Gufetto Magazine

GROPPI D'AMORE NELLA SCURAGLIA@Fringe Festival: l'irresistibile ingenuità popolare

Ha stregato il pubblico del Roma Fringe Festival Groppi d’amore nella Scuraglia”, il testo di Tiziano Scarpa, messo in scena da Silvio Barbiero per la regia di Marco Caldiron e giunto fra i seminfinalisti della terza settimana della Rassegna di teatro indipendente ospitato a Villa Mercede.

Silvio Barbiero veste i panni di un uomo di paese, uno di quelli semplici, che vive di piccole cose (la sua gente, il suo grande amore, il lavoro); il suo paese sta per appoggiare la creazione di una mega discarica e l’allegria giocosa della dimensione popolare verrà sopraffatta dall'affarismo meschino e senza scrupoli del "Guberno", che rovinerà l’armonia e logorerà per sempre i rapporti d’amore tra il protagonista e la sua gente con la propria terra.

Il racconto è tragicomico, a tratti commovente, in parte per la bravura di Barbiero, espressivo, pregante, dalla recitazione precisa e mai monocorde, perfettamente in grado di interpretare più personaggi del Paese con raffinatezza. Dagli occhi spiritati e dal parlato trascinante, Barbiero ci regala un’interpretazione del brano unica e spassosa. Ci guida per mano in una dimensione ingenua quanto può essere quella popolare, dove l’amore si fa rigorosamente al buio (nella scuraglia) e duranti interminabili “notti nottose” dove all'amore si accompagnano mille pensieri. Perfetto Barbiero si presenta nei dialoghi con Dio, un Dio che non risponde, a cui ci si appella non per chiedere qualcosa ma per domandare il perché di certi avvenimenti.

In bilico fra commedia e dramma sociale, “Groppi d’amore nella Scuraglia” ha una carta vincente: il testo recitato in un dialetto immaginario, che sembra ispirarsi a più dialetti del Sud ed è comprensibile da chiunque per assonanza di parole e significato. E sta proprio qui la forza di quest’opera che gode di una regia minima ma presente, di buone musiche (di Sergio Marchesini e Debora Petrina) e soprattutto di un testo difficile da capire, doloroso nei suoi aspetti più moderni, paradossale nelle sue trovate comiche a volte quasi ataviche (l’accoppiamento fra Uomo e Asino rimanda a Luciano di Samosata) oppure pseudo romantiche e vagamente erotiche (indimenticabili i tentativi di corteggiamento con “Serrocchia”, la fidanzata del protagonista).

Un mix di suggestioni dove prevale l’elemento popolare, l’ingenuità della gente di borgo che guarda alla modernità con diffidenza e insieme speranza, gente che viene sommersa dai rifiuti e rischia di sparire o di andar via, oppure non si rifiuta di fuggire(come la vecchietta del paese) e guarda a quella “Croce davanti all'immondizia” cercando un dialogo con Dio sul perché dell’esistenza e di quei fatti ineluttabili che ci cambiano per sempre.

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