasi cinematografica di effetti sonori, costumi e immagini dal forte impatto visivo si armonizza però difficilmente con una recitazione impostata su uno stile medio accademico. Bravi nel mantenere il ritmo del racconto, come nella gestione dello spazio scenico, gli attori non ottengono un'uguale coerenza nel tono e nell'espressività.
La varietà e originalità dell'invenzione teatrale meriterebbe una cura maggiore nell'interpretazione, ma lo spettacolo resta una notevole rielaborazione del testo kafkiano.

Interessante, da vedere.

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