I giovani di Puglia contro lo spreco alimentare - Gufetto Magazine

I giovani di Puglia contro lo spreco alimentare

Nella dicotomica società contemporanea emergono due problematiche apparentemente opposte, peraltro espressione di una stessa realtà: la fame nel mondo e lo spreco alimentare.

In effetti non vi è nessun Paese, nemmeno nel gruppo dei G8, in cui non vi siano sacche più o meno estese di povertà, se non di miseria, per cui lo spreco alimentare (che ha raggiunto valori rilevanti) è un insulto anche all’interno di questi Stati.

La cultura dell’opulenza (la stessa che ha fatto divenire l’obesità ‘piaga sociale’ avendone provocato una ‘massiccia’ diffusione anche a livello infantile) ha creato quella dello spreco: come si buttano via gli abiti non appena la ‘Moda’ li dichiara superati, così si distruggono tonnellate di prodotti alimentari solo perché a volte non corrispondono a canoni estetici creati dal marketing o perché rivelatisi superflui sono dimenticati sugli scaffali della dispensa facendoli scadere.

Secondo un rapporto della FAO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) ogni anno nel mondo sono buttati via 1,3 miliardi di tonnellate di avanzi, cioè un terzo di tutto il cibo prodotto, quantitativo sufficiente a nutrire circa un miliardo di persone che soffrono la fame. L’equivalente in dollari di questo spreco è di quasi 680 miliardi nei Paesi industrializzati e 310 in quelli in via di sviluppo.

Senza considerare le rilevanti conseguenze in termini ambientali - peraltro diverse da prodotto a prodotto - come ha evidenziato il recente rapporto Food Wastage Footprint: Impacts on Natural Resources, il primo studio che analizza le conseguenze dello spreco alimentare su clima, risorse idriche e utilizzo del territorio.

Un esempio tratto dal rapporto rende evidenti i termini del problema: lo spreco di 1 kg di carne ‘costa’ all’ambiente in termini di quantità di gas serra e di azoto 10 volte quelli richiesti da 1 kg di pasta, mentre l’acqua utilizzata invano per creare quel kg di carne è di 594 litri contro i 15 litri necessari per lo stesso quantitativo di pasta. I cereali però rappresentano il 35% della massa di cibo sprecato mentre la carne, alimento più pregiato, solo il 12%: l’impatto è comunque sempre elevato.

Lo spreco alimentare è quindi un problema di estrema gravità non solo sui piani dell’etica e di un equo utilizzo delle risorse, ma concerne anche il futuro stesso del nostro pianeta: è logico che se ne parli sempre più spesso, molto meno che non si agisca molto per trovare e attivare soluzioni.

Essendo anche un problema di coscienza individuale e di educazione la sensibilizzazione dovrebbe iniziare dalle scuole e dai giovani: in realtà ben poco si fa al riguardo. È stata quindi una piacevole sorpresa (e merita la divulgazione) aver appreso che gli studenti dell’Istituto Galilei-Costa di Lecce nell’ambito del loro progetto Dieta Med Italiana hanno voluto fornire un personalissimo contributo a questa battaglia creando uno slogan con un sottotitolo e un poster. Lo slogan è: Uno spreco al giorno leva il pianeta di torno, il sottotitolo… perché spreco non fa rima con eco, mentre il poster raffigura la Terra morsa a metà come una mela.

Non si può non auspicare che l’esempio dei giovani salentini sia seguito da molti (e non solo giovani) in modo da creare quel movimento d’opinione che solo può far uscire questi temi dal chiuso dei convegni costringendo politici e amministratori (a livello internazionale) a studiare misure adatte prima che sia troppo tardi.

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