PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI: Massimo Carlotto legge ‘La via del pepe’ - Gufetto Magazine

PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI: Massimo Carlotto legge ‘La via del pepe’

Nel fitto programma di eventi che si sono svolti al Palazzo dei Congressi nei sette giorni di Più libri più liberi, la sala Diamante ha ospitato, nel tardo pomeriggio di sabato 6 dicembre, la lettura integrale dell’ultimo lavoro di Massimo Carlotto, "La via del pepe", tenuta dall’autore sulle note di Maurizio Camardi e Mauro Palmas.

Nonostante l’illuminazione a giorno della sala che non rendeva giustizia alle bellissime illustrazioni di Alessandro Sanna proiettate sullo schermo, il suono dei fiati e del liuto cantabile hanno saputo creare la giusta atmosfera, che banalmente diremmo di addii e di terre lontane, se non fosse che la Finta fiaba africana per europei benpensanti, come recita il sottotitolo, ci riporta sì al nostro suggestivo mar Mediterraneo, ma per raccontare dei profughi che muoiono annegati a migliaia nelle sue acque, tentando di sbarcare sulle nostre rive, quelle di Lampedusa.

Massimo Carlotto, tra le punte di diamante delle Edizioni e/o, veste i panni del grande vecchio che incanta l’uditorio raccontando una storia in cui l’immaginazione si mescola alla realtà per darne una spiegazione plausibile, come ogni leggenda che si rispetti. Ascoltando di Amal che sul peschereccio Feruz stringe in pugno cinque grani di pepe per tenere lontana la Morte degli annegati, troviamo risposte e un’aspra denuncia dell’uomo bianco. O meglio, troviamo risposte che conducono inevitabilmente alle responsabilità storiche dell’uomo bianco il quale, impazzito dopo aver assaggiato il pepe, «decise di divorare il mondo, di tradire il fratello». Cosa spinge milioni di persone a intraprendere viaggi lunghi e incerti verso mete ignote, al costo di schiavitù e denaro? Qual è il meccanismo atavico o il peccato primigenio che spinge gli uomini a migrare «con il passo incerto della fame, della stanchezza e della paura, non con quello maestoso e fiero del carovaniere», da millenni e ancora oggi? «La legge della settima via del pepe afferma che un uomo può decidere dove vivere, mettere radici, crescere i figli, e niente e nessuno può impedirglielo. Tantomeno la Morte, se il viaggio serve a riparare un torto. E Amal di torti ne ha subiti molti».

La dolce malinconia o i ritmi delle note mediterranee, l’accento maturo, severo e vagamente nordico dell’autore, gli splendidi acquerelli, la voce fuori campo del vecchio nonno di Amal, il foggara Boubacar Dembélé, tutto partecipa delle parole di una favola moderna che riesce a vestire di magia e d’incanto un quotidiano dramma sociale e le sue radici storiche, che tiene insieme la bellezza delle immagini e della musica con l’orrore cinico e talvolta sadico della morte. Con un triste lieto fine.

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